i 55 FILM che i Taviani dovranno battere per vincere l’Oscar

‘Amour’ di Michael Haneke (candidato austriaco)

‘No’ di Pablo Larrain (candidato cileno)

‘Just the Wind’ di Benedek Fliegauf (candidato ungherese)

‘Fill the Void’ di Rama Burshtein (candidato israeliano)

Facile dire: Cesare deve morire dei Taviani è candidato all’Oscar (come migliore film in lingua straniera). Non siamo che all’inizio, come ho già raccontato in un precedente post. Questa è solo la prima fase, in cui ogni paese del mondo sceglie il suo candidato e lo comunica all’Academy. E la nostra commissione l’altro giorno ha appunto deciso per i Taviani. Adesso toccherà all’Academy prendere visione di tutti i film iscritti, che al momento sono 56 in rappresentanza di altrettanti paesi (l’anno scorso furono 64). Poi a dicembre ci sarà la prima selezione e i film verranno ridotti a una shortlist di nove titoli, il 10 gennaio verrà comunicata la cinquina delle nomination, i finalisti veri e propri. Proclamazione del vincitore e consegna dell’Oscar il 24 febbraio. Dunque, Cesare deve morire se la deve vedere con altri 55 concorrenti, mica pochi. Tutti virtualmente alla pari sulla linea di partenza. Sotto, la lista completa. Tra i rivali, film di rispetto come Amour di Haneke, vincitore della Palma d’oro a Cannes e, secondo i siti americani, superfavorito. Come No del cileno Pablo Larrain e il rumeno Oltre le colline (nei pronostici vengono subito dopo Haneke). C’è anche il successo globale Quasi amici, astutamente scelto dalla Francia come proprio rapresentante. Ne ho visti un bel po’ nei vari festival, Cannes, Berlino, Venezia, Locarno, o normalmente in sala, e ne ho già scritto: se cliccate il link potrete leggere la mia recensione. Un paio li ho visti, ma ancora non ne ho scritto: il marocchino Death for Sale (non male) e il bosniaco Children of Sarajevo, dato a ‘Un certain regard’ a Cannes (non mi ha entusiasmato). Un altro, il messicano After Lucia, era pure a Cannes a ‘Un certain Regard’, ma non sono riuscito a vederlo causa file impossibili. Mi mordo le dita. E a proposito di Children of Sarajevo: ricordo che alla fine della proiezione è salita sul palco a prendersi la sua bella dose di applausi la giovanissima regista Aida Begić, molto carina, con tanto di velo in testa (è una bosniaca musulmana). Non certo un’imposizione  – la Bosnia non è l’Iran – ma una scelta. Il che ha spiazzato un po’ tutti. Adesso eccola in corsa per l’Oscar.

Albania, Pharmakon, di Joni Shanaj
Algeria, Zabana!, di Saïd Ould Khelifa
Armenia, If Only Everyone, di Natalya Belyauskene
Australia, Lore, di Cate Shortland (in tedesco) (recensione da Locarno)
Austria, Amour, di Michael Haneke (in francese) (recensione da Cannes)
Azerbaijan, Buta, di Ilgar Najaf
Bangladesh, Ghetuptra Kamola, di Humayun Ahmed
Belgio, Our Children (A perdre la raison), di Joachim Lafosse (in francese) (recensione da Cannes)
Bosnia Erzegovina, Children of Sarajevo, di Aida Begić
Brasile, The Clown, di Selton Mello
Bulgaria, Sneakers, di Valeri Yordanov
Cambogia, Lost Loves, di Chhay Bora
Canada, War Witch (Rebelle), di Kim Nguyen (recensione da Berlino)
Cile, No, di Pablo Larrain (recensione da Locarno)
Colombia, El Cartel de los Sapos, di Carlos Moreno
Croazia, Cannibal Vegetarian, di Branko Schmidt
Danimarca, A Royal Affair, di Nikolaj Arcel (recensione da Berlino)
Estonia, Mushrooming, di Toomas Hussar
Filippine, Bwakaw, di Jun Lana
Finlandia, Purge, di Antti Jokinen
Francia, Quasi amici (The Intouchables), di Eric Toledano e Olivier Nakache (recensione)
Georgia, Keep Smiling, di Rusudan Chkonia
Germania, Barbara, di Christian Petzold (recensione da Berlino)
Giappone, Our Homeland, di Yong-hi Yang
Grecia, Unfair World, di Filippos Tsitos
Hong Kong, Life Without Principle, di Johnnie To (recensione da Venezia)
Islanda, The Deep, di Baltasar Kormákur
India, Barfi!, di Anurag Basu
Indonesia, Tiny Dancer, di Ifa Isfansyah
Israele,  Fill The Void, di Rama Burshtein (recensione da Venezia)
Italia, Cesare deve morire, di Paolo e Vittorio Taviani (recensione da Berlino)
Kazakistan, Myn Bala, di Akan Satayev
Kenya, Nairobi Half Life, di David ‘Tosh’ Gitonga
Macedonia, The Third Half, di Darko Mitrevski
Marocco, Death For Sale, di Faouzi Bensaïdi
Messico, After Lucia, di Michel Franco
Olanda, Kauwboy, di Boudewijn Koole
Norvegia, Kon-Tiki, d Joachim Rønning e Espen Sandberg
Perù, The Bad Intentions, di Rosario Garcia-Montero
Polonia, 80 Million, di Waldemar Krzystek
Portogallo, Blood of My Blood, di João Canijo
Repubblica Ceca, In The Shadows, di David Ondricek
Repubblica Dominicana, Check Mate, di José María Cabral
Romania, Oltre le colline (Beyond The Hills), di Cristian Mungiu (recensione da Cannes)
Russia, White Tiger, di Karen Shakhnazarov
Serbia, When Day Breaks, di Goran Paskaljević
Slovacchia, Made in Ash, di Iveta Grófová
Slovenia, A Trip, di Nejc Gazvoda
Spagna, Blancanieves, di Pablo Berger
Sud Corea, Pietà, di Kim Ki-duk (recensione da Venezia)
Svezia, The Hypnotist, di Lasse Hallström
Svizzera, Sister, di Ursula Meier (recensione da Berlino)
Tailandia, Headshot, di Pen-Ek Ratanaruang
Taiwan, Touch of the Light, di Chang Rong-ji
Territori Palestinesi, When I Saw You, di Annemarie Jacir
Ucraina, Firecrosser, di Mykhailo Illienko
Ungheria, Just The Wind, di Benedek Fliegauf (recensione da Berlino)
Venezuela, Rock, Paper, Scissors, di Hernán Jabes
Vietnam, The Scent of Burning Glass, di Nguyen Hu’u Muoi

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