Recensione. LAWLESS non sarebbe male, solo che di film così sul proibizionismo ne abbiamo visti troppi

Ripubblico la recensione scritta subito dopo la proiezione del film al Festival di Cannes il maggio scorso.
Solita storia guardie-ladri ai tempi del proibizionismo e della grande depressione. Un clan di distillatori in lotta con rivali e polizia. Tutto già visto molte volte, e qui non c’è molto di nuovo. Il regista la butta sulla ballata un po’ nera immergendo tutto nel buio con colori da nebbia e carbone. Però il cast è fantastico, con alcuni dei migliori attor giovani (e attrici) oggi in circolazione: Tom Hardy e Jessica Chastain, per dire. Voto: 6.
Lawless
, regia di John Hillcoat. Con Tom Hardy, Shia Labeouf, Guy Pearce, Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Jason Clarke, Gary Oldman. In competizione per la Palma d’oro.

Tre fratelli distillano il miglior alcol della Virginia ai tempi del proibizionismo. Se la dovranno vedere con un poliziotto carogna e pure assassino, e con gang rivali che vogliono strappare il mercato. L’australiano John Hillcoat, quello di The Road con Viggo Mortensen, mette in scena questa epopea di famiglia ispirata a fatti veri. Se uno ha un’età, di film del genere – illegalità, sparatorie, banditismi metropolitanin e/o rurali tra proibizionismo e depressione – ne ha visti una quantità. Bonnie and Clyde di Arthur Penn, Gang di Robert Altman, Il clan dei Barker di Roger Corman, Dillinger di John Milius, giù giù fino al recente Public Enemies di Michael Mann. Allora, cosa aggiunge Hillcoat a questo sterminato repertorio, a questo infinito dėjà vu? Poco, quasi niente. Racconta la sua ballatona popolare pigiando quando può sulla violenza e velocizzando le scene non-action, e immerge il tutto in un’ombra perenne facendo calare sullo schermo e su di noi spettatori una notte continua (il che non aiuta l’attenzione e favorisce lo sbadiglio). Cromatismi antracite, come di nuvole di carbone. Scene correttamente girate ma senza la scintilla del genio, non ne ricordo una di particolare impatto. I fratelli per difendere la loro pregiata distilleria dovranno ricorrere alla maniere fortissime, il capofamiglia anzi capoclan anzi capobranco Forrest Bondurant salverà se stesso e i suoi fratelli ma avrà perdite tra le sue fila. Film di genere che scorre via senza pesare troppo, e in un festival questa è ua gran qualità. La cosa migliore è il cast, forse il più pregiato di tutti i film di Cannes, di sicuro il più cool. Tom Hardy, uno dei miei attori preferiti, è il capo, Forrest, e gigioneggia alla grandissima. Shia LaBeouf è il fratellino con aspirazioni dandy e borghesi, innamorato della ragazza bene del villaggio, che è poi Mia Wasikowska. Guy Pearce è il laido e sadico poliziotto. Cameo di Gary Oldman quale boss nemico ma mica scemo. Poi, scusate, c’è Jessica Chastain, oggi la numero uno, in una parte collaterale che però lei rende notevole. Viva Chastain!

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