Torino Film Festival: TERRADOS, tremendo film spagnolo che butta in chiacchiera cose serie come la disoccupazione (recensione)

Terrados, regia di Demian Sabini. Con Demian Sabini, Carla Perez, Alain Hernandez. Spagna 2012. In Concorso.
Trenta-quarantenni che perdono il lavoro nella Spagna della crisi, e che il loro tempo ritrovato lo buttano via vagando da una terrazza all’altra, chiacchierando, sbevazzando, litigando. Insomma, facendo cose di nessun interesse, né per loro né per noi. (E quando uno finalmente si sbatte e fa qualcosa, ecco che avvia un’azienda agricola ecosostenibile e politicamente corretta: aiuto!).
Un faccio cose e vedo gente ai tempi della crisi spagnola, tra scoppio della bolla immobiliare e rampante disoccupazione che non risparmia nemeno i trenta-quarantenni. Uno dei film più gracili e noiosi e autoriferiti del Concorso, di quelli che ti viene voglia di scappare e invece resisti fino alla fine per il solito senso del dovere cinefilo (ma perché? ma per chi? mah). Si chiamma Terrazze – questo significa Terrados – perché i due chiamiamoli protagonisti e gli altri amici che giran loro intorno stan sempre su terrazze vista città, terrazze di casa propria o di altre case amiche, o scoperte durante i loro vagabondaggi. Perché Mario e Leo di tempo ne hanno. Mario, avvocato, ha dovuto chiudere il suo studio dopo sedici anni, e Leo, che lavorava da lui, si ritrova pure a terra. Lo stesso la sveglia ragazza che facevada segretaria. Si ritrovano, sbevazzano, parlano, un po’ veteromorettiani e un po’ vitelloneschi, si deprimono e un po’ cercano di stare a galla. Un’interminabile galleria del nulla, mentre radio e tv sputano di continuo numeri sulla crisi finanziarie, il tasso di disoccupazione ecc. Tra Leo e la sua insopportabile donna scoppia pure la crisi (tuttosommato gli va bene, certe stronze meglio perderle che trovarle). Sbevazzamenti, liti, riappacificazioni. Comunque nessuno fa la fame, si vive in case più che decorose, e il sussidio di dioccupazione ti consente perfino di fare qualche bella vacanza che sognavi da tempo. È la crisi in questa Europa povera e ricca insieme, bellezza. Finiamo. Tiriamo giù la saracinesca su questo film molle che non ha il coraggio di affrontare niente e vorrebbe renderci simpatici i suoi protagonisti narcisi e fancazzisti. No grazie.

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