Locarno Festival 2012: IL MASSACRO DELLE MISS (Das Missen Massaker), dalla Svizzera un horror-parodia molto, molto camp

Das Missen Massaker (Il massacro delle Miss), regia di Michael Steiner. Con Meryl Valerie, Patrick Rapold, Mike Müller. Svizzera 2012. Proiettato in Piazza Grande. Voto 6 e mezzo
Grandi sghignazzate l’altra sera in proiezione stampa (e ieri sera in Piazza Grande) per questo horror incredibilmente svizzero che cita e parodizza gli horror più celebri degli ultimi vent’anni.
Anche così camp e autoconsapevole che rischia di diventare un culto gay globale, sempre che riescano a esportarlo. Siamo in diretta tv per la scelta di Miss Zurigo, la quale a sua volta si aggiungerà alle altre Miss espresse da cantoni, vallate, cittadine montane e lacustri della ridente patria di Heidi per la volata finale all’ambitissimo titolo di Miss Svizzera. E noi che ci lamentiamo per le maratone Rai di Miss Italia: qui, almeno nella versione che ne dà questo film, va molto peggio, l’eccesso e il kitsch si sposano al già non leggerissimo gusto svizzero-tedesco. Vince intanto la corona di Miss Zurigo tale Sabinska, labbra bulbose e fianchi da travestito ma si suppone signorina venuta da una qualche plaga dell’est e chissà come naturalizzata svizzera, la cui abilità, dice lei, è “succhiare chewin gum”. Non fa in tempo a mettersi la corona che una lama, o un lazo tranciante, lanciati da chissà dove e da chissà chi, le tronca di netto la testa (citazione dal primo Final Destination, mi dicono). Insomma, si incomincia benissimo. Il resto è un po’ ripetetivo, il ritmo non così sostenuto come dovrebbe, comunque il tocco (pesante) tra Almodovar e soprattutto John Waters del regista Steiner non ci risparmia le occasioni di sghignazzo. Si seguono con divertimento anche le ienaggini tra aspiranti miss, pronte a tutto pur di eliminare qualche concorrente. Naturalmente nonostante la decapitazione in diretta di Sabinska (la cui testa vien conservata nel freezer) the show must go on, il concorso non viene sospeso, anzi le varie candidate raggiungono insieme una lontana isola esotica per passare la settimana pre-premiazione e prepararsi all’evento. Ovvio che il serial killer colpirà anche lì, massacrando via via le varie ragazze alla maniera di horror ormai classici, ed eccolo con la maschera alle Freddy Kruger con mano artigliata, eccolo uguale uguale a Hellraiser. Poteva mancare il faccione alla Munch di Scream? Certo che no, e poi via anche di motosega alla maniera di Non aprite quella porta. Il truculento-camp raggiunge vette davvero svizzere da capogiro. La ex miss ora matura signora completamente plastificata e organizzatrice coll’osceno marito della manifestazione, si esibisce in un paio di numeri da gran sollazzo, fatta fuori con un’ascia proprio lì nella fronte allisciata dal botox. Il personaggio della madre ex Miss Svizzera impazzita e delirante (un po’ Che fine ha fatto baby Jane?) ma sempre con lo scettro in mano e la corona sarà anche tagliato giù con l’accetta da boscaiolo svizzero, ma diverte eccome. Non male nemmeno la bruna che si prende il titolo di Miss Cultura, salvo scoprire poi che è analfabeta e che il suo pr le ha fatto imparare a memoria qualche citazione, Von Clausewitz compreso, da lasciar cadere al momento giusto. Le sguaiataggini si sprecano, ma questo è il gioco, non proprio di massimo chic. Vedendo il film in originale si può gustare anche l’accento svizzero-tedesco che già da solo merita, con effetto straniante quand’è in bocca a certe Miss Alpina o Miss non so che cosa di pelle scura chiaramente non proprio cugine di sangue di Heidi. Citazioni su citazioni. L’idea dell’isola, mi dice qui in sala stampa un collega, viene dritta da Incubo finale, sequel di So cos’hai fatto (che, tra l’altro, partiva proprio con un concorso di bellezza). Ma c’è anche la messa in burla della peggio televisione: quella dei reality, dei concorsi degeneri, l’isola ricorda anche Survivor e L’isola dei famosi (e c’è anche qualcosa di Lost). Insomma, onore al cinema svizzero da cui non ci aspettavamo un film così voluttuosamente, goduriosamente sbracato e kitsch. Del resto, anche l’orologio a cucù è un sublime esempio, quasi un archetipo, del kitsch.

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