Locarno Festival: commento (perplesso) al Palmarès + foto dei vincitori

La conferenza stampa in cui è stato annunciato il Palmarès (in penultima fila ci sono anch’io)

Ripubblico il commento (più qualche aggiunta) che ieri ho scritto subito dopo l’asegnazione dei premi, a partire dal per me incredibile Pardo d’oro a La fille de nulle parte  di Jean-Claude Brisseau.

Pardo d’oro immeritato. Verdetto shock, almeno per me che avevo messo il film vincitore, La fille de nulle parte  del francese Jean-Claude Brisseau (il più âgé degli autori in concorso, classe 1944) all’ultimo posto della mia personale classifica. Mai mi sarei aspettato gli dessero il Pardo d’oro. Come non se l’aspettava, credo, la gran parte dei giornalisti calati su Locarno, rimasti spiazzati dalla rivelazione. Nessun brusio, nessun rumor, nessuna indiscrezione, nessuna illazione della vigilia aveva mai indicato tra i favoriti il nome di Brisseau, mentre i sussurri erano tutti per Leviathan, L’ultima volta che vidi Macao e Der Glanz des Tages. Il botto è stato grosso, anche se i soliti saltatori sul carro del vincitore hanno subito commentato che ‘il film non è così male, si è visto di peggio, si è voluto premiare un film almeno comprensibile, Brisseau è un signor autore’. Ci sono film che possono essere buoni, magari ottimi, ma che non riescono ad andarti giù, è come con certi cibi, certi sapori, certi odori. Ecco, può darsi che con La ragazza venuta dal niente (mia libera traduzione del titolo) mi sia scattato un rigetto simile. Ma anche raccontandomi questo, continuo a restare basito, a non capire. Apichatpong Weerasethakul, il regista thailandese il cui cinema adoro ma che come presidente di giuria di questo Locarno mi ha deluso, ha detto, a proposito del Pardo a Brisseau, che è il film che ha messo d’accordo un po’ tutti. Che quando lui e gli altri giurati si sono chiesti quale avrebbero voluto vedere again and again, si sono risposti che era proprio La fille de nulle part (ci vuole un bel coraggio). L’ineffabile Apichatpong ha anche aggiunto che il film pardato affascina, pieno com’è di echi e rimandi al grande cinema del passato, ed è l’unica cosa su cui sono d’accordo. Il ricalco di La donna che visse due volte è evidentissimo e parecchio pedestre (colpa anche dell’attrice, priva di ogni pur minimo fascino). Si è detto pure, sempre in conf. stampa di annuncio del Palmarès, che Brisseau si è mostrato tra gli autori più giovani, nel senso di aperti al nuovo. Trasecolo. Poi penso alla storia eccentrica di questo regista sulfureo, irregolare e circondato di una cert’aura di maledettismo, che in passato ha pure avuto guai con la giustizia per molestie sessuali a due attrici, e che quella storia l’ha in parte tradotta in un film, Les Anges exterminateurs. Ecco, penso che la tentazione di premiare finalmente un autore fuori dai ranghi come Brisseua, uno che tante, troppe ne ha passate, forse si è fatta sentire. Prendiamolo insomma più come un premio all’autore che al film, che così almeno mi si smaltisce un po’ la rabbia.
Italia premi zero. Eppure era piaciuto, il film di Gabbriellini Padroni di casa. Un noir piuttosto anomalo per il nostro cinema. In fondo qualcosa gli potevano dare, una menzioncina di quelle che non si negano a nessuno, un premio per l’interpetazione alla coppia Germano-Mastandrea. Macchè. Ignorato. Asfaltato. Non lo dico per becero nazonalismo come spesso si fa in questi casi (ai festival ultimi si son visti film italiani ignobili eppure sempre difesi dalla nostra stampa, se non acclamati come capolavori), ma perché qualcosa meritava.
Due premi al film cinese Ji yi wang zhe wo (When the Night Falls). Ma sì, va bene. Questo doc ficitionalizzato è molto buono, onesto, oltretutto ricostruisce un caso di malagiustizia cinese che è giusto che il mondo conosca. I due premi (al regista e all’attrice) possono aiutarne la circolazione, però francamente uno bastava e avanzava. Sarebbe stato meglio lasciare una casella libera per altri.
Il miglior attore. Anche se il film Der Glanz des Tages, nella sua convenzionalità, non mi è piaciuto, il suo interprete Walter Saabel questo premio se lo merita (era anche ampiamente previsto). A me spiace solo per Toby Jones, grandissimo in Berberian Sound Studio.
Gli (ingiustamente) sconfitti. Tanti. Dell’italiano Padroni di casa si è detto. Il portoghese L’ultima volta che vidi Macao (A Última Vez Que Vi Macau), che si meritava il Pardo, ha ottenuto una strana menzione al personaggio di Candy, il travestito che appare all’inizio e poi scompare (in ogni senso). Ora, vi pare sensato che si dia una menzione a un personaggio e non all’attore-attrice? Un’eccentrictà che non è l’unica di questo pazzo e molto discutibile Palmarès e che suona come una riparazione nei confronti di un film che meritava molto e non ha avuto (quasi) niente. Tant’è che sul palco per la strana menzione i due registi non si son visti e nemmeno Candy (se mi sbaglio qualcuno che era a bordo palco mi corriggerà). Proprio niente invece per il formidabile Leviathan, uno dei pochi vertici veri di questo festival, ed è uno scandalo. Altro sconfitto l’indie-americano Starlet, tra i favoriti del pubblico. Altro film piallato via ingiustamente dal Palmarès è il belga Mobile Home, una commedia molto intelligente e divertente, con ottimi attori e una storia scritta come Dio comanda. Ma forse questi sono stati visti come gravi limiti, vuoi mettere come son più fini i fantasmi che goffamente punteggiano La fille de nulle part?
Bene invece il premio speciale della giuria. Somebody up there likes me è tra le cose migliori viste, una commedia strepitosamente ben scritta.
Quanto ai Premi della sezione Cineasti del Presente, che dire? Troppi film anomali, nessuno che si staccasse nettamente sugli altri, tutti premiabili nessuno premiabile. Quello che si è portata via il pardo di questa sezione, il giapponese Inori, è un buon doc su una comunità rurale del Giappone a rischio estinzione. Dignitosissimo, certo, ma di cose così e anche migliori se ne sono viste tante a questo Festival. Ape, premio al suo regista come miglior autore emergente e anche premio opera prima, è un film folle, sbilenco, urtante, però interessante, e allora ci può stare. Lo stesso per Not in Tel Aviv, indeciso tra troppi registi però abbastanza sovversivo anche nel linguaggio.
Considerazione semi-conclusiva. Lo scandalo è il Pardo d’oro a Brisseau, la goffaggine è l’incredibile menzione speciale a Candy, con il film cinese si è esagerato in bontà. Per il resto il Palmarès – tenendo anche conto di Cineasti del presente – non è così male, anche se non proprio da sottoscrivere. Il riconoscimento a Somebody up there likes me è strameritato ad esempio, però Inori è stato sopravvalutato. Il doppio riconoscimento allo sbarellato ma vitale, rischioso, disperato, urticante Ape farà discutere, ma ci sta. Invece preoccupano i troppi meritevoli trascurati, soprattutto Leviathan, Mobile Home e L’ultima volta che vidi Macao.
I premi della piazza. Il pubblico, tra tutti i film proiettati in Piazza Grande, ha votato per il mediocrissimo Lore. Il Pemio Piazza Grande-Variety è andato invece a Camille redouble diretto dalla giurata Noémie Lvovsky, certo meglio di Lore, ma un capolavoro non direi. Naturalmente asfaltati i due titoli che erano parecchie spanne su tutti gli altri, Magic Mike di Steven Soderbergh e No di Pablo Larrain.

Il regista Jean-Claude Brisseau con il Pardo d’oro vinto (purtroppo) per il suo ‘La fille de nulle part’

Il òardato Jean-Claude Brisseau con la portagonista del suo fiulm Virginie Legeay

Il regista americano Bob Byington, il cui ‘Somebody upo there likes me’ ha meritatamente vinto il Premio speciale della giuria

Ying Liang e An Nai, rispettivamente premiati come miglior regista e migliore attrice per il film cino-sudcoreano ‘When The Night Falls’

L’austriaco Walter Saabel, migliore attore per ‘Der Glanz des Tages’ (The Shine of Day)

L’americano Joel Potrykys, premiato nella sezione Cineasti del presente come Miglior regista per il film ‘Ape’, che ha anche ottenuto la menzione speciale come Opera prima

Il regista Nony Geffen, cui è asndato un premio speciale della Sezione Cineasti del presente per il suo ‘Not in Tel Aviv’

Palmarès 2012
Concorso internazionale

Pardo d’oro
LA FILLE DE NULLE PART di Jean-Claude Brisseau, Francia
Premio speciale della giuria
SOMEBODY UP THERE LIKES ME di Bob Byington, Stati Uniti
Pardo per la migliore regia
YING LIANG per il film WO HAI YOU HUA YAO SHUO (When Night Falls), Corea del Sud/Cina
Pardo per la miglior interpretazione femminile
AN NAI per il film WO HAI YOU HUA YAO SHUO (When Night Falls) di Ying Liang, Corea del Sud/Cina
Pardo per la miglior interpretazione maschile
WALTER SAABEL per il film DER GLANZ DES TAGES (The Shine of Day) di Tizza Covi e Rainer Frimmel, Austria
Menzione della giuria
Menzione speciale allo straordinario personaggio CANDY nel film A Última Vez Que Vi Macau per la sua forte presenza attraverso l’assenza, che risuona per la giuria come la dimostrazione dell’immenso coraggio del cinema portoghese in un periodo nel quale gli insuccessi dei governi e dei sistemi sociali minacciano l’arte cinematografica.

Concorso Cineasti del presente
Pardo d’oro Cineasti del presente – Premio George Foundation
INORI di Pedro González-Rubio, Giappone
Premio per il miglior regista emergente
JOEL POTRYKUS per il film APE, Stati Uniti
Premio speciale della giuria Ciné+ Cineasti del presente
NOT IN TEL AVIV di Nony Geffen, Israele
Menzione speciale
TECTONICS di Peter Bo Rappmund, Stati Uniti

Opera Prima
Pardo per la migliore opera prima
JI YI WANG ZHE WO (Memories Look At Me) di SONG Fang, Cina
Menzione speciale
APE di Joel Potrykus, Stati Uniti

Pardi di domani
Concorso internazionale
Pardino d’oro per il miglior cortometraggio internazionale
THE MASS OF MEN di Gabriel Gauchet, Regno Unito
Pardino d’argento
YADERNI WYDHODY (Nuclear Waste) di Myroslav Slaboshpytskiy, Ucraina
Menzione speciale
LOS RETRATOS (Portraits) di Iván D. Gaona, Colombia
Nomination di Locarno agli European Film Awards – Premio Pianifica
BACK OF BEYOND di Michael Lennox, Regno Unito
Premio Film und Video Untertitelung
O QUE ARDE CURA (As the Flames Rose) di João Rui Guerra da Mata, Portogallo
Concorso nazionale
Pardino d’oro per il miglior cortometraggio svizzero
RADIO-ACTIF (Radio-active) di Nathan Hofstetter, Svizzera
Pardino d’argento
L’AMOUR BÈGUE (Stammering Love) di Jan Czarlewski, Svizzera
Premio Action Light per la miglior speranza svizzera
IL VULCANO (The Volcano) di Alice Riva, Svizzera

Piazza Grande
Prix du Public UBS
LORE di Cate Shortland, Germania/Australia/Regno Unito
Variety Piazza Grande Award
CAMILLE REDOUBLE di Noémie Lvovsky, Francia

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