SKYFALL: il nuovo James Bond è una meraviglia, però.

Visto ieri sera in proiezione stampa Skyfall, il nuovo Bond (il numero 23 del franchise, arrivato giusto a celebrare i 50 dell’agente segreto più famoso del cinema). L’attesa era enorme, soprattutto dopo le recensioni entusiaste fino all’eccitazione di tanta stampa inglese e anche americana. Attesa non delusa. Se ne riparlerà con una recensione come Dio comanda quando sarà nei cinema, da mercoledì prossimo 31 ottobre. Intanto qualche annotazione veloce senza rivelare nulla: no spoiler.
1) Questo Bond ha una profondità come mai prima. Caratteri spessi, complicati e complessi. L’asse narrativo portante ha bagliori e ombre di pura psicanalisi e di puro Edipo. Si va giù nell’inconscio di Bond, di M, del villain Silva (Javier Bardem) a scoprire abissi. Ma è il Bond che vogliamo? Non era meglio quello che surfava sulle cose e si presentava lui stesso come pura superficie senza fornirci un appiglio, una feritoia, una breccia per penetrare nella sua interiorità? Davvero abbiamo bisogno di un altro eroe tormentato?
2) Sam Mendes eleva la regia di un Bond-movie dal puro mestiere all’autorialità. Solo che dove si guadagna in profondità e complessità si perde in leggerezza. La parte action non è smagliante come altre volte, solo l’irruzione del treno negli abissi del sottosuolo è potente e all’altezza della tradizione. Certo, i faccia a faccia tra Bond e Bardem, e tra Bond, il villain Silva e M sono di una tensione da togliere il fiato. Eccellente drammaturgia, e sono scene in cui Sam Mendes dà il meglio. Ma anche qui: siamo sicuri che è questo il Bond che vogliamo?
3) Stavolta il nostro amato 007 è un eroe debole, invecchiato, imperfetto (il tema della vecchiaia, del declino, del pensionamento percorre ossessivamente tutto il film). Gli si rinfacciano gli anni che passano, gli si ricorda che non è più quello di prima. Quando torna in servizio dopo un grave incidente non supera i test. Daniel Craig incupito come mai. La trionfante e sfacciata fisicità che esibiva in Casino Royale (ricordate lui emergente dalle acque?) adesso viene sfregiata e sbeffeggiata. Forse è l’anticamera del licenziamento e l’annuncio in codice che un nuovo Bond potrebbe arrivare. Daniel resisti, non dargliela vinta. Anche acciaccato, sei il migliore Bond di sempre. E con quei Tom Ford addosso non ti batte nessuno.
4) L’inseguimento sui tetti del Bazar di Istanbul è molto simile, passo dopo passo, metro dopo metro, a quello che abbiamo appena visto in Taken, la vendetta. Che a sua volta già citava e replicava la scena sui tetti di Istanbul del remoto Topkapi (1964) di Jules Dassin. Non si poteva cambiare location? L’idea della lista di agenti sotto copertura rubata c’era uguale uguale in un action di pochi mesi fa, Safe House. Che poi, che senso ha darle la caccia quando può essere replicata all’infinito su ogni tipo possibile di supporto?
5) Eppure, al di là dei dubbi e delle perplessità, questo Skyfall è un grande film e un grande Bond. Però nulla sarà più come prima, questo è l’addio al Bond come l’abbiamo conosciuto.

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