Locarno Festival 2012. Recensione. LA FILLE DE NULLE PART: il più imbarazzante e sballato tra i film del concorso

La fille de nulle part, regia di Jean-Claude Brisseau. Con Jean-Claude Brisseau, Claude Morel, Virginie Legeay. Francia 2012. Presentato nella sezione Concorso internazionale.
Un miscuglione indigeribile di paranormale, sottofreudismo, pseudo hitchcockismo. Un anziano prof. si prende in casa una ragazza interrotta che porta solo guai, e guai saranno. Voto 4

Se tra i film del concorso internazionale, il più importante, non si sono visti forse capolavori, la media è però stata buona o molto buona, e le ciofeche quasi zero. Quasi, perché questo film del francese Brisseau lo è. Brisseau è uno dalla filmografia e anche dalla vita di una qualche bizzarria, il suo film più noto resta Noce Blanche con Vanessa Paradis, E qualche anno fa il suo Les Anges Exterminaeurs è stato un mezzo scandalo, basato com’era su esperienze autobiografiche del regista, condannato nel 2002 per molestie sessuali. Però questo La fille de nulle part è proprio indifendibile, imbarazzante, un miscuglione di paranormalità, cattivo hitchockismo, tardofreudismo, ghost movies e altre cose che non stannno insieme. Michel (interpreato dalla stesso Brisseau), già professore di matematica ma chissà perché impegnato a scrivere un libro sul ruolo delle illusioni nella vita individuale e pure collettiva, vedovo da parecchi anni e ormai aduso alla compagnia della solitudine, si ritrova di colpo in casa una bionda ragazza interrotta che di nome fa Dora. Occhio, il regista ci mostra tra i libri del prof, pure Totem e tabù di Freud, dunque è chiaro che Dora è una citazione del più famoso caso clinico studiato e descritto dall’esimio Sigmund. Capiamo anche che la suddetta ragazza ha qualche problema ed è destinata a procurarne. Michel se la ritrova una mattina sul pianerottolo sanguinante, menata e rimenata da un tipaccio. Ovvio che il prof. la soccorre, la medica, rinuncia a chiamare dottore e polizia perché lei non vuole, e già questo dovrebbe metterlo sull’avviso, invece niente. Se la tiene in casa, ovvio che si affeziona a lei. Intanto succedono cose strane nel troppo vasto appartamento (eredità della ricca moglie), rumori, presenze, che la ragazza sia una strega, abbia strani poteri? Lei un po’ ci marcia, fa la misteriosa, dice e non dice. Finchè un giorno se ne va, ma tranquilli, tornerà, e i fenomeni strani puntalmente riprenderanno. Dora conduce una seduta spiritica con classico tavolino a tre gambe, donne vestite di nero riappaiono qua e là per gli angoli di casa. Piuttosto che chiudere, come buonsenso suggerirebbe, Michel si mette in testa che Dora sia la reincarnazione della moglie morta. Insomma, siamo dalle parti di La donna che visse due volte di Hitchcock. Quello che poi succede è assai prevedibile. La cosa pazzesca è che il film si prende assolutamente sul serio, non tenta nemmeno la carta del cinema di genere, che almeno lo potrebbe salvare, macchè, si tiene sul registro realista e affonda nel ridicolo. Il peggio visto in Concorso, ma anche i film brutti ci vogliono, sennò dove va a finire il divertimento di stroncare e distruggere?

Questa voce è stata pubblicata in festival, film, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.