Locarno Festival 2012. Recensione: ORLÉANS, due lap-dancer incontrano Giovanna d’Arco

Orléans, regia di  Virgil Vernier. Francia 2012. Presentato nella Sezione Cineasti del presente.
Due lap-dancer a Orléans durante le celebrazioni di Giovanna d’Arco. La santità e il peccato. Cortocircuiti tra diverse esistenze femminli, anche sottili affinità. Un piccolo film tra doc e fiction tra le cose più interessanti viste finora a Locarno. Voto 6 e mezzo
Grazie a Dio, un film di poco più di un’ora. Piccolo film che incrocia il documentario (anzi, il doc come si ha da dire a un festival, sennò si passa da improvvisati) con elementi di fiction, tendenza forte nel cinema di questi tempi, proprio qui a Locarno consacrata l’anno scorso con il Pardino a L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin. A Orléans facciamo la conoscenza di due ragazze che lavorano come lap dancer in un club in città, una russa (possono mai mancare le russe in lavori del genere?) e una francese. La russa è già una veterana, la francese una neofita, che dunque bisogna svezzare e allevare. Confidenze tra le due. La ragazza vevuta dall’est ha alle spalle una storia finita male con un disgraziato delle sue parti, un nazista che le regalava il Mein Kampf e svastiche varie, altro che anelli di fidanzamento. La francese viene invece dalla provincia, ha mollato il suo ragazzo perché privo di ambizioni, mentre lei vuole sfondare. Difatti, eccola in pedana a dimenarsi, poi giù tra i tavoli ad accalappiarsi qualche cliente per eventuali esibizioni extra (e soldi extra). Mentre fanno una paseggiata in campagna le due incrociano un cavallo bianco, e lì vicino una ragazza con tanto di armatura e spada. È colei che impersonerà Giovanna d’Arco, gloria locale, simbolo della Francia, nelle celebrazioni che stanno per partire in città. Il film sovrappone e cortocircuita queste diverse, opposte esistenze femminili, la santa e la puttana (non me ne vogliano le lap-dancer), forse a suggerirci – veterofemministicamente – che entrambe condividono un destino di oppressione: bruciata Giovanna, emarginate le altre. Ma questo francamente è quel che meno convince in questo film piccolo, ma interessante e sottile. I rimandi tra le immagini della santa e quella delle ragazze suggeriscono altro, analogie e affinità più segrete e meno ovvie, la comune diversità ad esempio, la comune separatezza dal mondo. Il film non crea una narrazione forte, abbozza, suggerisce. Ma c’è un momento in cui si accende di colpo e fa precipitare, condensa, materializza ciò che fino a quel momento era rimasto sospeso. È quando una delle due ragazze, assistendo al passaggio del corteo in costume con Giovanna a cavallo, scavalca le barriere, esce dai ranghi, si avvicina a Giovanna, cerca di toccarlo, in una sorta di estasi, di trance mistica, di possessione. Quasi a implorare la grazia della santa, o a confondersi, trasfondersi in lei. In quel momento Orléans decolla, e riesce a dirci qualcosa.

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