Al cinema/ Recensione: ‘Che cosa aspettarsi quando si aspetta’ è troppo furbo e manierato per essere un buon film

Che cosa aspettarsi qundo si aspetta, regia di Kirk Jones. Con Cameron Diaz, Jennifer Lopez, Elizabeth Banks, Anna Kendrick, Dennis Quaid, Chace Crawford, Brooklyn Decker, Matthew Morrison, Rodrigo Santoro, Joe Manganiello, Chris Rock. Usa 2012.
Dopo Travolti dalla cicogna, arriva un altro pregnancy-movie: pance, ecografie, parti con o senza la presenza di lui, pappe, pannolini. Cinque coppie, cinque storie, cinque facce del fare figli oggi. Qualche lampo cinico c’è, ma a stravincere è lo zucchero dei buoni, troppo buoni, sentimenti. Voto 4 e mezzo
Dopo il francese – di moderato successo nei nostri cinema – Travolti dalla cicogna, arriva un altro pregnancy movie, pance, parti al cospetto o meno del consorte e successivi pannolini e poppate. Da inscrivere nel filone sarebbe anche La guerra è dichiarata per la sua prima parte, solo che poi svolta in dramma e in cancer movie, e non è il caso. Questo film dal titolo troppo lungo e lambiccato che non aiuta, ispirato all’omonima guida bestseller che dal 1984 spiega alle americane quel che le aspetta in gravidanza e dopo la venuta al mondo del pargolo, è furbo, eccessivamente furbo, ed è questo il suo limite più smaccato, anche quello che lo rende piuttosto antipatico e artificiale, inautentico, nella sua non celata intenzione di accontentare tutti i possibili pubblici, le donne di ogni età innanzitutto, ma attraverso qualche ruffianeria ulteriore pure i loro mariti, compagni, fidanzati. Vien da chiedersi come mai sempre di più si facciano e si vadano a vedere simili film di gravidanza: proprio oggi, proprio adesso che di figli se ne fanno pochi e faticosamente. O forse è proprio per questo. Forse questo genere cinematografico in via di affermazione incarna l’ossessione con cui ormai in Occidente si guarda al fare bambini, ci mostra quale tormentosa questione – individuale, familiare, collettiva – sia diventata. Ossessione che coinvolge e si impadronisce di chi i figli li fa, di chi non li fa, di chi li vuole ma non può, di chi li vuole e può. Tutti catturati nel gorgo ansioso e ansiogeno, peché il restare incinta e il mettere incinta, cose che sempre si son fatte e sono accadute con il massimo di naturalezza, oggi sono sovraccaricate di un eccesso di aspettative, voglie, desideri, terrori, perfino allucinazioni. Cos’è successo, come siamo potuti arrivare a tanto? Mentre scorrono le immagini di Che cosa aspettarsi quando si aspetta, al di là dell’apparente futilità di ciò che narra, al di là del suo tono di commedia, si rimane sgomenti da tutto questo indaffararsi, anche filmico, attorno a qualcosa di tanto ovvio e basico. Ecco, questo film è un perfetto indicatore del grado di drammatizzazione cui è giunto il diventare padri e madri, il mettere al mondo dei bambini, oggi, qui, ora. Cinque storie, cinque coppie che in vario modo hanno a che fare con bebè in arrivo, o che si vorrebbe arrivassero ma non arrivano. Cast all-star, per coprire i molti ruoli e mettere in mostra le tante facce della questione, i tanti modi di affrontarla o non affrontarla. La donna in carriera televisiva (Cameron Diaz) che si scopre incinta del suo partner di una cosa tipo Ballando con le stelle e sottovaluta l’impatto che avrà. I due ragazzi che in apparenza si detestano ma in fondo si amano, o almeno si attraggono, e lei (Anna Kendrick, una delle attrici giovani più brave in circolazione, quella di Tra le nuvole con George Clooney) rimane incinta subito dopo la prima e unica volta che fanno l’amore. Un goffo marito e la moglie di lui (Elizabeth Banks, l’entertainer di The Hunger Games) cui la gravidanza porta problemi fisici di ogni tipo. Più l’ipercompetitivo, femminiere, eternamente giovane padre di lui (Dennis Quaid ormai entrato nella fase del gigionismo acuto, come s’è visto pure a Venezia in At Any Time, come si vedrà in The Words) che in contemporanea mette incinta la giovane compagna. Ultima coppia del rondò, una fotografa con qualche difficoltà di lavoro (Jennifer Lopez) che non potendo avere figli convince il devoto partner a un’adozione. Naturalmente ci saranno punti di contatto, che scopriremo man mano, tra i vari spezzoni narrativi, come vuole il modello ormai affermato del film-affresco multifocale. L’astuzia dei confezionatori sta nell’affrontare, attraverso i molti caratteri, le differenze con cui una gravidanza può essere vissuta. Gran profusione di retorica e buoni sentimenti, ma gli autori non sono così stupidi da tacere anche il brutto dell’esperienza, mostrandoci con il personaggio della Banks quanto la gravidanza possa essere pesante nel fisico e quanti guai possa comportare. Solo che la quantità di zucchero supera abbondantemente quel poco di acido corrosivo che c’è e rischia di mandarci tutti in coma diabetico. L’episodio peggiore è quello dell’adozione, con un tasso di retorica e di cliché insopportabile, anche perché la sua protagonista Jennifer Lopez (pure coproduttrice), non è, lo sappiamo, la più grande attrice sulla faccia della terra. La sequenza di lei e il compagno in Eiopia a prendere il bambino è agghiacciante. Vorrebbe essere buona, buonissima, buonista, rivela invece senza volerlo come certe pratiche pur animate dalle migliori intenzioni abbiano delle volte il sapore amarissimo di un’intrusione violenta in un altro mondo, di un acquisto disinvolto e cinico, di un mercato. Basterebbe questo a rendere indigeribile Che cosa aspettarsi quando si aspetta. Ma il peggio sta altrove, in quel gruppo di babbi-mammi passeggianti con relativi figli al parco dove il pur amabile e ironico e linguacciuto Chris Rock non riesce a togliere il retrogusto pesantemente politically correct di questi uomini tamente devoti al culto della propria paternità da rasentare la femminilizzazione e la rinuncia a ogni tratto virile.

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Una risposta a Al cinema/ Recensione: ‘Che cosa aspettarsi quando si aspetta’ è troppo furbo e manierato per essere un buon film

  1. Fabio scrive:

    Mi spiace, ma non sono per nulla d’accordo!
    Il film è bello e sereno, ottimo film da godersi in bella compagnia.

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