Recensione. LE 5 LEGGENDE: troppo lambiccato e contorto per essere una fiaba funzionante

Le 5 leggende (Rise of the Guardians), regia di Peter Ramsey. Una produzione DreamWorks Animation. In 3D.
Come The Avengers, però in versione animata per infanti. Cinque eroi buoni si mettono insieme per combattere l’Uomo Nero che attenta alla felicità dei bambini. Solo che la storia è intricatissima, i cinque caratteri sono incongrui e non si armonizzano mai. Non bastasse, c’è pure qualche scemenza new age. Di buono c’è una sofisticheria grafica insolita e, meno male, classicheggiante. Voto 5

Trattasi dell’ultimo animato DreamWorks, subito balzato al primo posto negli incassi italiani e invece alquanto deludente al box office americano, ennesima conferma che stiamo diventando il paese con la massima propensione a questo tipo di prodotto, e chissà quale sarà mai il motivo: i signori del marketing ci forniscano lumi. Io, banalmente, ho l’impressione che qua i genitori, non appena vedono un cartone al cinema, si precipitano a portarvi gli infanti a prescindere, insomma temo che il consumo sia passivo e indifferenziato senza una vera scelta (aspetto eventuali smentite da babbi e mamme). Da adulto, molto adulto, che dire di fronte a questo Le 5 leggende? Non mi sono divertito granchè, non come a certi Pixar movies per capirci, anche se ho trovato apprezzabile il tentativo di scrivere e realizzare una fiaba contemporanea tenendosi alla larga dai classici ipersfruttati fino allo sfinimento e alla consunzione. Certi nomi coinvolti son di tutto rispetto. Lo sceneggiatore David Lindsay-Abaire ha un Pulitzer in bacheca, la storia è presa dai libri stravenduto di William Joyce, tra i produttori esecutivi compare Guillermo Del Toro, e la sua mano si vede in certe sofisticherie grafiche come la sequenza di apertura, con quei viluppi botanici così suoi. Ma il film non funziona molto. Troppo lambiccato, contorto, con materiali narrativi eterogenei che non arrivano mai al punto di fusione. Già, non son più le favole di una volta, di fronte a questo film ci si chiede dove siano mai finite la magnifica linearità dei classici infantili, la loro trasparenza e insieme la vertiginosa densità simbolica. In questo Le 5 leggende il racconto procede affannosamente, quasi col rantolo, con necessità di spieghe e digressioni che fan perdere la testa e un po’ la pazienza allo spettatore, così almeno è successo a me, mentre chissà, magari gli infanti non hanno avuto problemi a sintonizzarsi.
Le cinque leggende del titolo sono altrettanti personaggi dell’olimpo degli eroi infantili, stavolta coalizzati a combattere il Male in persona, colui che vuole attentare alla felicità dei bambini di tutto il mondo, virare i loro sogni in incubi, l’Uomo Nero che qui ha il nome di Pitch. Come in The Avengers, però in versione 0-12. Tra i buoni ci sono Babbo Natale, chissà perché ribattezzato Nord, la Fata Dentolina (orrenda traduzione italiana), quella che ritira i denti caduti e lascia in cambio la moneta sotto il cuscino e tale Jack Frost, il belloccio reuccio di questa storia, che se ho ben capito ha la facoltà di trasformare in ghiaccio tutto ciò che lo circonda. Come in The Avengers, la prima parte è faticosissima, poiché bisogna presentare ciascun mini super-eroe con relativi caratteri psico e fisici, poteri e quant’altro, e trattandosi di cinque personaggi non si finisce mai. La situazione, diversamente che nel film Marvel, non migliora neppure successivamente con lo sviluppo dell’azione perché gli universi – anche visivi, anche di linguaggio e di stile – dei cinque della coalizione dei buoni sono troppo diversi tra loro e perfino incompatibili. Che c’entra, per dire, Babbo Natale con le magie di Sandman, l’omino dei sogni buoni? Tutto è incongruo in questo film, come se lo spettatore fosse costretto a passare continuamente fra multipli universi paralleli, e poi la par condicio tra gli eroi è solo teorica, visto che Babbo Natale schiaccia tutti gli altri con la sua massiccia fisicità e con la sontuosità della sua slitta e della sua casa-magazzino piena di doni. A peggiorare le cose ci sono qua e là scemenze new age tipo: “tu devi trovare il tuo centro” detto mi pare da Nord al ragazzo Jack Frost, che vorrebbe dire che deve individuare il senso di sè e della propria missione verso i bambini. Ma si può? Con poi un Signore della Luna (o qualcuno-qualcosa del genere, adesso non ricordo) cui di tanto in tanto i protagonisti si rivolgono e che pare abbia in mano i destino di tutti, anzi del mondo. Insomma, un’entità simile a Dio. Ma perché allora non chiamarlo Dio? Forse perché non sta più bene e non si porta più e non è politicamente corretto? Che stupidata. Per fare i laici fighi si finisce con il cadere in mitologie neopagane. La luna come casa degli dei, e sembra Casta Diva, solo che purtroppo qui la Callas e Vincenzo Bellini non ci sono. Anche, se va detto, la musica è del re attuale del soundtrack, il francese Alexandre Desplat, bravo sì ma ormai onnipresente.

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2 risposte a Recensione. LE 5 LEGGENDE: troppo lambiccato e contorto per essere una fiaba funzionante

  1. M. scrive:

    Già tremo al pensiero che l’ex-pargolo mi voglia trascinare a vedere questa polpetta indigesta.
    Comunque è vero tante famiglie appena esce qualcosa di nuovo, ci vanno e basta.
    Per anni siamo riusciti ad evitarlo però poi al “canto di tutti l’hanno visto e io no…” non si riesce a fare sempre i muri di gomma!

  2. Pingback: Film stasera su Sky: le recensioni (merc. 30 luglio 2014) | Nuovo Cinema Locatelli

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