Torino Film Festival. GINGER & ROSA, un convenzionale racconto di formazione di due ragazze nella Londra primi ’60 (recensione)

Ginger & Rosa, regia e sceneggiatura di Sally Potter. Con Elle Fanning, Alessandro Nivola, Christina Hendricks, Timothy Spall, Oliver Platt, Jodhi May, Annette Bening, Alice Englert. Fuori concorso, sarà il film di chiusura del Festival, proiettato sabato sera dopo la cerimonia di premiazione dei vincitori. Voto 5+
Ecco, questo sì che è il film che piace alla critica bon ton, e alle signore bon chic bon genre da cinema la domenica pomeriggio con le amiche, il classico film medio però con l’aria engagée e intelligente-intellettuale, dunque perfetto per la famosa, berselliana professoressa democratica. Coloro che ieri sera qui a Torino hanno storto il naso di fronte al kitsch rutilante dell’Anna Karenina di Joe Wright e alle sue derive e accensioni romantiche, stamattina si saranno rifatti con questo riposantissimo, prevedibilissimo film di Sally Potter, una che in my opinion ha sempre confezionato cose più arty che autoriali (e qui non si smentisce) e un filo sopravvalutata. Trattasi del piccolo racconto di formazione e passaggio alla vita grande di due amiche, Ginger e Rosa, nate a Londra il giorno in cui a Hiroshima scoppiava la bomba e cresciute fianco a fianco, come sorelle, condividendo i rispettivi guai di famiglia, Rosa con un padre che se n’è andato da un pezzo, Ginger con una mamma bella e ancora giovane però con un marito troppo narciso, piacione, assente e cornificatore. Siamo all’inizio dei Sessanta, la rivoluzione beatlesiana e della Swinging London è lì lì per arrivare, ma sta ancora nascosta, Ginger, che è una ragazzina studiosa e intelligente e socialmente impegnata, scrive poesie e si lascia affascinare dall’esistenzialismo francese (succedeva lo stesso in un altro film di formazione femminile ambientato più o meno nella Londra degli stessi anni, An Education). Rosa se ne frega abbastanza dell’engagement, pensa più agli amori, Ginger invece è ossessionata dal pericolo della Bomba (una paranoia tipica di quegli anni), segue Bertrand Russell e il suo movimento pacifista per il disarmo nucleare unilaterale e senza condizioni. Marce, sit in, qualche scontricino con la polizia. L’impegno del resto è cosa di famiglia. Papà Ronald era stato in galera ai tempi della guerra per obiezione di coscienza, e ora anche lui è pacifista. Ginger scrive poesie, e par di sentire qualche ego di Ginsberg e dei suoi amici beatnik.
Dall’America arriva un’attivista occhialuta, che per Ginger rischia di diventare un modello di riferimento, ed è Annette Bening in uno dei suoi molto ben centrati cameos. Le crisi politiche e il mondo sull’orlo del precipizio (intanto si arriva alla crisi missilistica di Cuba) si incrociano con i naufragi privati. Ginger dovrò amaramente fare i conti con l’amica Rosa che diventa l’amante del padre Ronald e ne resta pure incinta. Diventare grandi è complicato, ed è anche questo. Ora, un racconto assai ben scritto e correttamente impaginato, però senza mai un guizzo, e timoroso di ogni vero azzardo. Un film perbenino che non è proprio il tipo di cinema amato da questo blog. La cosa migliore è Elle Fanning, sempre incantevole, di una grazia infinita, e bravissima nel suggerire sobriamente e senza strepiti mélo la difficile maturazione della sua Ginger. Lei sa rendere guardabile e digeribile questo mediocre Ginger & Rosa.

 

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