Locarno Festival 2012: il ritorno di JEANNE MOREAU con ‘Une estonienne à Paris’

Un estonienne à Paris, regia di Illmar Raag. Con Jeanne Moreau, Laine Mägi, Patrick Pineau. Francia-Estonia 2012. Presentato nella sezione Concorso internazionale (in corsa per il Pardo d’oro).
Mediocrissimo film con povera badante estone alle prese con vecchia signora parigina bizzosa, imperiosa e intrattabile. Solo che la vecchia signora è la ritrovata Jeanne Moreau, che si scatena in perfidie, vezzi e capricci assolutamente imperdibili, degni della più scatenata Bette Davis. Con perfino una scena di sesso accennato con un uomo di trent’anni più giovane. Voto al film 4, voto a Jeanne Moreau 8.
Film mediocre, prevedibile, gonfio di cliché fino a scoppiare. Non uno snodo narrativo, non un passaggio, non una battuta che non siano ovvii. Però, signori, segna il ritorno al cinema di Jeanne Moreau, dunque guardiamocelo, e applaudiamo a prescindere. Stando alle biografie ufficiali, Madame ha 84 anni, praticamente coetanea di un’altra attrice, pure lei francese, tornata quest’anno al cinema, l’Emmanuelle Riva di quell’Amour firmato Haneke che a Cannes ha fatto strage di premi. Però Moreau sembra molto più gracile, molto più appesantita e acciaccata di Riva, che alla premiazione a Cannes era lì sul palco a ricevere gli applausi dritta come un fuso, e mai un attimo di cedimento. Moreau no, qui la vediamo muoversi faticosamente, però lo sguardo è quello, i gesti sempre imperiosi da primadonna. Quel viso, che era già come ammaccato negli anni Sessanta quando interpretava Jules e Jim e La notte, adesso lo è ancora di più, è ancora più Moreau. Lei domina il film, se lo ingoia, lo adatta a sè, gigioneggia e spadroneggia nei panni di Frida, signora di origine estone (cosa assolutamente insensata, giustificata solo dalla coproduzione), però parigina da decenni,con un passato di cantante, ora sola e malandata. L’unico a occuparsi di lei è Stéphane, ex amante di una trentina d’anni più giovane, che le è rimasto affezionato e non dimentica (e non dimentica nemmeno che lei gli ha regalato il bar con cui ha fatto fortuna e soldi). Ed è Stéphane a far arrivare dall’Estonia la badante Anne. Figuriamoci, Frida non la vuole, non vuole nessuno tra i piedi in casa sua, cerca di buttare fuori la neoarrivata, la maltratta, la tiranneggia, la umilia. Il che consente a Jeanne Moreau di scatenarsi nella parte della vecchia capricciosa e indomabile, anche un po’ vieille dame indigne, attraversando tutta la gamma dal maligno-perfido al gentile-condiscendente (a seconda della convenienza e dell’umore). Insomma, la solita storia con la povera badante oppressa dall’impossibile ricca signora, che già tante ne abbiamo viste e sentite. Ovvio che poi tra le due scoppierà la pace. Film così sdato che, date le premesse e le prime scene, sai già come va a finire. Però godiamoci la Moreau, che tira fuori un repertorio di cattiverie da urlo (grandiosa quando maltratta la badante per via dei cattivi croissant comprati al supermercato, o per la brutta abitudine di togliersi le scarpe appena mette piede in casa) da ricordare la più scatenata Bette Davis dell’ultima parte di carriera. Sorrisi sghembi da squalo, occhiatacce da strega, insomma una goduria. Poi, sempre impeccabilmente vestita Chanel, compresa una cascata di collane e bijoux che sembrerebbero eccessivi perfino sulla Madonna di Pompei. Momento di straculto: Stéphane che si sdraia accanto a Frida e lei che gli apre la camicia, gli accarezza il petto e poi, sempre più giù, gli passa la mano sulla patta. Tanto è Jeanne Moreau e si può permettere di tutto.

Il regista estone Illmar Raag

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