Film-capolavoro stasera sulle tv gratuite: EVA CONTRO EVA (mercoledì 19 settembre 2012)

Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz, Iris, ore 23,08.
Imperdibile, anche se lo si è già visto cinque volte. Dialoghi scintillanti di perfidia e doppiezza e allusività come poche volte s’era visto prima e si vedrà dopo. Bette Davis al suo culmine, cioè al massimo di una carriera già ai massimi assoluti di Hollywood. Cinema meraviglioso di parola, e grandissimo cinema, a smentire i cultori talebani fondamentalisti di uno specifico filmico che dovrebbe rinunciare a ogni lascito teatrale per farsi solo immagine. Storia (del remoto anno 1950) che oggi sarebbe difficile da scrivere e mettere in scena, giacchè la pur sacrosanta rivoluzione femminile di fine ventesimo secolo ha avuto come effetto collaterale il buonismo, quella corretezza politica che impedisce o almeno demonizza e censura ogni rappresentazione di malvagità di donne. Eva contro Eva, geniale titolo italiano che migliora il già notevole originale All aboute Eve, Tutto su Eva, ci mostra una storia così paradigmatica da essere assurta a mito moderno. Un’attrice di teatro, Margo, all’inizio del suo declino, devastata da un ego impossibile e capricciosamente divistico che impone come un flagello a sè e purtroppo anche agli altri, si ritrova al cospetto una ragazza di nome Eva che si dichiara sua adorante ammiratrice. La prende con sè come segretaria, e sarà come accogliere in seno la proverbiale vipera. Eva si modella su di lei, vuol diventare attrice come lei, soprattutto vuole prendere il suo posto sul palcoscenico come nella vita privata. Un processo mimetico e cannibalico ancora oggi inquietantissimo e perturbante alla visione. Ci riuscirà con un piano diabolico e con la complicità di chi stava vicino a Margo e poi l’ha tradita (per vendetta, per stanchezza delle umiliazioni da lei subite). Il teatro come rappresentazione della vita nella sua forma più belluina. Pulsioni primarie. Una rivalità femminile che ha qualcosa di pre-civile, barbarico, ancestrale. Donne che hanno la stoffa di quelle dee trascinate da sentimenti umani, troppo umani, di certe mitologie. Uomini che di fronte a questo spietato duello femminile sono solo presenze, spettatori, complici, amanti,  sempre in seconda e terza fila. Bette Davis, come si diceva, sensazionale, non mi viene altra parola. Anne Baxter se la cava assai bene come sua giovane antagonista ed esemplare perfetto di gattamortismo, ma certo non può competere con la più brava di tutte e di sempre (insieme a Katharine Hepburn). Regia di quel signore del cinema e disincantato osservatore dell’umano che fu Joseph L. Mankiewicz. Film che è un gran culto queer, ovvio. Occhio, c’è anche Marilyn ai suoi esordi. La rivalità femminile l’ha rispolverata Brian De Palma nel suo Passion appena presentato in concorso a Venezia, ma la delusione è stata forte, e il duello Rachel McAdams-Noomi Rapace ci ha fatto intravvedere solo qualche debole traccia di quello, titanico, tra Davis e Baxter.

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