Recensione. RED LIGHTS: un De Niro sprecato e un finale che è puro autosabotaggio

Red Lights, regia di Rodrigo Cortés. Con Robert De Niro, Sigourney Weaver, Cillian Murphy, Elizabeth Olsen, Toby Jones.
Sigourney Weaver è la scienziata che dà la caccia alle truffe paranormali. Robert De Niro è il (presunto?) sensitivo dagli eccezionali poteri. Sarà scontro tra i due. Il regista spagnolo Cortés (quello di Buried), pencola un po’ di qua e un po’ di là senza mai prendere una strada. Poi inventa un finale che è sì un colpaccio di scena da lasciare senza fiato, però completamente sconnesso da quello che si è visto prima. Il perfetto esempio di un film che si autosabota. Voto 4 e mezzo
Dopo il gran successo americano del suo Buried, raccapricciante resoconto su un sepolto vivo, lo spagnolo Rodrigo Cortés ha potuto contare su mezzi più larghi per questo suo Red Lights, soprattutto ha potuto mettere insieme un cast imponente: i due gloriosi veterani del cinema alto e del cinema mainstream Robert De Niro e Sigourney Weaver, il sempre buono Cillian Murphy, l’Elizabeth Olsen reduce dal successo di La fuga di Martha e il formidabile Toby Jones, che una volta sarebbe stato definito caratterista e oggi chissà, uno di quegli attori da ruoli collaterali spesso più bravi dei protagonisti. Lancio del film al Sundance 2012, con recensioni più negative che positive. Poi, qualche mese dopo, un’uscita semiclandestina in poche sale americane, solo un pugno di dollari incassati, e via subito in VOD e homevideo, segno che qualcosa per questo Red Lights non ha funzionato. Forse le preview avevano dato esito negativo, forse si era capito che il film non avrebbe percorso molta strada, fatto sta che i distributori non ci hanno più creduto, preferendo non bruciare risorse in una promozione inutile. In effetti, è uno strano oggetto filmico, non disprezzabile, tutt’altro, solo visibilmente incerto su se stesso e la propria identità, discretamente costruito e scritto e professionalmente girato, però con una sorta di crepa, di smagliatura che lo percorre tutto e lo infragilisce. È che tratta di un tema impossibile e sdato come il confronto-scontro tra scienza e parascienza. Tra positivisti del credo-solo-a-quello-che-vedo e mondo dei sensitivi e paranormali. Tra ragione e irrazionalità, o non-ragione (detesto il temine superstitizione). Trattasi di due mondi, anche di due universi linguistici e narrativi, assolutamente incompatibili, inutile dialettizzarli, cortocircuitarli, inutile anche inoculare nello spettatore il dubbio su chi sia nel torto e chi dalla parte giusta, chè lo spettatore la sua idea ce l’ha già e da lì comunque non si smuoverà mai. L’unica strada, in una narrazione su una cosa del genere, che sia un romanzo o un film o altro, è decidere subito da che parte stare, quale posizione prendere, e dichiararlo. Molte storiche opere del passato su tema simile hanno scelto senza esitare la strada dell’oltreumano, più redditizia sul piano dello spettacolo e più emotivamente coinvolgente. Qui invece Cortés cade nell’errore capitale di starsene per quasi tutto il film equidistante, di non pronunciarsi pencolando un po’ di qua e un po’ di là, il che riduce Red Lights a una sorta di dibattito tra paranormalisti e scettici razionalisti alla Piero Angela. Una noia.
Si comincia con la scienziata Margaret Matheson (Sigourney Weaver), una veterana che ha dedicato la sua vita allo smascheramento delle varie truffe paranormali, fiondarsi con il suo devoto assistente Tom Buckley (Cillian Murphy) in una casa che sembra abitata dai fantasmi. Le ci vorrà poco per capire che non di fantasmi si tratta, ma di una messinscena organizzata per uno scopo inconfessabile. La nostra Margaret tiene anche un corso universitario sulla sua particolare specializzazione, corso che non può contare su finanziamenti e dunque a rischio chiusura definitiva, giacchè è molto più carino e glamorous stare dall’altra parte della barricata, di chi sostiene che ci sono aree parallele, realtà oltreumane che ancora non abbiamo esplorato ma che hanno infuenza sulla nostra vita ecc. ecc. Infatti il suo collega Paul Shakleton, che ha messo su un laboratorio per studiare-dimostrare la veridicità dei fenomeni paranormali, ha molto più quattrini e sussidi di lei. Devo dire che questa della non più gaia ma povera, miserabile scienza maltrattata, dileggiata, bistrattata in un mondo ormai frivolo che tende a credere alle più sceme cazzate piuttosto che alle ricerche rigorose, è la cosa più interessante del film e apre inquietanti squarci sull’idiozia di massa in cui è precipitato l’Occidente. Ma insomma, ha ragione Margaret o il furbo Shackleton? Margaret li ha sempre smascherati tutti, i ciarlatani di vario tipo. Tranne uno, Simon Silver, il sensitivo chiaroveggente (e non vedente) Simon Silver, che si è ritirato ormai sono trent’anni dopo aver dato spattcolo impressionante dei propri poteri eccezionali, compresa la levitazione. C’era stato un incidente, una morte, e lui ha detto stop. Ma adesso ha deciso di tornare con una nuova serie di esibizione pubbliche, e per Margaret sarà la sfida definitiva. il confronto finale. Silver è un torvo Robert De Niro che non si risparmia nulla, in una di quelle prove di istrionismo e gigionismo degli anni recenti. A tratti questa sfida a distanza tra Simon e Margaret ricorda quella dei due protagonisti di The Prestige, ma là eravamo sempre all’interno dell’illusionismo, di una dichiarata finzione-manipolazione della realtà, qui no, senza contare che alla regia c’era Christopher Nolan, capace di infondere alla narrazione una potenza che il pur onesto Cortés se la sogna. Ne capiteranno di ogni, anche perché il sinistro Simon è un tipo pericoloso che è meglio non averci a che fare. Man mano prenderà sempre più spazio e importanza Tom, l’assistente di Margaret, alla quale a un certo punto capiterà un guaio. Scontro finale tra il soi disant sensitivo e chi lo vuole sputtanare. Con un colpaccio di scena, un twist, che davvero non ti aspetti. Una torsione che lascia senza fiato e ricorda per intensità e radicalità quella del Sesto senso di Shyamalan. Solo che rimette in discussione tutto quello che abbiam visto fino a quel momento, deligittimando completamente il film. L’apice drammatico di Red Lights è anche il suo punto di massima debolezza. Un coup de théâtre che rivolta tutto, ma non ha alcuna relazione con il resto della storia ed è buttato lì per sconvolgere e sorprendere, e che resta fine a se stesso. Come se Cortés all’ultimo minuto avesse deciso di autosabotarsi e dicesse: scusate, ma quello che vi ho fatto vedere finora è un’altra cosa. No, non si fa.

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10 risposte a Recensione. RED LIGHTS: un De Niro sprecato e un finale che è puro autosabotaggio

  1. Finnicella scrive:

    Perfettamente d’accordo con la recensione. Noioso e scontato, se non fosse per il finale a sorpres(ina), ma che non ha niente a che fare con tutto il filo conduttore del film. Non si riesce a connettere il finale con tutto ciò che si è visto prima. Ho cercato appunto una recensione per capire se mi ero persa qualcosa ma a quanto pare ha dato la stessa impressione anche ad altri. Cast sprecato. Delusione.

  2. Ema scrive:

    Consiglio di rivederlo più di una volta…Anche se ci sono benissimo arrivato alla fine della prima visione, è un film davvero geniale, e ciò di cui vi sbagliare sta’ proprio nel fatto che il film è pieno di contesti dove si capisce che c’è qualcosa che non torna con il giovane protagonista…magari rivedendo il film vi accorgerete quelle piccole sfumature che vi sono sfuggite, un esempio banale, quando prova a sabotare per la prima volta lo spettacolo e il vetro va’ in frantumi è il motivo dell’agitazione del protagonista, e non il fatto che De Niro avesse scoperto quali erano le intenzioni del giovane; più il ragazzo era agitato, e più non riusciva a controllare i suoi “poteri”…E’ proprio il cercare di smentire per tutto il film l’esistenza del paranormale che avvalora ancora di più il significato del finale…Ma come tutti i film è questione di interpretazioni…Forse non bisognerebbe considerare un film banale, se prima non si è riusciti a capirlo nelle sue molteplici sfaccettature; o quantomeno non lo si è riusciti a vedere più di una volta…Film da 4 ne è pieno il mondo…ma questo non lo definirei per niente come tale…Oltre alla regia, il cast, la sceneggiatura, vorrei tener conto delle riprese stesse e della loro qualità, che almeno secondo il mio parere, ti catturano per buona parte del film.
    Non sono un grande intenditore, ma mi definirei un Cinefilo…Non sarà di certo un film da 10, ma ne consiglio la visione sicuramente a un pubblico interessato.

  3. diego scrive:

    Il finale non ha niente a che fare con il film!? Ma sei sicuro di aver visto il film giusto!? Il finale e’ presente dall inizio fino alla fine del film, e’ tutto collegato. Forse a volte si cerca troppo di essere superiori e trovare una forma di negativita in tutto, perché fa parte dell’essere critici; io ti consiglierei di vederlo, perché se non trovi il nesso tra finale e film, vuol dire che hai guardato altro, non il film

  4. perchè muore la dottoressa?
    perche se lui aveva dei poteri si fa pestare a sangue?
    e perchè il tipo non lo ammazza nel bagno e lo lascia vivo?
    e perchè poi spenge la macchina e fa morire il figlio della dottoressa?
    e il dottore occhialuto che firma i fogli che fine fa?

    • luigilocatelli scrive:

      ora, è un bel po’ che non lo vedo (da quando è uscito al cinema), quindi la mia memoria dei fatti non è freschissima. SPOILER: il colpo di scena che ribalta tutto il film è che è lui, il ragazzo, ad avere davvero i poteri, gli altri, compreso De Niro, sono solo ciarlatani. E lui si è messo al servizio di chi smaschera i simulatori per meglio dissimulare se stesso e perché ha paura di se stesso, per odio di quella parte di sé. Questo potrebbe spiegare come mai si faccia pestare a sangue. Ma il film fa abbastanza acqua da molte parti.

  5. Anonimo scrive:

    Non è scontato è inutile.

  6. giorgio scrive:

    nel finale,quando silver continua ripetere a tom,come hai fatto,si referisca al fatto che doveva essere morto,,dopo l aggressione nel bagno,invece rientra nel teatro e lo stesso killer lo guarda con stupore

  7. Anonimo scrive:

    Ma più che altro…come fa a smascherare Silver senza uno straccio di prova??Si presenta, alla fine, davanti a lui lanciandogli una moneta.Bho!!!Film nel complesso appassionante ma senza troppo senso, un pò troppo “fantasticato”.Ultima questone, va bene che silver utilizzava l’orologio per la prova di telepatia..ma tutte le altre, come le avrebbe soddisfatte se era un impostore.Impossibile!!!Come è impossibile cercare di capire questo film…se qualcuno c’avesse capito qualcosa in più risponda 😉

  8. Anonimo scrive:

    Difficile da spiegare, e non tutti comprendono, certe cose le senti dentro..

  9. Anonimo scrive:

    Ritengo che il finale sia volutamente disarmante, soprattutto nei sui stessi confronti, esponendosi vulnerabile alle critiche. Che in merito a ciò si possa essere d’accordo o meno è più che legittimo, tuttavia oggettivamente non può criticarsi l’essenza stessa del film, l’idea pura e cruda. Detto questo trovo che il senso di straniamento che regala il finale, che poi ancor meglio ci porta a rielaborare l’intero film, sia una trovata speciale. Nell’ottica di precarietà, una volta rielaborato il tutto, è possibile vedere l’intero prodotto e ‘giustificarne gli errori’: dalla scompostezza della linea narrativa fino allo ‘spreco’ di un cast d’eccezione. Che poi chi ha detto che il bravo attore debba fare solo bravi film salvo premesso che il critico sia consapevole dell’inadeguatezza di certi giudizi di merito strettamente personali parimenti alla medesima consapevolezza del lettore; proprio per la stessa sensazione che lascia il film, conviviamo con una doppia realtà, quale delle due ci piaccia di più non dovrebbe interessarci, tuttavia la scelta è spesso la via più facile, o peggio ci sembra obbligata (ergo ‘non avete capito un cazzo!’, ma questo è solo il mio parere ovvio…)
    Sic transit gloria mundi

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