Venezia Festival 2012/ Recensione: THE COMPANY YOU KEEP di/con Robert Redford non ce la fa a interessarci, né come action, né come film sulla rivoluzione invecchiata

Robert Redford è Jim Grant, ex membro del gruppo armato degli Weather Underground

The Company You Keep, regia di Robert Redford. Con Robert Redford, Shia La Beouf, Susan Sarandon, Julie Christie, Stanley Tucci, Nick Nolte. Usa 2012. Presentato a Venezia fuori concorso.

Shia LaBeouf è il giovane reporter

Non male l’idea di mettere in scena i componenti invecchiati e un po’ acciaccati di un ex gruppuscolo armato degli anni ’60 americani. Il tema del confronto con il proprio passato avrebbe potuto produrre qualcosa di interessante, solo che The Company You Keep svolta subito sull’action e sul thriller (oltretutto interpretato e diretto da Redford in modo troppo compassato e alla minima velocità consentita). Parata di star mature, più un discreto Shia LaBeouf. Voto 5

Susan Sarandon è l’ex componente di una cellula rivoluzionaria

Parata di star âgée, in testa un Robert Redford con molte rughe e gli occhi ridotti ormai a fessure, un Nick Nolte che i suoi anni se li porta magari non benissimo ma molto disinvoltamente, più le due signore Susan Sarandon, la più giovane dei maturi interpreti, e Julie Christie, ancora bella, e che non tradisce il ricordo della sua mitologica Lara nel Dottor Zivago. Impietosi sarcasmi tra pubblico e addetti ai lavori su The Company You Keep, subito ribattezzato al Lido la baggina di Hollywood. Il problema però non sta in quello (un film con attori over 60 e 70 come Marigold Hotel è stato uno dei successi a sorpresa al box office di questo 2012), semmai nella storia che The Company You Keep racconta e nel ritmo troppo compassato impresso dalla regia di Redford. Anche qui, come in Après Mai di Olivier Assayas, si torna per il godimento dei tanti reduci presenti al festival alla stagione calda sessantottarda, o della contestazione politico-giovanile. Se Assayas ricostruisce con parecchia fedeltà gli umori e anche gli amori di alcuni liceali del dopo maggio francese, Redford ci mostra quel che resta oggi dei membri di un gruppuscolo armato americano degli ultimi, caldi anni Sessanta, adesso tutti invecchiati e riciclati sotto falsa identità, tutti con una vita di solida normalità e carriere di discreto successo. Membri allora del movimento armato degli Weather Underground (pochi se lo ricordano, ma i primi gruppi rivoluzionari con pistole in pugno nacquero negli Usa ben prima delle europee RAF e Brigate rosse e a queste servirono in parte da modello), i protagonisti di The Company You Keep sono accusati di aver partecipato allora a una rapina in banca che di lasciò dietro un agente morto. Il film incomincia con uno dei membri di quel commando, una signora assai perbene che è poi Susan Sarandon, che dopo una vita sotto falso nome per sfuggire all’Fbi decide che è ormai tempo (i figli sono grandi e hanno meno bisogno di lei) di fare i conti col passato e di pagare, e dunque si costituisce e confessa. Da lì si innesca l’inchiesta di un giovane reporter del quotidiano locale (Shia La Beouf) – siamo ad Albany, benestante piccola capitale dello stato di New York – ben deciso a scoprire il più possibile dei molti segreti celati per decenni dal gruppuscolo (anche per far bella figura con il direttore e salvare la pelle in caso di ristruturazione e tagli, vista la crisi che morde il suo giornale come tutta l’editoria cartacea). È così che un ricco e apparentemente irreprensibile avvocato (Robert Redford) viene smascherato come ex appartenente alla celula combattente e la sua vera identità riportata a galla. Dovrà fuggire per non farsi beccare dal’Fbi, subito rimessasi sulle sue tracce. Man mano capiremo che il suo scopo principale è un altro, cercare la ex compagna di cellula che potrebbe scagionarlo dall’accusa di aver partecipato alla rapina e ucciso. Perché lui, Jim Grant, in realtà è innocente. Gli eventi che seguono non è certo il caso di svelarli. Quello dei vecchi compagni combattenti ormai invecchiati che si trovano a doversi confrontare con i loro antichissimi trascorsi è un tema devo dire non male, e sarebbe anche interessante un analogo film italiano (o altra conveniente narrazione) su ex brigatisti e altro. Non male anche lo squarcio che il film riapre su quelle menti allora intossicate dall’ideologia. Il personaggio interpretato da Julie Christie, quello che è rimasto più legato ai passati ideali rivluzionari e combattenti, non si mostra affatto pentito, ribadisce che in quelle condizioni e in quel momento (intervento in Vietnam ecc.) era doveroso ribellarsi, tace o quantomeno si mostra reticente nel fare autocritica sulla scelta armata e violenta. Insomma, i ragazzacci sono invecchiati e rugosi, tra un po’ magari ci finiscono all’ospizio, ma restano irriducibili. Pentiti mai. Ma siccome siamo in un film americano, qualcosa ma non troppo si concede a questo tipo di riflessioni e si svolta invece il più presto possibile sull’action (anche se a ritmo basso, temperato dagli acciacchi dell’età). Così The Company You Keep si trasforma in un classicissimo film di fuga e inseguimento. Con un risvolto giallo che alla fine naturalmente si svelerà. A non funzionare molto bene è proprio Robert Redford, forse troppo in là con gli anni (ma come facciamo a credergli come padre di una ragazzina di dodici anni?) e comunque poco adatto al ruolo di fuggitivo. Ci sarebbe voluto un Clint Eastwood, solo che Clint come ex militante di sinistra radicale mica sarebbe proponibile, ai tempi non andava a protestare contro la guerra in Vietnam, mica era un liberal, lui interpretava il tostissimo e tutt’altro che goscista ispettore Callaghan. La regia di Redford è pulita e professionale, ma scolastica e senza la minima invenzione, e pilota il film a una velocità troppo blanda. Sicchè The Company You Keep non riesce ad essere davvero qualcosa di interessante sulla rivoluzione invecchiata, sulla resa dei conti con un passato complicato, e nemmeno ce la fa a diventare un appassionante action. Era meglio il film precedente di Redford regista, The Conspirator, sul processo agli assassini di Lincoln. Damanda scema alla conferenza stampa veneziana rivolta al povero Redford da parte di una giornalista straniera di una testata importante: ma perché ha voluto con sè tante star famose decine di anni fa? Come se a interpretare sessantenni o settantenni si potesse chiamare gente di trent’anni. Roba da matti. Ma le conferenze stampa ai festival sono quasi sempre roba da matti.

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