Recensione. THE TWILIGHT SAGA: BREAKING DAWN PARTE 2: finisce (e delude) la saga vampira, ma vedrete che un’altra arriverà

The Twilight Saga: Breaking Dawn Parte 2, regia di Bill Condon. Con Robert Pattinson, Kristen Stewart, Taylor Lautner, Billy Burke, Peter Facinelli, Elizabeth Reaser, Ashley Greene, Michael Sheen, Dakota Fanning.
Al cinema da mercoledì 14 novembre.

Mamma Bella e la piccola Renesmee

Con questo quinto episodio (o seconda parte del quarto) sembra proprio arrivato al capolinea il pop-romanzone a puntate di Bella, Edward e Jakob. ma scommettiamo che ci sarà uno spin-off con la figlia dei due a fare da nuova protagonista, e accanto a lei zio Jacob? Praticamente certa invece l’uscita di scena di Robert Pattinson e Kristen Stewart. Intanto vediamoci questo Breaking Dwan 2, che non è malvagio, solo che tradisce lo spirito originario della saga diventando un fantasy-epic tra Star wars e Il signore degli anelli, con un’abbondante innaffiata di super poteri super eroici. Ma perché? Voto 5+

Jakob e Renesmee: saranno loro i protagonisti della prossima saga?

La casa nel bosco della famigliola Cullen

Fanno sapere (la produzione, gli autori) che siamo arrivati alla fine. Questo quinto capitolo, o se preferite questa seconda parte del quarto capitolo, chiude la saga cinematografica di Twilight, almeno così come l’abbiamo conosciuta, quella centrata su Bella-Edward con arrivo successivo di Jacob. I titoli di coda di questo Breaking Dawn parte 2 lo confermerebbero: oltre agli attori della puntata, compaiono anche le facce e i nomi di quelli delle precedenti, e ha tutta l’aria di una passerella di ringraziamento e addio. Ma i fan, anzi le fan poiché lo zoccolo durissimo di Twilight è costituito da ragazze – questo è cinema prevalentemente femminile pensato da donne, realizzato da donne e rivolto alle donne – , non si disperino. Scommettiamo che qualcosa arriverà? Stando a quanto è stato più o meno alluso, più o meno apertamente detto, ci aspettano svariati sequel, o spin-off, o magari un reboot (ma spin-off mi sembra l’ipotesi più probabile) ruotanti intorno alla figura della figlia di Bella e Edward dal complicato nome di Renesmee, e acanto a lei come zio-tutore-angelo custode-guardia del corpo e chissà, forse fidanzato o marito, Jacob il lupacchiotto, che poi è il personaggio preferito di questo blog per via della sua aria seria da ometto affidabile, che mentre gli altri fan gli svenevoli tra una giugulare tentatrice e l’altra lui invece è sempre lì a darsi da fare per cavare tutti d’impiccio. Renesmee detta Nessie (come il mostro, difatti in questo episodio mamma Bella si incazza quando sente Jacob chiamare così la creatura) qui in Breaking Dawn 2 si prende già un bello spazio, sempre con l’arietta dell’erede predestinata a diventare la padrona di casa, mentre il buon Jacob mezzo uomo-mezzo lupo sembra il maggiordomo della ragazzetta. Che non è molto simpatica, anzi un po’ odiosa, diciamolo, perciò se gli autori progettano di piazzarla come main character per i prossimi anni la facciano crescere in fretta – del resto la bimba che è mezza vampira e mezza no, mezza immortale e mezza no – ingrandisce a velocità supersonica e laddove i suoi coetanei sono poco più che neonati lei è quasi signorinetta ormai, così, se tanto ci dà tanto, al prossimo film ce la ritroviamo minimo teenager: dunque, dicevo, visto che diventerà grande in fretta cambiate l’attrice il più presto possibile e cercatene una più amabile di quella che l’ha incarnata in questo episodio terminale di Twilight, sennò gli incassi ve li scordate.
Quel che sembra molto, molto probabile è l’uscita di scena di Bella e Edward, forse perché il duo Kristen Stewart-Robert Pattinson è stato spremuto oltre ogni ragionevole spremibile, forse perché i due attori son stufi e vogliono crescere, o forse perché chiedono troppi soldi, chissà. Così le fan il Pattinson se lo godano qui per l’ultima volta come E. Cullen il vampiro romantico, nel suo pallore cadaverico, nei suoi occhi cerchiati, nella sua aria trasognata e anche un po’ strafatta (ormai non parla manco più, biascica e sussurra stanchissimo), che poi magari dovranno rincorrerlo in qualche film di Cronenberg o altro tosto regista in chissà quale strambo personaggio. All’anteprima stampa dell’altra sera a Milano quando il Bob è apparso nel suo fulgore cimiteriale nei titoli d’addio è scoppiato un applausone, dunque, ne deduco, anche tra le cine-critichesse meneghine di siti e carta stampata (o forse erano infiltrate, mah) ci sono inaspettatamente molte sue devote groupies, e questa se permettete è una notizia. Ma veniamo al film che, dirò subito, è piuttosto deludente. Non malvagio, però abbondantemente disappointing. Confesso, mi son perso qualche puntata di mezzo della saga, però in questo Breaking Dawn 2 non ho più ritrovato i caratteri degli inizi e nemmeno il clima umano-vampiro se è per quello. A me il primo film era piaciuto abbastanza, non sono mai appartenuto alla schiera di quelli che lo disprezzavano per partito preso e albagia intellettuale in quanto blockbuster annunciato tratto da bestseller per ragazzine in sovraccarico ormonale. Ho sempre pensato che quello di Twilight fosse un fenomeno grandioso di pop culture da non sottovalutare, tantomeno dileggiare. L’idea dell’esordio, quella di raccontare l’iniziazione al sesso di una ragazzina e relative turbe metaforizzandola in una faccenda tra non vampiri (lei) e vampiri (lui), con lei che non può concedersi sennò lui la vampirizza e lui che si deve castamente trattenere senno la condurrà con sè nel mondo dei mai-morti succhiasangue, era semplice ma a modo suo potente. Insomma, i fantasmi che accompagnano il primo rapporto sessuale, la perdita della verginità materializzati abbastanza genialmente, devo dire, nei personaggi di Bella e Edward Cullen, piaccia o meno ormai diventati punti fermi nella cultura di massa. Ma c’era anche, in quel non brutto primo episodio, il discorrere non stupido, non inutile, di alterità, di differenza, di esclusione-inclusione, intolleranza-tolleranza. I vampiri Cullen come diversità, con tanto di loro relazione complicata con il mondo maggoritario dei cosiddetti normali. Certo, in questo modo Stephenie Meyer, l’inventrice della saga, rischiava pericolosamente la melensaggine politically correct, addomesticava la figura sempre inquietante e disturbante del vampiro in qualche modo evirandola, banalizzandola, appiattendola. Ma l’operazione aveva un suo intersse, niente da dire. Tutto si giocava ancora all’interno di un recinto di relazioni umane, e il lato fantastico, visionario della narrazione ne era il naturale prolungamento simbolico, mai prevaricante però. La storia restava pur sempre quella della complicata attrazione-repulsione tra Bella e Edward. Invece qui, in Breaking Dawn 2, quel nocciolo di Twilight è andato perduto. I personaggi sono abbandonati a loro stessi, forse perhé non c’è più molto da cavarne, e si mette un piedi un film puramente fantastico molto puntato su CGI e relativi effettacci, con molti super eroi e super poteri, un qualcosa di abbastanza indigesto che sta tra Misfits e X-Men da una parte, e l’epic fracassone-fantasy-guerresco genere Signore degli anelli (e derivati) dall’altra. Francamente, non capisco. L’originario Twilight è snaturato e perduto, se prima i conflitti interiori e inter-umani erano l’asse intorno al quale ruotavano azione e narrazione, adesso sono ridotti pressochè a zero, o a pretesto per altro, e al loro posto si insedia una storiaccia di scontri tra schiere del Bene e schiere del Male con teste mozzate e trucidume vario. Immagino ci sia dietro anche qualche calcolo di marketing, per maschilizzare un po’ l’estenuata e troppo svenevole saga e attirare anche il pubblico maschio-giovane che se ne stava alla larga. Staremo a vedere gli incassi e l’identità del pubblico (in America normalmente i siti di box danno anche la scomposizione per fasce di età e per sesso).
Bella e Edward, come s’è visto nella puntata precedente, hanno finalmente fatto l’amore, lei è diventata vampira dunque vivrà per l’eternità accanto al suo Edward, acquisendo pure dei superpoteri. Certo, c’ha una gran sete di sangue umano, ma il buon consorte la addestra a tenere a freno la voglia di giugulare, e sembrano gli esercizi di un qualche rehab per guarire dall’uso smodato di alcol o altre sostanze improprie. Ah sì, i due hanno anche prodotto una figlia, la suddetta Renesmee, la quale mica è come tutte le altre, e come potrebbe? No, lei cresce come si diceva assai velocemente, sicchè un giorno la vedi poppante e l’indomani già sgambetta per casa. In più, ha super poteri che le consentono di volare che è un piacere, e quando nevica la bimba si fa dei gran saltoni per aria a intercettare giocosamente i fiocchi. Cose così, da famigliola qualsiasi e felice (i tre si sono installati in una casuccia nel bosco che neanche la nonna di Capuccetto Rosso da tanto che è cozy). Naturalmente a guardia loro c’è sempre l’adorabile Jacob, una garanzia di tranquillità. Ma nemmeno lui può fare molto quando la perfida setta dei Volturi alloggiati a Montepulciano (li avevamo conosciuti in New Moon) si mette in testa che la bimbina è una immortale, non chiedetemi esattamente cosa voglia dire, le spieghe della faccenda sono tortuose e lambiccatissime, ho capito solo che per loro, i  Volturi, la vedono come una minaccia da eliminare. Subito babbo e mamma, e zio Jacob, chiamano a raccolta tutti i vampiri buoni dotati di super poteri disseminati in giro per il mondo, onde formare un’Invincibile Armata a protezione della piccola quando i Volturi capitanati dal terribile Aro (un ghignante e debordante Michael Sheen) arriveranno a prendersela. Il film si appesantisce insostenibilmente presentandoci ora la vampira buona che vien dall’Amazzonia (e tutta nuda, poveretta, in quella neve), ora quello che vien dal Cairo, e poi gli irlandesi, gli scozzesi ecc. Un bell’ensemble multicuturali per difendere la piccola e antipatica Nessie. Tutti con un super potere diverso, e uno dopo un po’ ci perde la testa e non ne può più da tante e astruse che sono le spieghe, e c’è quello che legge nel pensiero al contatto, e quello che dalla temperatura corporea intuisce non so che cosa, e quella che vede il futuro, e quella (Bella!) che ha il potere di fare da scudo agli altri (‘Ma Bella tu sei uno shield!). Micidiale. Poi ci sarà finalmente la battaglia, cui seguirà un colpaccione di scena. Ora, perché una saga nata come una storia di – scusate il tono becero, ma quando ci vuole ci vuole – te la do o non te la do? ma se te la do divento vampira anch’io? mi deve divetare una guerra un po’ stellare e un po’ compagnia dell’anello? Scusate, ma è un altro film. Che magari in sè non è malvagio ma, nella mia modesta opinione, non è più Twilight, ecco. Del Twilight precedentei restano solo le cose peggiori, quella melensaggine, l’estenuazione, la svenevolezza che regna non solo tra la coppia regina ma pure nella corte dei vampiretti buoni, così angelicati e smorfiosi che ti vien voglia di parteggiare per il perfido Aro.

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