Locarno Festival, the day before (ma già tre film in piazza)

Locarno, martedì 31 luglio 2012.

Lucia Bosè nel corto di Dino Risi ‘1848’

da ‘Sounding Secrets’

Non è male arrivare ai festival (di cinema, che sono poi quello che uso frequentare) il giorno prima, quando i lavori sono ancora in corso, si stendono i tappeti rossi e si fan le pulizie, gli operai che montano e spostano occupano gli spazi che poi saranno degli attori, giornalisti e addetti ai vari lavori. C’è un clima sospeso d’attesa, l’alveare se ne sta ancora quieto con le api regine e i fuchi di lavoro e di battaglia, poi domani di colpo lo sciame comincerà a ronzare e impazzire e muoversi freneticamente, un film via l’altro, un conferenza stampa via l’altra, e gli incontri, i premi, hai visto questo hai visto quello. La Piazza Grande, che del LFF è il simbolo e il luogo assoluto, è già lì con le sue migliaia di sedie galle e nere, con l’enorme schermo bianco pronto a buttarci addosso già stasera quelle immagini che si chiamano cinema (ieri serà proiezione-assaggio gratis di La finestra sul cortile di Hitchcock, che è sempre un bel vedere). Intanto mi sono fatto un giro nei (pochi) wifi spot del festival, per vedere se la connessione funziona a dovere. Necessarie prove tecniche. È che per un blogger l’wifi è indispensabile come l’aria, semplicemente non puoi farne a meno, perché hai bisogno di essere connesso sempre e dappertutto, e però, dopo che mi sono fatto nell’ultimo anno un bel po’ di festival (Locarno, Venezia, Berlino, Cannes, adesso di nuovo Locarno) mi rendo conto di quanto la questione wifi sia sottovalutata, e francamente non capisco. Poche aree, di solito scomode, e qui sarebbe il caso di fare una classifica tra i vari festival. Bene, l’wifi migliore e più esteso l’ho trovato nell’italicissima Venezia, funzionava piuttosto bene – salvo qualche défaillance – nella (enorme, comodissima) sala stampa, ma anche nei dintorni, perfino sui vaporetti, perfino nel parchetto-mensa attiguo. A Cannes c’era una sola sala dedicata al senza-fili nel faraonico, napoleonico e già disfunzionale Palais, dove bisognava andare all’assalto con la baionetta per conquistarsi un posto. A Berlino non c’era incredibilmente l’wifi in sala stampa, solo in una balcony gelida,proprio sottozero, all’interno del Palast, dove ti dovevi sedere col cappotto su puffini minuscoli e bassi, sgomitando con il vicino. Qui a Locarno i punti sono due o tre, ma proprio adesso ho verificato come la password funzioni in un’area ma non in un’altra, e me l’hanno dovuta cambiare. È che quando l’ufficio stampa qui chiude, alle 19.30, si blocca anche l’wifi (adesso mi hanno dato una dritta: se vado nella piazzetta dietro dovrei beccare il segnale, vedremo, farò la verifica). Ma il flagello vero delle aree wifi, almeno a Cannes e Venezia, sono i cinesi, che nei festival ormai arrivano a centinaia. Si muovono sempre in gruppo, occupano le postazioni wifi alla mattina, piazzano i computer e non li smuovono più fino a notte, quando qualcuno si assenta lascia lo stesso il suo pc tanto ci sono gli amichetti che vigilano e impediscono agli altri (ai non cinesi) di sedersi, e se cerchi di farti largo sono guai e squittii e musi. Uno scandalo, tutti protestano, ma né a Venezia né a Cannes ho mai visto qualcuno dell’organizzazione cercare di sloggiare questi nuovi arroganti padroncini del mondo (sono mediamente giovanissimi), che agiscono in squadra con la compattezza e la spietatezza delle famigerate triadi. Stiamo a vedere se anche a Locarno ci sarà la Chinese Invasion (l’anno scorso eran più i giapponesi e i coreani), nel qual caso ci sarebbe da tremare. Intanto, stasera cinema in Piazza, con qualche appetizer, mentre le due sezioni competive principali , il Concorso Internazionale e Cineasti del presente, incominceranno domani con le proiezioni-stampa. A partire dalle 21, da quando cala il buio in piazza, verranno dati stasera tre film. Si parte con l’appena ritrovato e restaurato corto di Dino Risi 1848, scovato insieme ad altri del regista milanese nella Veneranda Fabbrica del Duomo, tutti girati  tra 1946 e 1948. Quello di stasera è una patriottica ricostruzione, patriottica come oggi nessuno più oserebbe, delle cinque giornate di Milano anti-Radetzky, abbastanza convenzionale, ma con una sequenza iniziale in una Scala lasciata vuota per protesta antiaustriaca che anticipa sia una celebre sequenza di Sissi che l’apertura di Senso di Visconti, con oltretutto una Lucia Bosè esordiente assoluta in versione barricadiera di una bellezza da tramortire. Segue, attesissima, la ripoposta di un grande film di Raffaello Matarazzo, La risaia, anno 1956, sontuoso melodramma padano con una Elsa Martinelli oggetto di ogni desiderio, adorata dalla macchina da presa, e Elsa Martinelli interverrà in Piazza Grande, presentata e omaggiata dal direttore artistico del festival Olivier Père. Il quale, a Milano in conferenza stampa, aveva definito Matarazzo “il più hollywoodiano dei registi italiani”. Chiude questa serata in Piazza Grande Sounding Secrets, lungometraggio girato dalla svizzera Korinna Sehringer in America. Tre fratelli si riuniscono intorno alla madre malata, sono cresciuti in una riserva una riserva indiana e ognuno si porta a modo suo i segni di quella differenza sociale, ognuno ha cercato a modo suo di aggirarli. Quando ho rivisto un po’ di tempo fa in tv The New World di Terrence Malick mi sono chiesto dove fosse finita la protagonista Q’orianka Kilcher. Bene, stasera la ritroverò in Sounding Secrets. I festival ogni tanto sanno darti delle risposte.

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