Milano, ‘Ago e filo’ già in restauro. Com’è possibile? E se invece ce ne liberassimo?

da Repubblica.it

Francamente, sono basito. Leggo su quotidiani e siti che il famigerato, più che famoso, Ago e Filo di piazzale Cadorna è ingabbiato da ponteggi causa restauro. Restauro? Il monumento all’operosità milanese in fatto di moda e vestiti della coppia pop-artistica Claes Oldenburg + consorte Coosje van Bruggen è del 2000, mica di duemila anni fa, mica è il Colosseo (purtroppo). Ma pare che i materiali siano in degrado, dunque l’intervento sarebbe urgente. Scusate, ma quando lo si realizzò e installò nessuno tenne conto che quei moderni materiali erano tanto delicati e si sarebbero logorati molto più velocemente di un qualsiasi bronzo e marmo di cui son fatte le migliaia e migliaia di monumenti vetusti che affollano le piazze d’Italia? Va bene, restauratelo, riconsegnatecelo scintillante e lustro come all’origine, però non riuscirete a riscattarne l’irrimediabile bruttezza. In questi dodici anni il monumentaccio pop non è diventato un’icona milanese come speravano autori e autorità che lo vollero, non ce l’ha fatta a trasformarsi in attrazione per cittadini e eventuali turisti, et pour cause. Già la simbologia è sballata. Milano è città della moda, città-vetrina della moda, suo punto di progettazione, esibizione e lancio, mica è citta di ago e filo, poiché la realizzazione del prodotto avviene altrove, spesso in altri paesi e altri continenti. Dunque, caro Oldenburg (la signora van Bruggen non è più), ha toppato alla grande, scambiandoci per un distretto tipo Carpi o una fabbrica tessile anatolica (con tutto il rispetto per l’uno e per l’altra). Simbologia a parte, vogliamo parlare del livello pedestre dell’opera? Robaccia di rara grossolanità (può capitare anche ai venerati maestri di incespicare), una fantasia childish di gente (e per gente) in vena di regressioni nostalgica per i disegnucoli appesi nella cameretta infantile. Doveva essere il punto e il polo d’attrazione del rifatto piazzale Cadorna: non ha funzionato. Anzi, ha aggiunto orrore a un progetto folle che è riuscito nell’incredibile impresa di distruggere la precedente brutta piazza, però nel bene e nel male una piazza, trasformandola nell’ennesima area di scorrimento-traffico di Milano. Sulle pensiline firmate da una nota architetta meglio non dire. Basta farci un giro per vedere cosa succede sotto le arcate. (Passando qualche anno fa da causale turista in una cittadina agricola della costa turca meridionale – non chiedetemi il nome, non lo so – mi son trovato di fronte a un gigantesco pomodoro nel bel mezzo di una piazza, opera che celebrava il prodotto principe e la fonte maggiore di ricchezza della zona. Bene, era molto più allegro e gradevole alla vista e genuinamente, spontaneamente pop dell’Ago e Filo oldenburghiano).

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