Locarno Festival: WINTER, GO AWAY! (Vattene inverno!) ci racconta la Russia anti-Putin

Locarno Film Festival, mercoledì 1° agosto 2012.

Winter, go away!, regia di Anton Seregin, Sofia Rodkevich, Alexey Zhiriakov, Denis Klebleev, Askold Kurov, Elena Khoreva, Anna Moiseenko, Madina Mustafina, Dmitry Kusabov, Nadezhda Leonteva. Documentario. Russia 2012. Presentato a Locarno nella sezione Cineasti del presente.
L’anno scorso ai festival pullulavano i doc su Piazza Tahrir, quest’anno tocca alle proteste anti Putin. Inverno vattene! è un lavoro collettivo, come esige il cinema militante. Non male. Solo che il collettivo registico non ha il coraggio di fare delle scelte, di estrarre una storia, un asse narrativo, e il risultato è il caos, anche se abbastanza brillante. Voto 6
Ai festival dell’anno scorso ci fu la piena dei doc su piazza Tahrir e varie primavere arabe, prima a Locarno poi a Venezia (e il doc egiziano in tre parti visto al Lido era il meglio). Quest’anno inevitabilmente tocca (ci tocca?) alle manifestazioni anti Putin che l’inverno scorso hanno scosso la Russia, epicentro a Mosca e propaggini a San Pietroburgo. Inverno, vattene! (bel titolo però) monta contributi di un nugolo di registi, un’opera collettiva come si conviene al cinema militante che tende all’egualitario e al democraticistico, qualunque cosa significhi oggi cinema militante. Interessante, come no, una finestra spalancata su quella Russia parallela e abbastanza incognita fino a quando è scesa in piazza accusando Putin e la sua cerchia di latrocinio, corruzione, sequestro del paese per proprio uso e abuso. Sappiamo com’è finita, con elezioni che hanno premiato ed eletto Vladimiro, come prima, come sempre, anche se la maggioranza non è stata così stritolante dell’opposizione come le altre volte, e comunque resta indimenticabile quel Putin che ringrazia la sera della vittoria le masse osannanti spargendo pure qualche lacrima. Inverno, vattene! cerca di pedinare e restituire momenti e protagonisti e figure più o meno centrali, più o meno collaterali, della galassia antiputiniana, divisa da abissali profondità e unita solo dal rifiuto dell’uomo forte della nuova Russia, del piccolo zar judoka degli anni Duemila. Film multifocale, che si perde in mille storie e disperde in mille rivoli, e se questo lo rende cangiante e mobilissimo, prensile, aderente al reale fino al ricalco e alla mimesi, dall’altra immerge noi spettatori, soprattutto noi che russi non siamo e dunque non addentro alle sottigliezze della politica di quel paese, in uno stato di confusione continua. I percorsi si intrecciano fino ad apparirci un labirinto, il collettivo d’autori compie l’errore capitale di non estrarre dal magma un pugno di storie, di personaggi, da seguire e privilegiare rispetto agli altri, e che ci avrebbero consentito di trovare un qualche bandolo nell’informe, smisurata matassa. Anche qui temo si sia badato soprattuto a dare spazio a tutti, in un equivoco egualitarista che genera solo caos comunicativo, rumore. Ce n’è di ogni. Vecchi nostalgici dell’Urss, lì a lustrarsi gli occhi davanti a Gagarin e ai simboli dei trionfi socialisti. Sinceri liberali che sognano Londra o Washington invece gli tocca vivere nella democratura moscovita. Militanti dei diritti umani. Ma anche tardopunk e neodadaisti pazzerelli che fanno il tifo per lo scrittore-guru ultranazionalista Limonov e che a mo’ di sfregio gettano acqua in testa ai procuratori (e finiscono in galera). Un gruppo di ragazzotte con calzamaglia in testa che di nome fanno Pussy Riot* e compiono un blitz di protesta in una cattedrale ortodossa. C’è chi si costruisce in casa i trampoli per poter svettare alle manifestazioni e mostrare i propri cartelli anti Putin e chi si finge operaio edile per salire in cima ai palazzi e srotolare gli striscioni di protesta. C’è anche l’oligarca Michail Prokohorov, modi occidentali, ambizioni populiste-tecnocratiche, convinto che con l’uso spregiudicato dei media e con i soldi si possa conquistare il successo in politica (difatti poi alle elezioni ha sfiorato il 10 per cento). C’è l’ambiguo blogger Navalny, leader riconosciuto della protesta di piazza, coolissimo, adorato dai media occidentali, e però in odore di utranazionalismo e pure antisemitismo (e con una gallery su facebook di lui con le star). Una bella panoramica di tipi umani, questo Inverno vattene! (che non trascura nemmeno qualche voce di putiniani adoranti, tutti con in bocca il mantra “ha salvato la Russia”). Non si capisce come tante teste diverse possano stare insieme, difatti l’unico elemento comune è il dalli al Putin ladro, dstruggiamo questo sistema di merda, “potere ai milioni, non ai milionari”. Un magma che trascina con sè tutto, il meglio e anche il peggio. Naturalmente le ultime sequenze sono dedicate ai brogli ai seggi. Osservatori che vengono tolti di mezzo senza troppi riguardi, gente che scompare chissà dove con le schede e i registri. Si esce da questo doc con il cervello un po’ fuso, ma non delusi.

* Quando ho scritto la recensione non sapevo del processo che si sarebbe poi svolto contro le tre Pussy Riot proprio per la performance in cattedrale mostrata dal film. La notizia della loro condanna è oggi ampiamente riportata da siti e giornali di tutto il mondo (commento aggiunto il 17 agosto 2012).

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