Film classici stasera sulle tv gratuite: MARY POPPINS (venerdì 7 dicembre 2012)

Mary Poppins, Rai Due, ore 21,05.
Il mondo prima della rivoluzione del ’68 era anche questo, era – intendo – anche questo cinema. Film tranquillizzanti, buoni e buonistici per le happy families della domenica pomeriggio, garantiti dal marchio Disney, dunque scevri da ogni minimo rischio, né contenutistico, né estetico o di stile. Mary Poppins, anno 1964, è l’incarnazione stessa di questo cinema medio e senza punte o asperità. Eppure è cinema smagliante che ha colonizzato le menti anche al di là della nostra stessa volontà e non se n’è andato più via e ancora resiste, ancora riempie e corrobora gli stanchi palinsesti delle tv dicembrine pre-natalizie, ancora – se lo guardiamo senza pregiudizi – in grado di stregarci e soggiogarci con la sua carica fantastica e il suo favolismo arcaico anzi eterno. Io lo amo, e ancora di più amo il successivo film che avrebbe consacrato Julie Andrews, scoperta e lanciata proprio da Mary Poppins, quale stella del musical più dolce e familiar-familista, Tutti insieme appassionatamente. La storia di MP, per chi non se la ricordasse, per chi non avesse mai visto il film: nella Londra Belle Epoque e post-vittoriana, ancora industriale e sporca di fuliggine (Spazza spazza/ Spazzacamin…), che oggi definiremmo steampunk, in una magione borghese arriva la governante Mary Poppins a tenere a bada i due figlioli assai discoli. Riuscirà nell’impossibile missione, mescolando efficienza, musica e canto e balli, verve e fantasia. Numeri in musica che non si possono dimenticare, come Supercalifragilistic-espiralidoso. E lei che volteggia nell’aria e plana col suo ombrello è scena da storia del cinema, non ce n’è. Julie Andrews si prese l’Oscar e per molto tempo non sarebbe più riuscita a scrollarsi di dosso il personaggio della governante canterina, finché arrivò il marito Blake Edwards a liberarla dandole la parte protagonista di Victor/Victoria, e fu allora che scoprimmo tutte le ombre e le ambiguità che erano rimaste celate dietro a Mary Poppins. Prestare orecchio al doppiaggio di allora, soprattutto delle canzoni: un tripudio di italianizzazione-romanizzazione oggi impensabile, ma anche esempio dell’altissima professionalià dei lavoratori del cinema nostro di quel tempo (sempre che la copia in onda stasera lo abbia conservato).

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