FASSBENDER, Prometheus e Lawrence d’Arabia

Michael Fassbender è il robot David di ‘Prometheus’ (da venerdì 14 settembre al cinema). Ha come suo film di culto ‘Lawrene d’Arabia’ e fa di tutto per assomigliare al suo protagonista Peter O’Toole.

Peter O’Toole in ‘Lawrence d’Arabia’

Ancora Fassbender in ‘Prometheus’

Torna citato in due film Lawrence d’Arabia, il classico epic di David Lean dell’anno 1962 da cui è anche tratta l’immagine-logo di questo blog (con il protagonista Peter O’Toole e Omar Sharif). Il primo, e il maggiore, è quel Prometheus in uscita domani 14 settembre nelle sale d’Italia in cui Ridley Scott realizza il prequel (ma non solo) del suo Alien. Sci-fi alta, ai massimi livelli, sci-fi ai confini col filosofico-antropologico con i soliti immancabili echi di Odissea nello spazio, dove ci si interroga parecchio sul chi siamo e da dove veniamo (come umanità) più che preoccuparsi di sfoggiare effetti speciali. Tra i characters il più azzeccato è di sicuro il robot David, che ha la faccia e il corpo (gambe un po’ corte rispetto al torso, bisogna dire) di Michael Fassbender, come sempre molto molto bravo. Dico solo che David, dalle sembianze assolutamente umane, ha come film di culto Lawrence d’Arabia, che si guarda e riguarda su schermo gigantissimo pluridimensionale effetto ologramma (d’altra parte ci troviamo su una nave spaziale nell’anno 2089). Cita le battute, cerca di assomigliare il più possibile a Lawrence-O’Toole, si fa il capello biondo e liscio come lui, se li pettina come lui. Quasi un suo replicante. Si parla parecchio di Lawrence d’Arabia anche nel documentario americano appena presentato e visto al Festival di Venezia Valentino’s Ghost (Valentino sta per Rodolfo attore e sex symbol, non per il couturier). Diretto da Michael Singh, ripercorre il cinema di Hollywood per mostrarci e raccontarci come dai suoi esordi in poi ha rappresentato la figura dell’arabo. Ora, poteva mancare il film di Lean? Peccato che il tono di Valentino’s Ghost sia pesantissimamente ideologico, manicheo, rozzo, vetero-goscista, ultraradical più che liberal, onde per cui il cinema viene regolarmente visto come estensione del razzismo, del colonialismo e di altre presunte nefandezze compiute dall’America e dall’Occidente verso il mondo arabo-musulmano. Ne fa le spese anche un capolavoro come Lawrence d’Arabia, da cui vengono estrapolate e decontestualizzate scene per accusarlo di chissà quali misfatti anti-arabi. Però la forza del film di David Lean resta tale da riuscirci a incantare nonostante ogni tentativo demolitorio del signor Singh.

L’affiche del doc ‘Valentino’s Ghost’ di MIchael Singh

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