L’esercizio del potere, la7d, ore 1,30.
Uno dei pochi film occidentali che abbiano davvero affrontato il totalitarismo dell’ex impero sovietico, il suo dominio sulle coscienze, le sue tecniche di distruzione psicologica individuale e di massa. Dopo La confessione di Costa Gavras poco si è visto, e questo L’esercizio del potere (Eminent Domain) del 1990 è tra quel poco, dunque un’occhiata anche se a ora tarda se la merita. Coproduzione amricano-europeo-israeliana, racconta una tetra vicenda nella Polonia pre-Solidarnosc del 1979. Un alto funzionario del partito comunista (Donald Sutherland) si ritrova di colpo spossessato del suo ruolo, per ragione che non conosce e non riesce a capire. Quelli che un tempo erano amici ora lo tengono a distanza, la moglie viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico, tecnica usuale in quei tempi per tacitare i dissidenti, la figlia viene rapita. Quel gelido non-sense kafkiano in versione sadico-sovietica, fra tardostalinismi e burocraticismi brezneviani, e sullo sfondo c’è sempre un qualche lager ad aspettare, una cella, se non peggio. Film non eccelso, pedissequamente didascalico se vogliamo, ma utile a ricordarci cosa fu il totalitarismo di marca sovietica, uno degli orrori massimi del secolo breve.
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