Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: IL SOLE di Alexander Sokurov (domenica 8 luglio 2012)

Il sole, Rai 5, ore 22,54.
Poco visto, da non perdere davvero. Sokurov passa rarissimamente sui nostri schermi domestici, ancora meno sui canali free, dunque tenersi pronti per stasera. Io, che non sono un fanatico del sokurovismo (Faust, Leone d’oro lo scorso settembre a Venezia, non mi è garbato granchè e m’è parso un filo sopravvalutato), ho però parecchio apprezzato questo film, a parer mio il migliore del suo autore, o almeno il migliore tra quelli (non pochi, a conti fatti) che ho visto. Come in Moloch, che mette in scena uno strano Hitler privato, come in Taurus, su un Lenin ormai malato terminale e fuori dai giochi, anche in Il sole il regista grande-russo si confronta con un protagonista della storia del Ventesimo secolo, stavolta l’imperatore del Giappone Hiro Hito colto nel momento della sconfitta nella guerra mondiale (la seconda) e nel passaggio, nella sua riduzione da figura divinizzata dal popolo a uomo tra gli uomini. Sokurov al solito rappresenta la Storia e coloro che l’hanno fatta, o l’hanno subita, abbassandola e abbassandoli ai fatti minimi, al quotidiano e al privato anche banale. Il divino Imperatore ci appare come un omuncolo gentile e fragile, anche un po’ ridicolo, con quel muoversi a passettini da uccellino e i baffetti che lo fanno assomigliare a Charlot (è una grande intuizione registica, questa). Lo seguiamo mentre il suo paese precipita nella disfatta, e al di là della sua apparente fragilità Hiro Hito è il primo a capire che un mondo è finito, che è inutile arroccarsi nella sua difesa e nella nostalgia, che l’unica cosa da fare è scendere a patti con il reale e il nuovo. Che poi in questo caso vogliono dire gli americani padroni e invasori (dopo Hiroshima, dopo Nagasaki). La partita che si instaura – quasi un cerimoniale, uno scontro ritualizzato e felpato – tra il generale McArthur e l’imperatore è tra le cose migliori della Storia vista (d)al cinema, e siamo al livello di La presa del potere di Luigi XIV di Rossellini. Nel film appaiono anche gli irriducibili, i nostalgici del Grande Giappone Imperiale, che vivono come una disfatta anche personale la de-divinizzazione di Hiro Hito. Non può non venire in mente la parabola, di un paio di decenni dopo, dello scrittore Yukio Mishima (di cui a Cannes 2012 a Un certain regard si è visto un film che ne ricostruisce accuratamente gli ultimi mesi di vita).

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