Silvio Soldini: “Il mio nuovo film: una commedia per raccontare l’Italia di oggi”

Soldini sul set di ‘Il comandante e la cicogna’

foto dal set

Stamattina al cinema Anteo di Milano proiezione in anteprima del nuovo film diretto da Silvio Soldini, Il comandante e la cicogna, nei cinema da giovedì 18 ottobre. Sarà distribuito in 250 copie, segno che produttori (Warner Bros. Italia e Lionello Cerri tra gli altri) e distributore (WB) ci credono eccome. Oggetto filmico abbastanza inusuale per i nostri panorami, una commedia multifocale con più personaggi e storie che man mano si incastrano l’una nell’altra e che se qualcosa deve alla tradizione dei Risi e Monicelli, poi va per conto suo, con parecchi slittamenti nel surreale e nel fantastico. Statue – i monumenti delle piazze d’Italia – che parlano, mogli dipartite che ritornano di notte ad annusare caffè, ragazzini che parlano con le cicogne. Ma anche smargniffoni e corrotti della peggio Italia, una ragazza imbranata e artisticamente stralunata attratta dall’eccentrico e dal meraviglioso, un padre idraulico alle prese con due figli ragazzini nella famosa e perigliosa età dello sviluppo (come si diceva qualche era glaciale fa). Un piccolo affresco di quel che siamo, o siamo diventati, in questo paese. Con qualche concessione al sentimento anticasta ormai dilagante. Risultato non male, bisogna dire, al di sopra delle aspettative che, almeno da parte mia, non erano troppo elevate. “È un discorso su certa Italia di oggi”, ha detto il regista nella conferenza stampa seguita alla proiezione, “il problema era far coesistere le varie anime del film, quella realista e quella surrealista, divertire ma essere anche seri, come faceva del resto la commedia all’italiana”. Seduti accanto a lui ci sono Valerio Mastandrea, il protagonista vero di questo Il comandante e la cicogna, idraulico alle prese con problemi di famiglia e non solo, l’everyman, italiano medio e faccia esemplarmente smarrita di questo tempo. E ancora, Alba Rohrwacher, la pittrice stralunata, Giuseppe Battiston, un nullafacente tendente al filosofare che fa da personaggio-collante delle varie storie. Ci sono anche i due ragazzini esordienti che fan poi i figli dell’idraulico, Luca Dirodi e Serena Pinto (“l’ho trovata setacciando le scuole di Torino”, spiega un Soldini con aria sempre più gureggiante per via della folta e sapienziale barba imbiancata). Assente invece Claudia Gerini, la moglie-madre che arriva solo di notte semisbiottata in pareo da spiaggia (e una ragione c’è, ma è meglio non rivelare). La sceneggiatrice Doriana Leondeff sorride, e chissà se acconsente, quando le fanno notare che una delle statue parlanti, quella del cavalier Cazzaniga cinico, antiunitario e pure  anticomunista (se la prende col dirimpettaio Garibaldi per via della sua passione per le camicie rosse) – ricorda un altro e più recente cavaliere. Ma il blando tentativo di buttarla in politica non trova terreno fertile, e intanto prendono la parola anche il co-produttore Lionello Cerri e uno degli attori rivelazione di questo film, il cinese Yang Shi: il quale, come assistente dell’idraulico Mastandrea, gli fa da ironico controcanto e azzecca uno di quei personaggi minori che si imprimono nella testa dello spettatore. In sala c’è anche il papà di Yang e parecchi altri connazionali, tutti assai orgogliosi di quel ragazzo che, al suo esordio d’attore, ha fatto una così bella figura. Al giornalista che gli chiede come mai la città del film un po’ è Torino e un po’ Milano, Soldini replica che in effetti lui avrebbe voluto girare anche in più città, “almeno cinque o sei, poi per ragioni produttive mi sono limitato a due. Volevo creare una città apposta per il film, non volevo che fosse riconoscibile perché doveva rappresentare l’Italia, la città italiana”. Mastandrea sembra sempre stare in campana e chiamarsi fuori, invece è lì in agguato pronto a graffiare con la battuta e il romanesco. Quando il regista ringrazia Favino, Marcorè e Giogio Alberto per aver dato la voce alle tre statue parlanti – Garibaldi, Leopardi e il suddetto Cazzaniga – lui pronto colpisce con un “e poi sono gratis” che fa ridere tutti. Meno male che Mastandrea c’è.

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