Torino Film Festival: K-11, un prison-movie tra drag queen e tossici incredibilmente firmato dalla mamma di Kristen Stewart (recensione)

K-11, regia di Jules Stewart. Con Goran Visnijc, Kate Del Castillo, Portia Doubleday, D.B. Sweeney. Presentato nella sezione Rapporto confidenziale.Prometteva di essere un gran delirio queer-camp, questo K-11, fra trans imperiosi e maschi-vittima (e maschi-giocattolo), il tutto in una prigione dove ti puoi togliere ogni vizio. Non bastasse, pure diretto dalla mammina di Kristen Twilight Stewart. Invece succede quasi niente. Come dire: un film trucido però bon ton.
Rapporto confidenziale sta diventando, qui al TFF, il contenitore forse più interessante, di certo il meno mainstream e prevedibile, con i suoi film di genere spesso azzardati e arrischiati anche oltre l’autorialità e i vezzi altocinematiografici consacrati, film azzardati nei linguaggi e nelle forme, e anche nei contenuti. Rischi la bufale, ma quando va bene son scoperte interessanti. Questo K-11, è il nome di una maxi-cella dormitorio in un carcere americano già di suo fetentissimo, dove viene confinata la feccia più tossica e alterata in città, e gli ospiti sono trasngender più o meno vicini alla mutazione di genere, trans nerboruti e corpulenti, trans con i dreadlock o biondo-angelici come la dolce e un po’ sciroccata Butterfly, molti gay molto effemminati, un colosso che è uno stupratore di bambini, più qualche maschio inteso come eterossessuale vistosamente tatuato, a fare un po’ da bodyguard un po’ da toyboy. Un coacervo umano su cui domina la trans Mousey, imperiosa e divina, una drag veramente queen, tacchi da vertigine, make up aggressivo a disegnarle-scolpirle la faccia da idolo, una con le palle che non teme di menare anche i machos più muscolosi per rimarcare il suo dominio territoriale. Dominatrix assoluta della cella, si fa servire dai suoi valletti e vallette, ed è l’invenzione di gran lunga migliore del film. Un film che, motivo di culto assoluto, vede alla regia la signora Jules Stewart, che altri non è se non la tatuatissima mammina di Kristen Twilight Stewart. Ora, la signora dopo una vita di supervisionatrice di script a Hollywood, si è buttata nella regia con questo filmaccio che prometteva di essere assai succulento e campistico. Oddio, lo è anche abastanza, ma di sicuro sta al di sotto delle aspettative; con un materiale così si poteva cavar fuori qualcosa da galleria assoluta queer-camp, invece mamma Stewart spreca tuttosommato l’occasione imabstendo un raccontino non così trucido e assai convenzionale alla fin fine. Si incomincia con un produttore discografico strafattissimo di ogni possibile droga (è l’incolore Goran Visnijc, il dottorino slavo di E.R.) che viene sbattuto proprio nell’inferno della K-11, e come se non bastassero le spaventevoli creature che ci stanno dentro, appena lì fuori c’è pure il peggior secondino possibile, un bestione corrotto che ama scegliersi il favorito-favorita di turno tra i detenuti e scoparselo quando gli aggrada, in cambio lascia che dentro entrino tutte le droghe di cui gli ospiti sono voraci consumatori. Chiaro che mette gli occhi sul dottorino, il quale però la scampa, e si sottrare molto abilmente anche alle tante trappole della cella. Insomma, pensavate ci sarebbe stato un attentato collettivo dei brutali detenuti alla virtù del neoarrivato? Macchè, niente, manco l’ombra. Le premesse lasciavano pensare a un film truculentissimo, eccessivo, esagitato, un freak-movie sregolato, malato, anche maledetto. Invece non succede poi molto, e si arriva alla fine abbastanza delusi. D’altra parte dalla mammina di Kristen mica potevamo apstterarci chissà quali turpitudine. Questo, come dire?, è un film lurido, sporco e cattivo, però bon ton. Un ossimoro.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.