Torino Film Festival. Vince SHELL meritatamente (il palmarès completo e il commento)

Il film vincitore: ‘Shell’, dello scozzese Scott Graham

Stasera cerimonia di premiazione al cinema Reposi. Ma la lista dei vincitori c’è già e, sorpresa, vince il film migliore, cosa che ai festival non succede tanto spesso. La giuria, presieduta da Paolo Sorrentino, affiancato da Karl Baumgartner (Germania), Franco Piersanti (Italia), Constantin Popescu (Romania) e Joana Preiss (Francia), ha fatto la cosa giusta per quanto riguarda il massimo premio, mentre per gli altri riconoscimenti un paio di cantonate le ha prese. Ma vediamo il palmarès:

MIGLIOR FILM: Shell di Scott Graham (UK)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA EX AEQUO a:
Noi non siamo com James Bond di Mario Balsamo (Italia)
Pavilion di Tim Sutton (Stati Uniti)

MIGLIORE ATTRICE
Aylin Tezel per il film Am Himmel Der Tag (Breaking Horizons) di Pola Beck (Germania)

MIGLIORE ATTORE
Huntun Batu per il film Tabun Mahabuda/ The First Aggregate di Emyr ap Richard e
Darhad Erdenibulag (Mongolia)

link agli ALTRI PREMI UFFICIALI

Il commento. Su Shell non si discute, era il film migliore, non c’è che da essere soddisfatti della scelta della giuria (è sempre stato in testa nella mia personale classifica dei film in concorso). Perplessità invece sul premio all’italiano Noi non siamo come James Bond, un doc appena appena fictionalizzato molto onesto, anche coraggioso ma che, a mio parere, non ce la fa a trovare una coerenza narrativa seppur minima. Sì invece al premio a Pavilion, il più innovativo tra i film americani in concorso, di una radicalità stilistica che può disturbare, ma perfettamente in linea con il Dna di questo Festival. Come migliore attrice dovevano premiare Pernilla August che nello svedese Call Girl giganteggia, ma trattasi di un film forse troppo mainstream per questo TFF. La Aylin Tezel di Am Himmel Der Tag è carina e bravina, però il film (tedesco) è orrendo, con un’estetica e una drammaturgia da soap femminil-femminista. Invece il riconoscimento all’attore del mongolo The First Aggregate non è per niente scandaloso, anzi, vale soprattutto come riconoscimento a un film che è stato una delle buone sorprese del concorso e che smentisce parecchi luoghi comuni sulla Mongolia (e sul suo cinema).
Gli sconfitti. Su Re, la bellissima Passione in sardo girata da Giovanni Columbu: meritava qualcosa, di sicuro molto di più dell’italiano premiato, Noi non siamo come James Bond. Ingiustamente trascurato anche l’americano-cubano Una Noche di Lucy Mulloy, ritratto non accomodante della Cuba fidelista. Niente nemmeno a Smettere di fumare fumando di Gipi, ma in questo caso non si può che essere d’accordo con la giuria.

LA MIA CLASSIFICA DEI FILM IN CONCORSO (stilata giorno dopo giorno)

LISTA DEI PREMI COLLATERALI

 

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