Recensione. SILENT HILL: REVELATION 3D è una vera, irrimediabile stupidata, non ce n’è

Silent Hill: Revelation 3D, regia di Michael J. Bassett. Con Adelaide Clemens, Kit Harington, Deborah Kara Hunger, Martin Donovan, Malcolm McDowell, Carrie-Ann Moss, Sean Bean. Voto 4
Si vorrebbe tanto parlare bene di questo film di genere, anche per fare il bastian contrario, che è sempre cosa assai goduriosa. Ma è proprio impossibile. Silent Hill: Revelation è una vera cazzata, non ce n’è. Parecchio gothic, sull’action-fantasy, deriva da un videogioco giapponese di gran successo ed è il sequel di un Silent Hill di parecchi anni fa (2006) che allora trovò i suoi estimatori, e però non si capisce perché ci abbiano messo tanti anni a cavar fuori la parte seconda, come se non ne fossero convinti. Intanto il pubblico si dev’essere dimenticato del precedente, visto che stavolta ha disertato le sale in America, come stan lì a dimostrare i magri incassi realizzati durante il weekend di lancio. Storia di creature demoniache, di umani trascinati agli inferi, di maledizioni e persecuzioni. Qua e là trapela un che di mitologico, di archetipico anche, con quella discesa giù nell’oltremondo che sa di racconti come quelli di Orfeo o di Proserpina. Insoma, qualche suggestione questo disgraziato film riesce pure a indurtela, a evocarla, perfino al di là immagino delle stesse intenzioni dei realizzatori. Una ragazzina di nome Heather è costretta a scappare insieme al padre da un postaccio all’altro della provincia americana per via di misteriose potenze infernali che la perseguitano e vogliono ghermirla e trascinarla di là, nel mondo chiamato Silent Hill, postaccio brumoso, fumoso, insomma l’Ade. Potete immaginarvi le molte scene di lei inseguita e afferrata dai mostri, il sangue, l’orrore, tutto il repertorio del caso. Il padre scompare, rapito e finito laggiù naturalmente. Così lei per recuperarlo e salvarlo non esita a inoltrarsi nella misteriosa Silent Hill accompagnata da un ragazzo che si è innamorato di lei e che mostrerà di sapere parecchio di quel mondo in cui incautamente sono andati. Ora, le premesse per un buon fantastico ci sarebbero anche. Devo dire che anche i truculentissimi mostri almeno si differenziano dalla solita creatura schifosa con i denti che da Alien in giù abbiamo visto dappertutto e purtroppo continuiamo a vedere copiata pari pari. Qui si va su manichini inquietanti, su strane creature tipo idra dalle sette teste (altro riferimento alla mitologia occidentale) e però con maschere umane. Non malaccio. Il regista, che è poi lo stesso di quel non disprezzabile film di genere che era Solomon Kane, ha mestiere e fa discretamente il dovere suo e azzecca qualche sequenza, come quella del lunapark.
Il guaio sta nella storia, assolutamente demenziale e incoerente anche per un popcorn-movie dei più tirati via. La confusione è massima, il procedere incepiscante, alcune svolte sono incomprensibili, e il peggio è che non capisci mai chi siano i buoni e i cattivi. I rovesciamenti di fronte sono talmente tanti che non sai più per chi devi fare il tifo e chi devi odiare, il che, ne converrete, per un film popolare non è proprio il massimo. Quel che conta è solo l’effettaccio, il colpaccio di scena che ti prende allo stomaco e blocca la tua attenzione, il contesto in cui tutto questo avviene non ha la minima importanza o influenza. L’errore del film è di riprodurre esattamente la struttura narrativa di un videogame, dove i climax, i picchi si susseguono incessantemente, dove conta solo lo sparo, il colpo vincente, il bim-bum-bam fine a se stesso e scollegato da tutto il resto. Resident Hill, Revelation è così, senza la minima coerenza e neppure la voglia di trovarla. Una narrazione decostruita per spettatori e menti ormai disabituati (dai videogame, dall’uso massiccio della rete) a connettere fatti e dettagli in un insieme dotato di senso, ma adusi piuttosto a viverli come episodi autonomi, conchiusi in sè. Ma al cinema questo non funziona, di una storia, una qualunque storia, c’è sempre bisogno. Dispersi nel film troviamo, accanto ai due sconosciuti giovani protagonisti, qualche faccia nota, sempre che ce la facciamo a riconoscerla sotto il trucco mostruoso: Malcolm Arancia meccanica McDowell, Carrie-Ann Matrix Moss e Deborah Kara Hunger, mai dimenticata interprete di Crash di Cronenberg riemersa recentemente in Il cammino per Santiago di Emilio Estevez.

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