Recensione: ‘IRON SKY’ spreca un’ottima idea e non è il cult che ci si aspettava

 Iron Sky, regia di Timo Vuorensola. Con Julia Dietze, Christopher Kirby, Götz Otto, Peta Sergeant, Stephanie Paul, Udo Kier. Una produzione Finlandia/Germania/Australia.
Preceduto da un buzz che lo promuoveva a film imperdibile, santificato dal passaporola internettiano, finalmente Iron Sky è arrivato. Grande spunto di partenza: sulla Luna (lato B) ci sta una colonia di nazisti lì riparati dopo la sconfitta in guerra, e che pensa solo a una cosa, la rivincita su noi terrestri. Purtroppo poi il film deraglia sulla solita guerra dei mondi e butta via criminosamente l’ottima intuizione iniziale. Si sghignazza parecchio perché i ragazzi finlandesi che hanno realizzato il film ci sanno anche fare con la demenzialità e la sgangherataggine e sguaiataggine camp. Ma l’impresa fallisce (andassero a ripassarsi Lubitsch, lui sì che sapeva virare in commedia il nazismo). Voto 5
Anti-oscar della stagione per la miglior idea buttata via. Vien da arrabbiarsi, a vedere come l’ottimo spunto che dà il via a questo filmaccio volutamente ribaldo e sgangherato non venga adeguatamente sfruttato e rimanga lì sospeso a mezz’aria, mentre noi aspettiamo sviluppi drammaturgici e svolte che non arrivano mai. Peccato. Iron Sky è approdato lo scorso weekend nei cinema italiani (mica tanti però, qui a Milano viene proiettato solo in due multiplex suburbani, ma in nessuna sala del centro) circonfuso dell’aureola del culto giovanil-internettiano annunciato. Ricordo che già lo scorso febbraio alla sua proiezione a Berlino (dove l’avevo mancato un po’ per colpa mia, un po’ per il diabolico meccanismo di rilascio biglietti del festival) si era innescato tutto un passaparola (per carità, lo so che si deve dire più fighettamente word-of-mouth, ma insomma), tutto un buzz che lo aveva elevato seduta stante a film-che-non-si-può-perdere, sicchè mi ero morso le dita. Invece, visto adesso a Milano, la delusione è stata abbastanza forte. Iron Sky resta parecchio al di sotto della sua fama e della piccola ma solida mitologia che intanto gli si è creata intorno e lo sta accompagnando in giro per il mondo, anche se non è malvagissimo e tutt’altro che da buttare. Però, ecco, i grandi film, e pure i film non grandi ma oggetto di culto, sono altra cosa, son fatti di ben altra stoffa e, spiace dirlo, Iron Sky non ne porta i segni, le impronte. Non abbastanza, almeno. Eppure gli agiografi si son dati parecchio da fare sulla rete tessendone le lodi e gli elogi, e via con il marketing virale, il contagio web di post in post, il coro dei social network a raccontare come sia nato e cresciuto il mirabolante progetto del film, anzi il miracolo. Dunque: il finnico regista Timo Vuorensola si fa conoscere qualche anno fa con un lungometraggio dal titolo Star Wreck (il titolo già dice pareccho, giusto?) distribuito gratis sulla rete e ovviamente visto da milioni e milioni e milioni di cliccatori. Un trionfo siglato dal marchio di santità della rete che lo spinge a varare questo ambizioso Iron Sky. Si lancia una appello online e con quello si raccoglie il primo milioncino di euro. Il resto viene messo da produttori finlandesi, tedeschi e australiani, fino a coprire un budget di 7 milioni e mezzo. Abbastanza, ma mica così tanto per un film sci-fi con effetti e effettacci speciali e astronavi e battaglie ecc. Bisogna dire che i soldi son stati spesi benissimo, le scenografie sono grandiose e inventive, anche grazie all’uso intelligente del digitale (quella fortezza a forma di svastica, quegli interni ferrigni dell’astronave), e non hanno niente da invidiare alle megaproduzioni internazionali. In questo, tanto di cappello. Iron Sky non ha quasi mai l’aria sfigata del film poveristico, del B-movie che trasuda arte di arrangiarsi e nozze-coi-fichi-secchi da ogni scena (quasi, perché arrivo sulla Terra e partenza dell’astronave lunare non sono granchè). Solo che il decor, il contenitore, è assai meglio del contenuto. Lo spunto d’avvio è, come si diceva, strepitoso. Eccolo. Dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, un manipolo di nazisti scappa dal pianeta Terra (con qualche missile di Von Braun? non si dice, non si sa) e si rifugia sul lato oscuro della Luna, dove fonda una colonia che con il trascorrere dei decenni prospererà, tutta un sieg heil!, passo d’oca, svastiche, funeree divise, con un simil-Hitler nuovo Führer un po’ rinconglionito, bambini e donne di purissima bionditudine ariana e così via. Gli hitleriani lunari non sognano che il gorno in cui potranno ritornare sulla Terra e ricondurla sotto il loro potere, anzi sotto i tacchi dei loro nazistissimi e utrafetish stivali, e all’uopo lavorano alla costruzione di una imponente astronave di battaglia e di guerra, solo che lo scienziato pazzo incaricato del progetto non ha ancora scovato la fonte d’energia necessaria per il decollo. Finchè un bel giorno una spedizione americana sulla Luna fa sbarcare da quelle parti due astronauti che finiscono con l’incappare nei Moon-nazi, uno viene fatto fuori, l’altro imprigionato. Stupore dei biondi ariani, quando si accorgono che il viaggiatore stellare arrivato dalla Terra è di pura razza nera, stupore e sconcerto, sicchè lo sottopongono alla peggiore delle punizioni possibili, un innaturale sbiancamento della pelle che lo trasforma da strafigo black (“io sono un modello”, si vanta con i lunari, “lo sapete cos’è un modello?”) in pallido uomo qualunque a sex appeal zero. Ora, fin qui il film marcia alla grandissima, l’idea della colonia nazi sopravvissuta sul B-side del nostro amato satellite è brillantissima, e ci si aspetta tanto dal prosieguo. Macchè, il resto è di una banalità e anche di una noia imperdonabili. Si innesca la solita guerra dei mondi come ce l’ha già fatta vedere qualche milione di film fantascientifici, con i nazi che cercano di invadere la Terra, poi respinti dal contrattacco incazzato e durissimo dell’America che gli manda addosso le navi spaziali armate più moderne e sofisticate. Ora, che bisogno c’era di tirare in ballo il nazismo se ci risiamo con una qualsiasi battaglia tra terrestri e extraterrestri? Se si doveva trasformare gli hilteriani lunari nel nemico alieno, tanto valeva lasciarli al posto loro e ricorrere ai soliti mostri o mostriciattoli che faceva lo stesso. A quel punto il nazismo smette di essere un’idea drammaturgica propulsiva, perde il suo specifico e la sua carica originale, si annacqua e depotenzia a cattivo-nemico qualunque. I ragazzi finlandesi autori di Iron Sky forse non conoscono granchè del nazismo, si appropriano solo della superficie visiva del fenomeno, dei suoi simboli, delle sue icone – le divise, le svastiche ecc. – come peraltro si è visto e si è fatto in decenni di scena musica-metallara e così via, o in certe sub culture urbane virate verso il feticistico, il sado e il maso (difatti, la colonna sonora è stata coerentemente affidata agli sloveni Laibach che se la menano con la loro musica e i loro show con discorsi e narrazioni sul potere, il master e lo schiavo, chi sta sopra e chi sta sotto, e dunque cuoio, stivaloni, berrettoni con visiera, stridori e clangori industrial ecc. ecc.). Iron Sky riduce il nazismo e anche la sua carica tragica e veramente disturbante a mero bric-à-brac, paccottiglia kitsch, negoziaccio online di vendita gadget hitleriani. Neanche per un momento l’opera del signor Vuorensola ne penetra gli abissi, mai che gli autori si rendano conto dell’esplosività della materia che stanno maneggiando. Con slittamenti e derive anche ambigue, altrochè. A ‘sti benedetti ragazzi finlandesi qualcuno avrebbe dovuto dire ad esempio che modellare visivamente e figurativamente il personaggio dello scienziato pazzoide nazista su Albert Einstein (i capelli bianchi arruffati, i baffoni ecc.) è un infortunio gigantesco e un errore inammissibile, visto che Einstein era ebreo. Ma il peggio del film arriva quando comincia a dipingere gli americani che muovono guerra ai nazisti lunari come guerrafondai criminali, inebriati dalla volontà di potenza, e disposti a ogni ignominia pur di distruggere e vincere. Certo, quella presidentessa assatanata e narcisa che pensa solo al fitness e a tenere d’occhio i su e giù dei sondaggi, palesemente ricalcata su Sarah Palin (stessi occhiali, stessa pettinatura) fa parecchio ridere, però si ride già di meno quando la si vede fare la voce grossa all’Onu e trattare i rappresentanti degli altri paesi come zerbini, manco fossero la servitù di casa. Ma dove? ma quando mai? ma se l’Onu sono decenni che se ne frega degli Stati Uniti e fa spesso il contrario di quello che loro vorrebbero? Insomma, Iron Sky svacca nella solita polemicuccia antimericana, e giù a dare botte ai perfidi U.S.A. che sono sempre lì con la voglia di menare le mani, e se non ci bastano più l’Iraq e l’Afghanistan, proviamo a far guerra alla Luna. Sicchè a furia di calcare la mano sulla simil-Palin si arriva a un certo punto a sfiorare il paradosso che i veri cattivi del film diventano gli americani e i nazisti se non proprio delle vittime, di sicuro un po’ meno cattivi di loro. Dico, scherziamo? Certo, le trovate e i momenti di sghignazzo e godimento sono parecchi, dall’ex nero che si dispera per la bianchitudine della pelle alla scena ultracamp e ultraqueer del villain (nazista) ucciso con un tacco dodici infilzato in fronte. Anche la spin-doctor poi ministressa della guerra, incazzata nera perché il cattivone però bonazzo nazista non ne vuole più sapere di lei non è male. Però ‘sti ragazzi finlandesi scherzano con il fuoco e mica se ne rendono conto. Così invasati di furore antiamericano da dimenticarsi dei nazi e quasi quasi da renderli simpatici allo spettatore. Credono di aver avuto l’idea del secolo, e invece mica sono i primi a fare commedia del nazismo e usarlo per far ridere. Già lo avevano fatto Ernst Lubitsch nel 1942 con Vogliamo vivere! e nei primi anni Settanta Mel Brooks con Per favore non toccate le vecchiette, riuscendoci molto, molto meglio. Mel Brooks realizzò pure un remake di Vogliano vivere!, Essere o non essere. Ma loro sapevano chi fosse il demone che maneggiavano, e di cosa fosse fatto, non mi pare che si possa dire altrettanto degli autori di Iron Sky. Le note che accompagnano il film ci avvertono che “Iron Sky avrà tre prequel in altrettanti comic-book, insieme a una graphic novel che ne racconta la storia… a breve sarà messo sul mercato un videogame nelle versione per iPad e PC”. Ah, beh, allora.

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