Film stasera su Sky: CINQUE GIORNI, UN’ESTATE con Sean Connery (lunedì 12 novembre 2012)

Cinque giorni, un’estate, Sky Cinema Classics, ore 21,00.
Ci voleva un regista di origini austriache, anche se diventato grande a Hollywood, quale Fred Zinnemann per resuscitare incongruamente nei primi anni Ottanta il bergfilm. Per intenderci, quel genere cinematografico di marca squisitamente austro-tedesca che tra anni Venti e Trenta del secolo scorso attirò le masse germanofone al cinema (meno le altre) raccontando le passioni e le audacie di scalate alpine, perlopiù con storie a tinte fortissime. Vette, nevi immacolate, una gioventù gagliarda che saggia i propri limiti in condizioni estreme, pareti a strapiombo, paurosi precipizi, corde, scarponi, piccozze, chiodi, ramponi, edelweiss. Il tutto di solito ambientato sulle Alpi svizzere, perché li ci sono i picchi più impervi e perigliosi e lo spettacolo della natura è massimo. Un genere nel dopoguerra dimenticato e negletto, anche per certa sua equivoca celebrazione della bionda gioventà teutonica non così lontana da quella del Trionfo della volontà di Leni Riefenstahl (che difatti di alcuni bergfilm fu interprete). Bene, nel 1982 arriva Zinnemann, un regista onusto di gloria, e ci reimmerge di colpo in quei climi, in quel cinema. Lo fa mettendo in piedi una storia giustamente retrodatata agli anni Trenta in Svizzera, a citare e quasi a voler rifare filogicamente il genere del suo periodo aureo. Le montagne dell’Engadina fanno da sfondo a un melodramma a tre. Un medico di una certa età ma ancora nel fulgore fisico (trattasi di Sean Connery difatti) va in vacanza sulle Alpi con quella che spaccia per sua moglie, ma che in realtà è la sua nipote e amante. Qui conoscono una giovane guida alpina (Lambert Wilson) che li accompagnerà in una scalata su su verso le alte vette. Solo che la guida si innamora della ragazza e finisce con lo scoprire il segreto della coppia. Il momento della verità per i tre arriverà lassù, tra nevi, ghiacci e pericoli. La montagna, nella sua purezza assoluta, nella sua vertigine, come elemento rivelatore e catalizzatore dell’inconfessabile e del rimosso. La sfida del maschio alfa giovane al maschio alfa anziano. La scalata ai picchi come suprema sfida e ordalia. Qualcuno cade, qualcuno sopravviverà. Fascinosissimamente vecchio stile. Un film che quando apparve sembrò inattuale e oggi è un classico.

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