Film da ritrovare, oggi sulle tv gratuite: MARCELLINO PANE E VINO (domenica 30 settembre 2012)

Marcellino pane e vino, Retequattro, ore 14,47.
Bisogna averci l’età per ricordarselo, o comunque saperne qualcosa. Questo fu negli anni Cinquanta del secolo scorso un film che fece fremere le sale parrocchiali di cinema e gli oratori, un hit di quel cinema per famiglie con bollino di garanzia rilasciato dalle autorità ecclesiastiche, che però riuscì a superare ogni barriera cultural-confessionale e diventare un successo planetario impressionante per ampiezza e per omogeneità. Un film piccolo, nato nella cattolicissima Spagna e che quel mondo rifletteva, eppure universale. Dileggiarlo sarebbe inutile e anche stupido, meglio rispettarlo come conviene a un prodotto che ha fatto epoca e, ebbene sì, anche un po’ la storia del cinema. Un reperto archeologico da un’altra era, venuto dal profondo del franchismo, da osservare e studiare, vedere e rivedere senza pregiudizi. I bambini che lo videro non se lo sono scordato più e credo nemmeno gli adulti. Cinema devozionale, ma non stupido, non banale, innestato sul favolistico e perfino su certa tradizione surreale iberica, anche nutrito di umori forti e densi e grevi di controriformismo. Dunque: in un villaggio spagnolo alcuni frati trovano in un cesto un bambino abbandonato, un povero figlio di nessuno. Lo adotteranno e chiameranno Marcellino, come il santo del giorno in cui è stato rivenuto. Marcellino cresce con quei dodici monaci un po’ padri, ma privo di ogni figura materna. Vedendo la statua del Cristo crocefisso si impressiona per la sua magrezza e le ferite (ecco il controriformismo più cupo tornare a galla), gli offre pane e vino, e incredibilmente, miracolo!, il Cristo si anima, gli risponde (ecco il surrealismo). Finale straziante che fece piangere il mondo, e chissà se adesso la commozione si rinnova nel più disincantato pubblico televisivo di oggi. Bellissimo bianco e nero, con ombre espressioniste ben dosate dal regista Ladislao Vajda, uno dei tanti fuggitivi di quello che era stato il baricentro d’Europa, l’impero austro-ungaricco, uno che aveva lavorato con Billy Wilder e si era nutrito del cinema di Fritz Lang, dunque tutt’altro che ingenuo e disarmato. Il protagonista Pablito Calvo divenne una superstar, per poi scomparire nel nulla di lì a qualche anno. Canzoncina-filastrocca ( ‘Ricordate Marcellino?/solo pane e solo vino’) che divenne un tormentone. Il più grande successo di sempre del cinema spagnolo, nato da quella Spagna devota che ancora c’è e sempre ci sarà, e che nessun Zapatero e nessun Almodovar riusciranno mai a svellere. Venne presentato sia a Cannes che a Berlino. Altri tempi, oggi un film così non avrebbe il passaporto per nessun festival.

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