Venezia Festival 2012/ Vincitori e vinti: un commento a caldo. Verdetto quasi completamente condivisibile

Intanto, ecco dal sito del festival il comunicato con la lista dei premi maggiori:

Si è svolta la sera di sabato 8 settembre la Cerimonia di premiazione della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. La giuria di Venezia 69 ha assegnato i premi ufficiali: Leone d’Oro per il miglior film a Pieta di Kim Ki-duk. Leone d’Argento per la migliore regia a The Master di Paul Thomas Anderson. Premio Speciale della Giuria a Paradies: Glaube di Ulrich Seidl. Coppa Volpi per il miglior attore a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix nel film The Master di Paul Thomas Anderson. Coppa Volpi per la migliore attrice a Hadas Yaron nel film Lemale Et Ha’Chalal di Rama Bursthein.

Il commento. Palmarès ineccepibile. Personalmente, avrei invertito i due premi maggiori, dando il Leone d’oro a The Master e quello d’argento a Kim Ki-duk, ma va benissimo, va strabene anche così (Pieta è un film sgangheratamente sublime, o supremamente sgangherato: in ogni caso qualcosa di memorabile). Il verdetto più sensato ed equo tra tutti quelli dei festival cui ho assistito quest’ultimo anno (due Locarno, due Venezia, un Cannes, un Berlino). Non ho amato Paradies: Glaube di Ulrich Seidl, dunque il premio speciale della giuria è l’unico su cui ho delle riserve. Ma Seidl è un autore vero, disturbante, capace di opere grandi come quel Paradiso: Amore portato all’ultimo Cannes, e non c’è da scandalizzarsi per questo riconoscimento. Ottima, anzi doverosa Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla coppia di The Master Joaquin Phoenix-Philip Seymour Hoffman (però Joaquin Phoenix è un gradino sopra, e per lui già si parla di nomination ai prossimi Oscar). Forse ci sono state interpretazioni femminili migliori di quelle di Hadas Yaron, la ragazzina protagonista dell’israeliano Fill the Void-Lemale Et Ha’Chalal, ma la sua Coppa Volpi non è immeritata. E’ anche un modo per premiare il film, una delle belle sorprese di questo festival, destinato a piacere a un pubblico molto vasto. Olivier Assayas si porta via il premio per la miglior sceneggiatura, ed è il giusto, equilibrato riconoscimento: un Leone, come si vociferava, francamente sarebbe stato eccessivo.
L’Italia non trionfa. Giusto il premio a Ciprì, il migliore dei nostri. Premio per il contributo tecnico a Daniele Ciprì. Va bene così, è l’equo riconoscimento al migliore dei tre film italiani in concorso, E’ stato il figlio.
Gli sconfitti: innanzitutto Marco Bellocchio e il suo Bella Addormentata, pompatissimo dalla stampa italiana, ma francamente non proponibile per i Leoni al posto di Anderson e Kim Ki-duk. Niente a Terrence Malick e a To The Wonder, massacrato ignobilmente da gran parte della critica (soprattutto quella delle nostre parti). Si sapeva che non aveva chance: troppo controverso. Zero titoli anche a Thy Womb di Brillante Mendoza, che qualcosa avrebbe meritato.
Forse è mancato da parte della giuria il colpo d’ala, la mossa spiazzante. Ecco, se proprio vogliamo, forse si doveva trovare il coraggio di dare qualcosa a quello che è stato il caso di Venezia 69, Spring Breakers di Harmony Korine: magari un premio alle quattro ragazze come migliori attrici, perché no? O a James Franco. Da una giuria con gente come Marina Abramovich e Ursula Meier mi sarei aspettato anche un qualcosa per il film belga La cinquième saison. Ma si sa, i premi sono limitati, mica si può accontentare tutti.

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