Film stasera sulle tv gratuite: A SINGLE MAN di Tom Ford (lunedì 19 novembre 2012)

A Single Man, Rai Due, ore 23,40.
Con il suo bell’Oscar in mano appena guadagnato con l’interpretazione di Il discorso del re, la notte del 27 febbraio 2011 Colin Firth ha ringraziato anche Tom Ford per averlo chiamato per il suo primo film da regista: questo A Single Man, che tra l’altro già l’anno prima aveva portato Firth in zona Oscar procurandogli la nomination. Film dalla storia interessante. Quando ancora era lo stilista di Gucci, Tom Ford continuava a ripetere ai giornalisti che la sua vera passione non era la moda ma il cinema, e che un giorno avrebbe girato un film. Nessuno lo prendeva sul serio, naturalmente, sembrava la civetteria dandistica di un uomo al culmine del successo. Invece no, a un certo punto il fashion-designer americano si è ritirato da Gucci e, pur senza abbandonare la moda, si è dedicato al cinema realizzando questo A Single Man. Sorpresa doppia. Perché Mr Ford decide di fare cinema sul serio, e perché sceglie come soggetto del suo film un libro meraviglioso ma poco conosciuto e considerato minore di Christopher Isherwood. Un uomo solo è il romanzo-quasi verità di un omosessuale di mezz’età dietro cui è facilissimo scorgere lo stesso Isherwood che, nella California primi anni Sessanta, cerca di elaborare come può il lutto per la scomparsa del compagno di una vita (fatto accaduto allo stesso Isherwood). Libro scabro, senza autoindulgenze e senza vittimismo, di un dolore pudico e per così dire minimale, sommesso, trattenuto, come una scia di malinconia che segna ogni momento della giornata, ogni passaggio esistenziale. Il film riprende questa stessa traccia, e intorno al professore protagonista fa muovere una vecchia amica e uno studente che incomincia a fare i conti con la propria omosessualità. Difficile capire come mai una materia così privata e volutamente sommessa, così lontana da ogni accensione melodrammatica ma anche da ogni possibile glamourizzazione, abbia attratto Tom Ford. Sì, c’è l’omosessualità, ma nulla che assomigli pur vagamente alla smagliante, narcisistica, spettacolare gaytudine del fashion-system e delle passerelle. Eppure, nonostante questa distanza, il film che ne è uscito è buono, qua e là molto buono. Certo, chi ha amato il libro di Isherwood fatica un po’ a riconoscerlo nella perfetta confezione formale, accuratissima, che ne dà Tom Ford, nella levigatezza dell’operazione. Anche l’enfasi sulla crisi missilistica di Cuba (siamo nel 1962, presidenza Kennedy) non corrisponde a quanto c’è nel libro. Diciamo che il film è di molto superiore a quel che ci si aspettava da uno stilista che mai aveva fatto cinema, ma è un po’ inferiore alle ambizioni dello stesso Tom Ford. Che si rivela essere un regista vero, non un calligrafico illustratore, ma che non riesce del tutto a emanciparsi e liberarsi dalla maledizione che perseguita i professionisti della moda – stilisti e fotografi – che decidono di passare dietro alla macchina da presa, cioè un eccessivo formalismo, una cura maniacale dell’immagine a detrimento della narrazione. Diciamo che Tom Ford è di gran lunga meglio di altri del fashion system passati al cinema, ma ancora appesantito da un eccesso di estetizzazione. Il film, presentato in prima mondiale a Venezia 2009, è andato piuttosto bene al box office e ha portato parecchie soddisfazioni a Colin Firth. Ottima la perfomance di Julianne Moore nella parte dell’amica (e, nella vita, amica vera e sodale di Tom Ford). A questo punto la curiosità è vedere cosa farà Tom Ford con il prossimo film. Che intanto, tra le molte altre cose, ha anche vestio Daniel Craig per Skyfall.

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