Festival di Venezia 2012. Recensione. AT ANY PRICE cerca di rilanciare il mélo edipico anni ’50, ma non ce la fa

At Any Price, regia di Ramin Bahrani. Con Dennis Quaid, Zac Efron, Kim Dickens, Heather Graham. Nella sezione Venezia 69 (in concorso per il Leone d’oro).
Immense piantagioni. Famiglie rivali pronte a tutto per il predominio del territorio. Figli che non vogliono seguire le orme dei padri. At Any Price vorebbe rinverdire i fammeggianti melodrammi edipici alla Elia Kazan e Tennesseee Williams, quelli con i patriarchi tutti di un pezzo e i giovani ribelli. Ma il film non decolla. Zac Efron? Tanta buona volontà. Voto 5+
Conflitti edipici e passioni sullo sfondo delle immense praterie del Mid West. Patrimoni familiari che rischiano la rovina, figli che non vogliono più seguire le orme dei padri, e faccende di sesso e corna a complicare il già complicato scenario. Ricorda qualcosa? Certo, ricorda i grandiosi melodrammi anni Cinquanta alla Elia Kazan, alla Tennessee Williams. La valle dell’Eden, Il gigante, La gatta sul tetto che scotta. Il figlio vagamente ribelle e tendenzialmente degenere che non ha nessuna voglia di gestire l’immenso business di famiglia si chiama qui Dean, tanto perché non ci siano dubbi sulle allusioni, le citazioni e i clin-d’oeils, e come il James Dean di Gioventù bruciata ha la passione delle macchine e della velocità. Insomma, sulla carta questo At Any Price dell’indie Ramin Bahrani prometteva succulenti drammi e dilaniamenti e strazi, tra muscolari sfide tra maschi alfa del branco e accensioni amorose in mezzo a granai e campi di mais. Invece no. O meglio, il film questa cosa qui ambirebbe a essere, quell’epopea mélo-dinastica anni ’50 vorrebbe rinvedire e rivisitare, ma non ce la fa. Ramin Bahrani, 37 anni, americano di radici iraniane, nome illustre del cinema indipendente americano, abbonato da anni ai festival da Cannes a Venezia, sceglie lo scenario giusto, piantagioni immense nel mezzo dell’Iowa, una dinastia che da gerenazioni produce su scala sempre più grande quel nuovo oro che sono i cereali. La concorrenza è feroce, ci si rubano i clienti con ogni mezzo, ma a dominare sono le grandi company poduttrici di semi geneticamente modificati che hanno consentito uno spettacolare balzo della produzione e della redditività. La comunità è piccola, tutti conoscono tutti, tutti si ritrovano in chiesa per sermoni, funerali e matrimoni, ma la guerra tra i due clan principali è in atto, anche se sotterranea, e la posta in gioco è il dominio assoluto del territorio. Gli Whipple sono uno dei contendenti. Solo che il padre Henry (Dennis Quaid in una strana, sballata performance che tende al caricaturale, tant’è che in certi momenti sembra di sentire Ollio doppiato da Sordi) ha i suoi guai. Il figlio maggiore Grant se n’è partito per scalare non si capisce bene quale vetta andina, e Dean, il cucciolo di casa, pensa solo a correre. Il business poi, anche se non sembra, è sull’orlo del collasso, visto che il clan rivale si sta muovendo con mezzi leciti e illeciti per togliere di mezzo i Whipple. Ora, le premesse per uno spettacolone fiammeggiante ci sarebbero tutte, compresa una donna che passa sia nel letto del padre che in quello del figlio. Peccato che per un’ora nulla o poco succeda, e parlare di semi geneticamente modificati sarà anche importante ma è di una noia mortale e non ha il minimo appeal drammaturgico. Fatti e fattacci (corna, incidenti, amazzamenti) avvengono troppo tardi, e non bastano ahinoi a snuovere la stagnante narrazione. Bahrani ce la mette tutta, ma si vede che il suo stile indie – immediatezza e agilità – non c’entra niente con la storia, per la quale invece ci vorrebbe un approccio grandioso, epico, anche tonante. Tutte cose che non stanno nella cinepresa del regista. La sceneggiatura così rilasciata e allentata e priva di climax non aiuta. Il risultato è un fallimento, ed è un peccato, perché At Any Pice poteva essere il rilancio di un genere glorioso. Di Dennis Quaid si è detto. Zac Efron è molto volenteroso e ce la mette proprio tutta, come già in The Paperboy visto a Cannes. Si rivede, un po’ sprecata, quella delizia di attrice che è Heather Graham. C’est tout.

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