Film-cult oggi sulle tv gratuite: PALERMO-MILANO SOLO ANDATA (domenica 7 ottobre 2012)

Palermo-Milano solo andata, Iris, ore 15,30.
Ci sono dei film che ami follemente e non riesci a spiegartelo. Qualcosa che possiamo categorizzare tra il guilty pleasure e il cult. Ecco, così è per me questo Palermo-Milano solo andata. Quando lo vidi alla metà degli anni Novanta qui a Milano in un cinema che non c’è più, il Tiffany di corso Buenos Aires, semplicemente lo adorai. Diretto da un regista-sceneggiatore che aveva attraversato la stagione dei B-movie italici anni Settanta-Ottanta, Claudio Fragasso, riesumava il glorioso genere del poliziottesco rude e ruspante all’italiana tutto agenti incazzosi e pronti alle botte e agli spari senza ancora troppe preoccupazioni di garantismi et similia. E però lo immetteva in un quadro per così dire più legittimante e istituzionale, più politicamente corretto e perbene, onde smussare la selvaggeria del genere e renderla digeribile al pubblico e a un’Italia che non era più da un pezzo quella degli anni ’70. Il quadro è quello della lotta alla mafia dell’epica stagione prima di Dalla Chiesa e poi di Falcone e Borsellino. Storia semplice, esemplare e efficacissima. Un pentito di mafia (Giancarlo Giannini) deve essere portato da Palermo su su fino a Milano perché deponga a un processo contro il crimine organizzato. Con lui anche la giovane figlia (una Romina Mondello che a quel tempo mai avrebbe immaginato che un giorno sarebbe finita a interpretare un film di Terrence Malick, come invece è da poco accaduto con To The Wonder: vedi recensione da Venezia 2012). Si mette insieme una squadra di poliziotti-ragazzotti che hanno l’improbo compito di scortarlo attraverso l’Italia, mentre la mafia naturalmente farà di tutto per farlo fuori. Un mafia-movie alquanto anomalo, che investe forse con intenzione metaforica l’intero territorio nazionale, dove ogni luogo, ogni incrocio, ogni anfratto di questa benedetta penisola può essere il ricettacolo dei killer che hanno per bersaglio il pentito. Anche un road-movie abbastanza anomalo per il nostro cinema, con i furgoni cellulari al posto della cabrio gassmaniana del Sorpasso. Agguati, scontri, feriti e morti. Succede di tutto, e noi seguiamo con il cuore in gola il lungo, interminabile viaggio. Intanto facciamo conoscenza dei componenti della scorta, ragazzi impauriti, ma anche devoti alla loro divisa, integri, coraggiosi, pur se italicamente coraggiosi senza iattanza e senza arroganza (ecco, questo è uno dei film in cui rifulge al meglio il cosiddetto carattere italiano). Cast indimenticabile e perfetto. Capeggia la scorta un Raoul Bova al massimo della sua carriera, con lui un timido, esitante Valerio Mastandrea, Ricky Memphis, Francesco Benigno e Rosalinda Celentano come poliziotta in un’apparizione che ci fa rimpiangere quello che lei sarebbe potuta diventare nel nostro cinema e non è diventata. Stefania Sandrelli è la moglie del pentito. Grande successo al box office, film esportato in tutto il mondo. Ottimi ascolti a ogni passaggio tv. Claudio Fragasso non si sarebbe più ripetuto a simili livelli. Comunque un film che resta un riferimento per ogni successivo action all’italiana, anche la matrice vera di serie televisive come Distretto di Polizia.

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