Torino Film Festival. SHELL: a oggi (domenica) il miglior film del concorso – recensione

Shell, regia di Scott Graham. Con Chloe Pirrie, Joseph Mawle, Tam Dean Burn, Morven Christie. Nella sezione Torino 30 (Concorso principale)Una ragazza e il padre epilettico in una stazione di servizio dispersa nel gelo delle Highlands scozzesi. Due anime nel nulla, tra tensioni incestuose, sacrificio, espiazione. Cinema austero alla Bresson, cinema della minaccia.
A oggi, domenica 25 novembre, il miglior film tra i 6 visti finora nel Concorso (e la media non mi è parsa eccelsa, ma aspettiamo a dare giudizi, ne mancano altri 10). Cuperrimo, punitivo, rigoroso fino al martirio (di autori, attori, e spettatori), insomma direbbero i maligni un perfetto film da festival. Però, vivaddio, finalmente qualcosa con un’idea di cinema, uno stile, con una messinscena scabra, austera, implacabile che non dimentichi. Cinema della minaccia, tra Haneke e certo Losey, dove l’angoscia sale, ti prende alla gola, e sai che prima o poi qualcosa accadrà, e non sarà qualcosa di gradevole. Claustrofobico. Confinato in una stazioncina di servizio rugginosa e cadente da una qualche parte delle Highlands scozzesi, vento freddo a sbattere porte e a ululare, un nastro d’asfalto che viene dal niente e nel niente si perde, intorno non un segno umano, solo un lago color del piombo. In quella stazioncina ci lavorano e ci vivono Shell, diciassette anni (“Shell come quelle cose preziose che trovi in riva al mare, non come la benzina” fa notare a un cliente) e suo padre, rottamatore di macchine giurassiche. La mamma no, ha pensato bene di tagliar la corda da quell’inferno quando Shell aveva solo quattro anni. Lei e il padre sono una cosa sola, un corpo solo, una relazione osmotica, direbbero le psicologhesse da talk show e da glossy magazine. Oltretutto, a conferire un’ulteriore nota di cupezza, papà soffre di crisi epilettiche. Però Shell lo adora, lo ama, incestuosamente lo desidera anche, è l’unico uomo che davvero vorrebbe, ma lui si sottrae agli abbracci, alle carezze, cerca di resistere come può. Ogni tanto a rompere la loro patologica convivenza arriva qualche cliente, arriva un ragazzo un po’ innamorato di Shell. Un cervo viene investito di notte e muore. Il padre lo scuoierà e lo squarterà, in un rituale di sangue che sembra prefigurare e alludere a un oscuro sacrificio. Difatti tragedia sarà. Qualcuno morirà, qualcuno se ne andrà. Una non-storia che il regista Scott Graham gira con partecipazione distaccata, restando al di qua di ogni possibile melodramma. Tutto è scabro, austero, trattenuto, fino all’esplosione emotiva dell’ultima parte. Non perfetto, con zone morte e inerti, ma un film dal carattere forte che rivela un autore. Una buona scoperta.

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