Locarno Festival 2012. Recensione: SHOUTING SECRETS, ritratto (prevedibile) di famiglia nativo-americana in un interno

Shouting Secrets, di Korinna Sehringer. Con Chaske Spencer, Q’orianka Kilcher, Tyler Christopher. Svizzera/Stati Uniti 2012. Proiettato al Locarno Festival in Piazza Grande la sera del 31 luglio 2012.
Film indie svizzero-Usa. Famiglia di nativi americani si ritrova riunita intorno a madre malata. Esplodono conflitti sempre nascosti, è tutto un rimbrotto e un rinfaccio. Uno di quei film che ti sembra di aver già visto decine di volte e che non ha il coraggio di rinunciare al volemose bene finale, oltretutto in chiave assai politically correct. Voto: 5


Uno di quei film che circolano ai festival e poi più, e che pure hanno buoni elementi per piacere a un pubblico medio. Non è granchè, questo Shouting Secrets, però mira deciso, anche troppo, al cuore del pubblico e commuove e fa tirar fuori i kleenex, e insomma i suoi bravi spettatori, sprattutto donne, in una distribuzione in sala potrebbe trovarli. Film apolide, come molti ormai, di incerta, indefinibile, ibridissima nazionalità. Svanisce la stessa categoria di nazionalità cinematografica quando i capitali vengono da più paesi, il regista va a girare in un altro continente, gli attori non hanno il minimo background comune con chi li dirige. Korinna Schinger è una bella signora svizzera che questo film l’ha girato negli Stati Uniti narrando di una famiglia di nativi americani cresciuti e quasi sempre vissuti in una riserva: “Ho voluto raccontare una storia fuori dai soliti cliché degli indiani alcolisti e inaffidabili”. Insomma, il politicay correct fa sentire il suo peso in questo Shouting Secrets, che, anche se non è male, non ce la fa mai ad alzarsi oltre il livello dell’onesto bozzetto tra l’antropologico e il familiare, sfiora abissi e contraddizioni però non li cavalca mai troppo e al tragico o al drammatico o al melodrammatico preferisce il registro patetico-crepuscolare. Ecco, non granchè. Siamo in una riserva Apache. June, vero motore della sua famiglia, mamma e moglie chioccia – con marito possente e capelli lunghi proprio come ti immagini ha da essere un indiano d’America, tre figli (due maschi e una femmina) più qualche vicino che l’adora – viene colpita da un ictus. Classico pretesto narrativo per riunire al capezzale la famiglia e scatenare conflitti interni più o meno sepolti, rancori, rinfacci, pesi portati dietro fin dall’infanzia, problemi attuali di lavoro, d’amore, di coppia. Lì, mentre in sala d’attesa si sta sospesi al come si evolve il coma di mamma June, implode ed esplode il teatrino tra congiunti. Tutto già visto parecchie volte, con la sola differenza che qui siamo in una famiglia nativo-americana, e non è poi una gran differenza. C’è il figlio che se n’è andato lontano rinnegando le sue radici, fa lo scrittore di buon successo ma adesso è in crisi creativa (“ho il blocco”, ma guarda un po’), sta con una modella che vuol essere sempre scopata e lui per nove anni non si è praticamente mai fatto vivo a casa, non bastasse, nel suo romanzo Shouting Secrets ha sputtanato la sua famiglia, soprattutto il padre, rivelandone le debolezze e di come abbia tradito mamma più volte. L’altro fratello voleva fare il campione e si è dovuto accontentare di fare il coach in una scuola, peccato che sia incappato in un balordo colpo di fulmine per una minorenne che gli ha fatto perdere lavoro e famiglia. Poi c’è la figlia un po’ scombinata (è Q’orianka Kilcher, la Pocahontas di The New World di Malick), fidanzata a un musicista bianco senz’arte nè parte e pure incinta. Il guaio è che Korinna Sehringer muove inizilmente con una certa abiità le sue figure e figurette, tira fuori risvolti di un qualche interesse (il rigetto da parte della tribù della moglie bianca di Kutsk), poi però si astiene da ogni vera crudeltà, mica affonda il coltello nelle molte piaghe. Finisce con un volemose bene fintissimo da vecchia soap opera, non come quelle di adesso, che sono tesisssime e implacabili. Che dire? Ne potevamo fare a meno (e si poteva tornare in hotel un po’ prima della una e mezza di notte).

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