Film-capolavoro stasera sulla free tv: MULHOLLAND DRIVE di David Lynch (mercoledì 10 ottobre 2012)

Mulholland Drive Iris, ore 23,18.
Non dirò troppo, perché qualsiasi cosa io dica rischio serissime reprimende, se non peggio, dalla schiera dei lynchiani puri e duri che non tollerano, non dico una sfregio, ma la benché minima sbavatura o approssimazione sul loro idolo. Questo è un David Lynch del 2001, quindi già nella sua fase avanzata, quella in cui butta (o almeno sembra buttare) ogni residua voglia di fare cinema mainstream e se ne frega di ogni coerenza narrativa per levarsi in libertà nella pura visione, o forse delirio. Per i suoi devoti Lynch è il presente, il futuro e il futuro anteriore del cinema. Semplificando, diciamo che Mulholland Drive è uno psycho noir, con una ragazza senza memoria e un’aspirante attrice che si innamora di lei e cerca di aiutarla. Incubi, allucinazioni, fantasmi dal passato e anche dal cinema di una volta. Per gli adepti al culto del maestro, un’opera assoluta. Adorato dalla critica sotto i 40 anni, regolarmente tra i più votati nei sondaggi recenti sui migliori film di sempre. In fondo, assai più trasparente e decifrabile di quanto non appaia a una prima visione e di quanto lo stesso Lynch abbia abilmente fatto credere. Questa storia nella solita ambigua Hollywood dell’attrazione di una donna (bionda) per un’altra donna (mora) non solo cita e ricicla l’eterno tema del doppio e del rispecchiamento narcisistico, ma gioca spudoratamente con le immagine consacrate e depositate della nostra memoria del grande cinema americano del passato, in un tempo che è oggi, ma anche ieri e domani. Un tempo sospeso, fors’anche ciclico, da eterno ritorno. Nella prima parte la narazione è scombinata, destrutturata, stravolta, tra visioni, ossessioni, fantasmi, incongruità e incoerenze varie, secondo una logica folle, o una follia logica, qualcosa comunque che è oltre la ragione. Ma la seconda parte del film spiega a poco a poco la prima, applicando abbastanza fedelemente le teoria freudiana dei sogni, secondo i ben noti principi dello spostamento, della rimozione, del capovolgimento. Sicchè alla fine tutto torna e tutto si spiega. A meno che anche questo non sia un’altra beffa di Lynch.

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