Venezia Festival 2012/ Recensione. BELLA ADDORMENTATA di Bellocchio affronta senza ideologia il tema del fine-vita, ma con una struttura narrativa sconnessa e poco coerente

Bella addormentata, regia di Marco Bellocchio. Con Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio. Italia 2012. Presentato nella sezione Venezia 69 (in concorso per il Leone d’oro).
Mentre Eluana Englaro muore, quattro storie si svolgono sotto i nostri occhi.
Bellocchio non prende posizione sul fine-vita, ci mostra invece i diversi punti di vista attraverso i suoi personaggi e le loro scelte. Ma le storie non si incastrano molto bene, mentre Bella addormentata diventa interessante in certi dettagli, nelle derive mistiche e visionarie, nelle accensioni anarcoidi, nella messinscena di piccoli inferni di famiglia. Voto 6 meno

No, non è (solo) un film sulla fine di Eluana Englaro. Il caso, fedelmente ricostruito nella sua fase terminale, quello del trasporto di Eluana da Lecco alla clinica di Udine dove morirà, è lo sfondo su cui Bellocchio innesta quattro storie, che parecchio c’entrano con eutanasia e fine-vita e che però anche non c’entrano e vanno per conto loro. Prudentemente il regista, ormai maestro consacrato, si astiene da ogni presa di posizione su staccare o meno la spina in caso di coma irreversibile, le varie facce della questione le mostra invece attraverso i suoi personaggi e le loro scelte differenti. Allora: una ragazza pro-life di nome Maria (una perfetta Alba Rohrwacher) che prega e protesta davanti alla clinica di Udine perché non venga tolta l’acqua a Eluana. Un ragazzo che sta lì esattamente per la ragione opposta e sostiene il diritto alla buona (buona?) morte. Il padre di lei (l’onnipresente Toni Servillo), deputato del centro-destra il quale per disciplina di partito dovrebbe votare il disegno di legge che si sta varando per impedire la morte di Eluana, e che ha però ha una crisi di coscienza, non vuole ottemperare alle direttive del partito perché lui la morte per eutanasia l’ha praticata alla moglie sofferente (e la figlia pro-life non lo sa). Più un’attrice (Isabelle Huppert) cha ha lasciato tutto, carriera e lavoro, per assistere la figlia in coma, esattamente come Eluana, e che non rinuncia alla speranza e forse spera in un miracolo. Più una tossica (Maya Sansa) finita in ospedale e assistita da un medico che chissà perché ha preso a cuore la sua vicenda, e pure lei in semi-coma. Ora, uno dei problemi è che questi diversi racconti non si incastrano mai alla maniera fluida e coerente, per dire, dei film di Arriaga-Inarritu, vengono iniziati poi abbandonati poi ripresi senza mai, così mi pare, un disegno narrativo forte. Almeno due terzi del film sono occupati dal deputato e dalla figlia, solo dopo e molto tardivamente rientrano in ballo le altre due storie, come se fossero meno essenziali delle prime (e difatti così è). Quella con Maya Sansa, a essere franchi, non c’entra niente, è sconnessa dal resto, e non si capisce perché ci venga raccontata. Insomma, la struttura di Bella addormentata non è delle più ferree, la quadratura manca, la sceneggiatura arranca, anche i dialoghi qua e là non sono dei più felici scivolando nel sentenzioso, nel dimostrativo, nel didascalico. In questo festival in cui venerati maestri come Terrence Malick e Kim Ki-duk se ne fregano di ogni bon ton cinematografico e osano l’inosabile, tentano il sublime e, provandoci, rischiano anche il ridicolo, Bellocchio percorre una strada non così dissimile e altrettanto ardua. Bella addormentata delude molto se preso come film alto-autoriale su questioni bollentissime come la morte procurata, la morte più o meno dolce, convince invece e piace quando si lancia spudoratamente nel feuilleton, nelle beghe di famiglia così à la Bellocchio del genere Pugni in tasca-forever, nelle accensioni mistiche e visionarie, nelle pulsioni anarcoidi incoercibili. Maria, la ragazza pro-life, non esita un momento a mollare le sue compagne di preghiera per andare in albergo dal ragazzo del fronte pro-eutanasia e farci subito l’amore. Scusate, ma io questo sublime kitsch lo adoro: mentre si canta il Salve Regina sotto la pioggia (scena peraltro magnificamente girata), la nostra devota si rotola tra le lenzuola e dice al suo adorato nemico ideologico ‘ ti amo e senza di te non voglio più vivere’. Ecco, sono questi slittamenti imprevedibili a rendere interessante e perfino ghiotto il film, è la deriva mistica del personaggio della Huppert, è il figlio della Huppert così morbosamente e edipicamente legato a lei (lo interpreta Brenno Placido, non il figlio di Bellocchio come avevo precedentemente ed erroneamente scritto), è la Huppert vista come Mater Dolorosa e quasi reincarnazione della Vergine, è il figlio che recita (male, ma che importa vista la potenza del testo che tutto vince e travolge?) il Pianto della Madonna di Jacopone da Todi, è la messinscena, attraverso le preghiere dei pro life, di un religiosità popolare diffusa che però resta sempre sottotraccia e poco rappresentata dai nostri media. Bellocchio affronta qui il nodo della religione e della fede con rispetto, non si fa beffe di chi crede, come ha fatto invece l’austriaco Ulrich Seidl nello sciagurato film che ha portato qui a Venezia, Paradies: Glaube. Bella addormentata è un film senza struttura narrativa forte, cui capita nelle sue derive, nei suoi margini, di essere a tratti un grande film. Ma solo a tratti.

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6 risposte a Venezia Festival 2012/ Recensione. BELLA ADDORMENTATA di Bellocchio affronta senza ideologia il tema del fine-vita, ma con una struttura narrativa sconnessa e poco coerente

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