R.I.P. TONY SCOTT. I suoi film che resteranno

Ancora non conosciamo, e chissà se mai lo conosceremo, quanto ha lasciato scritto su quel foglio prima di parcheggiare la sua Toyota Prius e buttarsi da un ponte di San Pedro, Los Angeles. Chissà se davvero sapremo il perché del suicidio di Tony Scott, anni 68, uomo che ha calvalcato il cinema-spettacolo lungo alcuni decenni mettendo a segno anche successi grandi al box-office. Sempre però con quel peso da portarsi dietro, l’essere il fratello di Ridley, regista più acclamato di lui, l’uomo insomma di Blade Runner, Alien e I duellanti. Ma se Ridley è, in my opinion, regista perlopiù (non sempre) sopravvalutato, a Tony è accaduto il contrario, essendo stato quasi sempre snobbato e mal amato e considerato, specialmente dai signori della critica di questa parte dell’Atlantico. Regista muscolare di action portati al massimo della tensione, con una naturale propensione allo spettacolo e all’effetto (Top Gun, Allarme rosso, Unstoppable, tanto per citare qualche titolo), ma con una zona d’ombra che si esprimeva in un cinema più laterale, eccentrico, disturbante e perturbante (Miriam si sveglia a mezzanotte) rispetto ai suoi massimi successi popolari. È stato tra i primi a capire che il cinema della ultra modernità significa anche messa in scena e rappresentazione – certo ambigue – della violenza e del brutale, magari attraverso il filtro sublimante della glamourizzazione. Non per niente Tarantino considera il suo Revenge un film indispensabile (e Tarantino scrisse anche per lui la sceneggiature di Una vita al massimo/ True Romance, benchè poi non siano mancati dissapori sulla realizzazione). Lascia dietro di sè una lunga scia di film molto amati dal pubblico, e qualche titolo che sicuramente a mio parere resterà. Ne cito tre (almeno).

1) Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger), 1983.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=bMxyll4Z_PM&w=420&h=315]
Un altro sguardo sull’essere vampiri, molto, molto prima di Intervista con il vampiro e dei vari Twilight. Nella New York anni Ottanta Miriam in cerca di compagni e vittime cui succhiare il sangue per mantenere la propria (eterna) giovinezza. Il cinema del genere transilvanico si sposa alle mollezze e raffinatezze visive del post-moderno allora dilagante, non senza accenni alla punk culture. Strepitosa la coppia protagonista Chatherine Deneuve e David Bowie. C’è anche Susan Sarandon. Culto vero.

2) Revenge, 1990.
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Adorato da Tarantino. Jay, pilota militare appena congedato, va in Messico per una battuta di caccia: scoprirà che l’amico che lo ha invitato è un boss della macrocriminalità. Non bastasse, Jay si innamora della moglie di lui. Saranno guai. Feroce, belluino, ipnotico. Una gran storia di amore e sangue, un action-melodramma con pochi paragoni. Con Kevin Costner e un fantastico, truce Anthony Quinn.

3) Una vita al massimo (True Romance), 1993.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=w_8vSNGgSXw&w=420&h=315]
Coppia in fuga dopo un omicidio e il furto di una valigia piena di cocaina. Li vogliono tutti, la polizia e i narcotraficantes cui hanno sottratto la coca. Sceneggiatura di Tarantino di cui si favoleggia come di qualcosa di estremo e avanguardistico. Si favoleggia, perché pare che il film, su pressioni produttive, abbia ricondotto a una tradizionale linearità di racconto quello che in origine era un puzzle di schegge narrative. Ma, al di là delle polemiche, True Romance resta un gran risultato. Con Chistian Slater e Patricia Arquette. La coppia giovane in fuga è un topos del cinema di quegli anni, vedi Kalifornia di Dominic Sena e Natural Born Killers di Oliver Stone.

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