Il diario di Bridget Jones di Sharon Maguire.
Film di immenso successo da un libro di immenso successo. Matrice di tutta la chicklit e tutti i chick-flick successivi, anzi, opera fondatrice del genere. Non male, ancora divertente. Peccato che abbia dato il via una serie di imitazioni inguardabili e illeggibili. Bridget Jones è la ragazza imperfetta che tutte sono e però nessuna vorrebbe essere, il non-modello di riferimento, l’immagine allo specchio. Dunque proprio per questo capace di diventare oggetto di un processo di identificazione di massa da parte delle donne di ogni dove, come poche altre volte accaduto negli anni Duemila. Tutte sono (un po’) Bridget, tutte (un po’) la amano e (un po’) la detestano. Tutte hanno letto il libro e visto questo film. Trent’anni, incasinata, fumatrice, con qualche chilo di troppo, dunque lì a lottare con diete e altre privazioni. Buoni propositi spesso disattesi. Poi, gli uomini, quelli giusti e quelli sbagliati (sono più gli sbagliati). Renée Zellweger nella parte della vita, da cui non è mai riuscita a liberarsi davvero.
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