Recensione. VITA DI PI si candida a bufala dell’anno

LVita di Pi, regia di Ang Lee. Con Suraj Sharma, Rafe Spall, Irrfan Khan, Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon, Andrea Di Stefano.LUn film che si presenta come un avventuroso, con un ragazzo indiano scampato a un naufragio e prigioniero su una scialuppa in mare con una tigre: sarà lotta dura per la sopravvivenza. Ma scopriremo che le cose non sono così semplici, in un finale che mette in discussione il film e lo distrugge. Il tutto condito con sincretismi new age che fanno pencolare Vita di Pi verso il kitsch culturale. Voto 4LOra, che i signori giurati dei Golden Globes (che sono poi giornalisti della stampa estera di stanza in America) abbiano incluso tra le nomination a migliore film dell’anno questo Vita di Pi ed escluso The Master di Paul Thomas Anderson, è semplicemente uno scandalo, se vogliamo andarci più leggeri diciamo un abbaglio, ecco. Scorrendo sul web le infinite top ten dei film 2012 redatte da critici Usa di vario tipo e a vario titolo, mi son reso conto di come Vita di Pi da quelle parti sia proprio strapiaciuto, finendo molto spesso ai primi posti, se non al primo. Sarà, ma per me Vita di Pi si candida seriamente a bufala dell’anno. Una di quelle cosacce arty che mescolano discorsi finto-alti, stavolta sull’esistenza di Dio e la coesistenza di diverse religioni, allo spettacolone mainstream, usando quelli come alibi e legittimazione di questo. Fastidioso. Vero, Ang Lee non è un regista qualunque, è uno di mestiere sopraffino che sa raccontare come pochi, dotato di uno stile fluido e assai friendly e empatico verso lo spettatore, non è mai sciatto né tantomeno volgare, e sa bene come tenersi lontano dagli abissi del corrivo e del cattivo gusto. Oltretutto qui usa finalmente il 3D in modo funzionale e umano, mai smargiasso, sottraendogli quella puzza di baracconaggine che si porta dietro da sempre. Ang Lee riesce pure a mettere in scena una relazione tra un umano e un animale (tigre del Bengala, per la precisione) senza cadere in arcaici cliché disneyani di antropomorfizzazione della bestia e anche evitando gli animalismi-ecologismi più cretini secondo i quali la natura e il naturale sono di per sè superiori e buoni. Eppure Vita di Pi non quaglia, non decolla, non funziona. Tratto dal bestseller del canadese Yann Martel (che non ho mai letto e che il film non mi ha invogliato certo a leggere), è un intruglio piuttosto indigesto di visioni cosmico-paniche (ma senza il genio del Malick di The Tree of Life), sincretismi religiosi new age, ricorso a generi come il fantastico, il fiabesco, l’avventuroso, il racconto post-disneyano per adulti ma soprattutto per piccini. Il tutto frullato con un relativismo spiccio e spicciolo alla Pirandello-Rashomon secondo cui signora mia la realtà non si sa bene da che parte stia di casa e ‘sono come tu mi vuoi’. La prima parte è al limite dell’insostenibile, da tanto che gronda retorica, vituosi sentimenti ed esotismo alla buona. Siamo a Pondicherry, ex colonia francese in terra d’India: Pi (abbreviativo di Piscine, sì, come piscina, in omaggio a una piscina parigina molto amata in casa, soprattutto dallo zio gran nuotatore) nasce e cresce in una famiglia indiana proprietaria di un hotel con annesso zoo. Curioso com’è, frequenta, lui induista, sia chiese che moschee, trovando ovviamente che in tutte le religioni c’è del buono, e dunque ecco spezzata subito una lancia politically correct a favore della convivenza multietnica e multiculturale, alla faccia di quei perfidi e ottusi che si ostinano a parlare di scontri di civiltà. (Naturalmente Pi si ripromette anche di conoscere un po’ meglio l’ebraismo, che così il film si mette al riparo, come ha rilevato un critico americano, da un’eventuale accusa di antisemitismo.)
Quando il padre decide di chiudere per problemi economici l’hotel e di trasferirsi con famiglia e pure con le bestie dello zoo in Canada (“lì hanno mercato, li potremo vendere e ricavarci dei soldi per ricominciare una vita”), si imbarcano tutti, Pi compreso, sul cargo giapponese che dovrà portarli nel nuovo mondo. Quello che segue è raccontato in flashback (o sono visioni? sono finzioni? sono fantasie?) da Pi adulto, nell’intervista che rilascia in Canada, dove risiede, allo scrittore affascinato dalla sua storia e deciso a trasformarla in un libro. Fosse solo il racconto di un’avventura straordinaria: macchè, lo scrittore e l’intervistato si ostinano a cercarvi la prova dell’esistenza di Dio o, almeno, una sua epifania, e questo spinge Vita di Pi sui terreni scivolosissimi di un involontario kitsch culturale da cui sarebbe stato sensato tenersi alla larga. Quel che Pi ha vissuto – naufragio e successiva odissea per quasi un anno nell’oceano Pacifico – è solo eccezionale o porta anche il segno del sovrannaturale? Il cargo su cui viaggia con i suoi e con gli animali si inabissa durante una tempesta, l’unico a sopravvivere, finito chissà come in una scialuppa di salvataggio, è lui. Solo che si ritrova a bordo anche qualche animale: una zebra, una iena cattivissima e vorace, una scimmia buona, e infine Richard Parker, come stravagantemente si chiama la tigre del Bengale che dello zoo era l’attrazione e che, nuotando (“le tigri sono grandi nuotatori”), riesce a raggiungere la scialuppa. Gli altri animali spariscono ben presto, e non dico come. Resta la tigre, e resta Pi. Sarà un confronto-scontro, un duello, anche un corpo a corpo. Il film è la cronaca-storia di come hanno convissuto sulla barca, di come Pi sia riuscito a non farsi divorare dalla belva, e della reciproca sopportazione, o forse rispetto, che le due creature hanno poi raggiunto e stabilito. È la parte migliore di Vita di Pi, pura avventura nel claustrofobico spazio di una scialuppa, anche se intorno c’è la dimensione senza fine del mare e del cielo. Ang Lee (e Yann Martel, l’autore del libro) azzeccano un incontro uomo-animale senza smancerie, una lotta per la sopravvivenza che si risolve in un armistizio fondato sul reciproco interesse. Ma quando si va sul meraviglioso (la grande orca, i pesci volanti) o sulla presunta rivelazione del divino, sulla presenza del numinoso (squarci di luce tra le nuvole e lampi in puro stile I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille) il film non ce la fa più a stare a galla e si inabissa. Ancora peggio va con l’approdo nell’isola misteriosa letteralmente ricoperta di piccoli roditori: qui sentiamo puzza di inverosimile, di palla colossale, e difatti quello che di lì a poco ci verrà detto da Pi confermerà il sospetto. Ecco, il punto di rottura, di esplosione, dell’intera narrazione arriva alla fine, durante il confronto di Pi in ospedale con gli assicuratori giapponesi che gli chiedono “una versione più credibile dei fatti”. E Pi un’altra versione di come è sopravvissuto al naufragio e poi a centinaia di giorni in mare, alla deriva, la tira fuori: è questa finalmente la verità? O dobbiamo prendere per buono quanto fino a quel momento ci ha riferito, insomma la iena, la tigre e tutto il resto? Il dubbio che ci abbiano rifilato, Pi e con lui Ang Lee e Yann Martel, una fola, una bufala, ci assale fortissimamente. No, scusate, non si fa, non potete alla fine instillarci il dubbio (ed è più che un dubbio) che fosse tutto inventato, è scorretto, è ammettere di averci preso in giro per tutto il film. D’accordo, si tratta di cinema, di romanzo, ma anche in un’opera di finzione e invenzione ci vuole una moralità, una coerenza, lo spettatore (e il lettore) non vanno mai ingannati, come ricordava una che di letteratura popolare si intendeva, Agatha Christie. Le partite narrative non vanno giocate a carte truccate. Quel che Ang Lee avrebbe dovuto onestamente fare sarebbe stato di dividere il film in due parti, la prima con la versione ‘alla deriva con la tigre’, la seconda con la messinscena di quanto raccontato da Pi ai giapponesi (che ovviamente non sveliamo). Due facce possibili, due versioni con pari dignità, o meglio, due storie in cui la seconda spiegherebbe la prima. Che poi, a ben guardare, è esattamente quanto fece David Lynch in quell’opera capitale che è Mulholland Drive, dove la prima parte incasinatissima, surreale e visionaria diventa invece trasparente e perfino elementare alla luce di quanto ci viene svelato nella seconda. Una struttura usata anche dal regista-rivelazione di questo 2012, il portoghese Migul Gomes, esploso alla Berlinale con Tabu e consacrato qualche settimana fa al festival di Torino con una retrospettiva. Proprio a Torino ho visto il suo Il nostro adorato mese di agosto, girato prima di Tabu, un film che si presenta apparentemente doppio e incongruo: prima documentario quasi etnografico, poi melodramma. Ma a un certo punto capiremo che le due trame sono in realtà connesse, e anzi sono la stessa cosa. Questo avrebbe dovuto fare coraggiosamente Ang Lee. Così ci rifila solo una bufala.

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46 risposte a Recensione. VITA DI PI si candida a bufala dell’anno

  1. heuresabbatique scrive:

    Non penso che Vita di Pi possa essere considerato bufala dell’ anno.Capisco e condivido il patetismo della prima parte (sopratutto quando parla delle religioni) ma quando inizia il viaggio è tutta un’altra storia.Comunque per me il finale non è distruttivo ma è solo il cambiamento di Pi: prima religiosamente convinto e poi spiritualmente convinto.Il viaggio lo ha cambiato per sempre perciò non rimangono in lui gli dei miticizzati della religione Indù ma qualche cosa di più profondo come il misticismo, la spiritualità e dei valori profondi.

  2. Halelehua scrive:

    In realtà non inganna….la storia vera (da quanto ho capito ed interpretato io) è quella finale che lui racconta in lacrime in ospedale ma a noi spettatori mostrano come lui la “vedeva” in quanto persona spirituale ed amante della natura, per non soffrire troppo, per trovare coraggio e forza. Infatti il ragazzo intervistatore del film che deve scrivere il libro a cui Pi adulto racconta la storia dice “quindi la zebra era il buddista, la iena il cuoco, la scimmia tua madre e la tigre eri tu?” Il film è un’allucinazione di Pi, è la tigre che rappresenta quel suo coraggio e quella sua forza. Lui risponde “è la storia di Dio” cioè della speranza, qualcosa a cui credere per sopravvivere. Questo è ciò che ho visto io nel film. Non mi sembra una bufala per niente, forse troppi riferimenti alla religione quello si, come se fosse diretto ad un pubblico unicamente credente, ma parlando da miscredente posso dire che io la questione di “Dio” l’ho letta in chiave di “speranza umana” non di un essere divino da venerare

    • mary83 scrive:

      Bravo! Abbiamo inteso allo stesso modo il significato del film! Lo ha capito senza problemi anche mio nipote di 9 anni che è venuto con me..bellissimo film

      • Diego Milazzo scrive:

        Io sono ateo e ho inteso il film alla vostra stessa maniera. Direi che il recensore ha preso, (lui!!), una grande bufala.

        • Francesco scrive:

          Anche io sono ateo e ho inteso il film alla vostra stessa maniera.

          Non l’ho nemmeno trovato stucchevole nella parte in cui il ragazzo è curioso di altre religioni, anzi; vi ho visto una profonda ricerca di un senso comune tra le stesse, che è una cosa molto profonda se si considera il fatto che ogni religione scaturisca da un bisogno umano uguale in tutti gli uomini, ma si realizzi in ogni cultura con accezioni diverse. L’ho capito come un vedere oltre il formalismo, lo sfarzo, l’esibizionismo tipico di tutte le religioni in quanto manifestazioni esterne (i rituali, i vestiti, ecc); il ragazzo, infatti, ha un dialogo personale con Dio, interiore.

          Mi è piaciuto moltissimo il finto contrasto tra il nome Pi Greco che concerne la matematica e tutto il contesto spirituale; ma non solo, anche con tutta la riflessione e rappresentazione dell’animalità, dell’irrazionalità. Non dimentichiamo che la religione e la bestialità stanno sulla stessa barca di ciò che non è spiegabile razionalmente.

          Sinceramente questo film mi è piaciuto moltissimo e presto leggerò il romanzo per carpirne altri dettagli.

    • Piscina scrive:

      Secondo me nella scialuppa era solo. La follia della solitudine lo ha portato ad inventarsi ambedue le storie.

  3. Halelehua scrive:

    mary non si è capito a chi ti associ 🙂

  4. Mario scrive:

    Complimenti al recensore. Era dura dimostrare di non aver capito nulla del film ma lui c’è riuscito.
    Non è da tutti, senza dubbio.

  5. Manuel Zuibo scrive:

    Bravo Mario!
    La visione di tale Luigi Locatelli si distanzia da quella che il film vorrebbe comunicare. In sostanza non c’ha capito nulla.
    Sarei d’accordo con il recensore solamente se fosse dimostrato che il sincretismo religioso raccontato nel film fosse unicamente fine a se stesso. Il che giustificherebbe la cagata della new age e delle altre pseudo-filo-religioni-culture contemporanee accumunate dalle inesistenti ossature ideologiche.
    Ma la forza del film credo stia tutta nel visionismo ed entusiasmo di Pi. L’attaccamento alla Vita anche in situazioni estreme che fanno uscire il vero lato di noi: ovvero quello debole che vuole morire o quello forte che vuole sopravvivere.
    Più che un sincretismo religioso credo ci sia un’instancabile e ottimistico dialogo ecumenico, non solo fra le religioni, ma paradossalmente anche fra queste e l’ateismo-scienza. Pi spesse volte si contrappone alla visione razionalistica del mondo dei suoi genitori per poi averne un rimorso verso la fine del film e quasi dare ragione al padre. E’ un perfetto connubio di tutti questi fattori. Equilibri di forze facenti parte della stessa struttura. Visioni del mondo che si incastrano così bene che parlare di convivenza fra le diverse culture e religioni diventa superfluo. La visione del padre sulla tigre ha fatto si che Pi diventò vigile e si ingegnò ad ammaestrarla. C’è anche da dire che Pi vide negli occhi della tigre la sua “anima”, anche se è pur vero che era l’anima di un’animale che appena approdata nelle rive del Messico tornò alla sua natura selvatica senza salutare Pi, con l’indifferenza e indipendenza tipica dei felini domestici…

    • Halelehua scrive:

      Mah..io più che altro ho visto la cosa in modo più profondo. Bisogna fare attenzione quando si dice che “Pi ammaestrava la tigre” ora, diciamolo chiaramente è impossibile una vicenda in cui una tigre una zebra , una scimmia ed una iena escono fuori vive da un naufragio e arrivano a salvarsi su una barca con un uomo senza mai fargli neanche un graffio, è fiabesca la cosa, più che altro perché gli animali hanno paura dell’uomo per istinto, non perché sono cattivi. Di questo ne sono stra convinta. Continuo ad interpretare il film in chiave visionaria e contesto il fatto che una tigre si è un animale ma la pellicola ricalca anche la vera, seppur retorica, questione che gli animali sono meno “bestie” dell’uomo, ecco perché l’intera storia mette al centro la natura e gli animali e li fa da protagonisti di sfondo. Richard Parker che non si volta prima di rientrare nel suo habitat naturale non è l’immagine della tigre senza “anima” che non saluta l’uomo per dirgli addio, ma rappresentando come dicevo nel precedente commento la forza di Pi, sta ad indicare in quella scena che proprio quella forza sta abbandonando il suo corpo ed il suo spirito, se non che infatti, subito dopo il ragazzo viene trovato quasi morto sulla sabbia da altri umani. In realtà Pi non stava con una tigre, stava da solo dopo la morte di tutti gli altri 3 animali (cioè della madre, il cuoco ed il cinese buddhista). Oltretutto, nel film non si vede quando sale la tigre, si vede solo che Pi indietreggia con la barca quando la vede avanzare sul salvagente o comunque lascia la presa della corda perché legato alla paura nei suoi confronti conferitagli dal padre. Richard Parker sbuca fuori all’improvviso da sotto il telo della barca dopo che la iena, cioè il cuoco, aveva ucciso sia la scimmia (la madre) che la zebra (il cinese) per uccidere la iena. Qua sta il fulcro della vicenda, è proprio lì si disincastra il significato di tutto questo simbolismo tra uomo e animale: la paura verso qualcosa sta ad indicare anche la forza di quella cosa e quindi per fare fuori la iena (cioè il cuoco) carnefice delle altre due figure (zebra e scimmia) Pi fa uscire fuori la tigre che è dentro di lui, la paura di cui parla nel film secondo me è anche la paura di sé stesso perché autore di un delitto, ma nello stesso tempo lo manteneva vivo perché gli dava il pretesto per credere di farcela a sopravvivere alla solitudine in mezzo ad un oceano. Il protagonista si dava forza con il simbolismo che racchiude l’immagine di un felino qual è la tigre, in cui ci si era immedesimato per combattere contro la morte. Quando Pi adulto risponde allo scrittore ” E’ la versione di Dio” è come se ci stesse dicendo che é una versione “inventata” ma che comunque ha dato fede nella vita, racchiudendo il significato che il film alla fine associa al concetto di religione e di credenza: credere in sé stessi e nelle proprie capacità.

      • Manuel Zuibo scrive:

        Quindi si tratterebbe unicamente di una questione di simbolismo? Ammaestrare la propria paura per crescere il proprio coraggio. Ammaestrare che è ben diverso da addomesticare…
        Mi sembra di ricordare che quando precipita la scialuppa c’era solo il cuoco e che lui cercasse disperatamente la sua famiglia prima di essere scaraventato a bordo. La madre (come tutta la sua famiglia) non l’ebbe più ritrovata. E la zebra che precipita? Come si spiega?

        • Halelehua scrive:

          La zebra che precipita non esiste, da quando esce dalla stanza nel mentre della tempesta credo che parta tutta la storia di “finzione” o meglio “rappresentazione onirica” del ragazzo quanto alla vera tragica storia che racconta poi alla fine in lacrime ai due giornalisti cinesi. Credo che il film sia molto sintetico rispetto al libro, penso che prossimamente lo leggerò. Io del film e dell’intera storia ho capito ciò che ho scritto in questi commenti.

          • Manuel Zuibo scrive:

            I giornalisti erano giapponesi come era giapponese la compagnia navale.
            Non credo che si tratti di semplicemtne di una visione onirica. Oppure questo Pi fin da piccolo era un visionario! Altrimenti non mi spiego. Forse sarò rigido io con i miei schemi mentali oppure il film segue queste mode post moderne che da negli ultimi anni a questa parte sono divenute apologia dell’individualismo…

          • Halelehua scrive:

            Trama [modifica]

            Il romanzo comincia quando il padre di Pi, proprietario di uno zoo, trasloca la sua famiglia e lo zoo per nave in Canada, per farsi una nuova vita. La nave affonda, però, e Pi si ritrova perso nel mare su una scialuppa di salvataggio. Scopre presto, suo malgrado, di star condividendo la barca da 26 piedi con un orango femmina, una iena maculata, una zebra ferita, ed una tigre del Bengala adulta di tre anni di nome Richard Parker. Ciò che segue è un racconto di sopravvivenza nella sua forma più cruda, poiché Pi deve affrontare bisogni umani impellenti come sete, fame e necessità di un rifugio, il tutto sotto l’occhio vigile di un predatore.
            Il libro è diviso in tre parti, ma possiede pure una struttura unitaria. La prima parte è composta dalle elucubrazioni di un ragazzo sulla spiritualità e la vita in India. La seconda (che comprende la maggior parte del testo) è la fusione del ricordo dettagliato e realistico della sopravvivenza e di una fantastica allegoria in uno stile medioevale. L’ultima, dove Pi viene salvato e la verità della sua intera esperienza è messa in dubbio, penetra più a fondo nell’analisi della duplice sete per la sopravvivenza e per la fede.
            L’ultima parte offre anche veramente al lettore la possibilità di scegliere la versione della storia che preferisce. Martel mostra due modi di guardare la stessa realtà e scegliere la storia “migliore” richiede un atto di fede.
            Ci sono tre importanti religioni d’interesse in questa storia: l’induismo, l’Islam ed il Cristianesimo, rappresentate da Pi Patel. Anche il concetto filosofico di ateismo è raffigurato dal signor Kumar.

            QUESTA È LA TRAMA DEL LIBRO PRESA DA WIKIPEDIA

        • Halelehua scrive:

          Ah si giapponesi mi sono confusa

          • Halelehua scrive:

            Si, credo che bisogna essere molto elastici di mente per capire questo film o per lo meno interpretarlo, visto che anche nel libro ( e quindi il regista è rimasto abbastanza fedele alla storia) lo scrittore ci dà due versioni differenti dei fatti. Secondo me la chiave è anche quella per cui si risponde alla domanda: “Perché i giapponesi volevano una storia più “credibile” ??” 😉

  6. Alessandro scrive:

    Questa fà ridere….nella scena finale quando lui racconta in lacrime la realtà della storia, c’era una dietro di me che continuava a ridere perchè pensava che Pi stesse prendendo per il culo i giornalisti in maniera molto teatrale 🙂

  7. Doctorcammez scrive:

    Ci vuole un bel coraggio nel dichiarare che il finale mette in discussione il film e lo distrugge.
    Rispetto il parere del recensore ma per mè invece lo rafforza e “chiude il cerchio” aperto dalle vicende del film… abbiamo pareri diversi ….. viste le schifezze in uscita ultimamente per natale un film che merita di essere visto…. è un film artistico ed essendo tale non può essere capito da tutti … mi è piaciuta la fotografia.
    Il 4 però mi sembra troppo penalizzante .. io minimo darei il doppio !

  8. C. scrive:

    Io penso seriamente che questo sia il miglior film del 2012. E’ molto onirico, e l’ho trovato splendido per le immagini, gli effetti in 3D assolutamente spettacolari, l’impatto emotivo (scene come l’orango che si volta verso il mare per indicare suo figlio, o la tigre che nuota nel Pacifico, penso non si dimentichino). Non è semplice rendere tanto accattivante la visione di un film ambientato prevalentemente su una scialuppa, eppure non sono riuscita a staccare gli occhi dallo schermo nemmeno un istante. E il finale rende il film molto più interessante (se possibile), permette di ragionare e non è assolutamente scontato, lascia al pubblico una scelta su quale versione preferisce, se la storia degli animali, o quella degli uomini -allegoria della prima-. Credo, in poche parole, che il recensore abbia visto un altro film;) O che non abbia proprio capito nulla.

    • Mec scrive:

      No guarda fidati è la storia degli animali che è un’allegoria della storia degli uomini e non il contrario. La storia degli uomini è ciò che è veramente successo.

  9. ten scrive:

    ma il recensore lo ha visto il film? no perchè mi viene il dubbio che sia andato a vedere “le 5 leggende”

  10. Stefano scrive:

    Il film, in sintesi, parla della funzione consolatoria della religione alla quale fa ricorso anche chi è stato addestrato alla ragione. Tenta cioè di spiegare perchè si crede nonostante tutto. Credo.

    • Piscina scrive:

      Corretto, peccato che sia qualcosa di assolutamente falso. Chi non crede non crede, non ci sono vie di fuga, se o ma, a meno che si diventa folli o pazzi. Allora si crede. Ma poi, perchè credere solo alla religione? Magari sarebbe più divertente credere in bigfoot, mostro di lock ness, folletti e gnomi portatori di paioli pieni di monete d’oro.

      • Chiara Tabone scrive:

        E chi lo dice che è falso? Lei? La sua frase non solo è supponente, ma anche falsa ed esprime tutta la rigidità del sup pensiero. Io non credo, ma allo stesso credo. Sono piena di se e di ma, e non sono nè folle nè pazza, come la maggioranza delle persone.

        • Piscina scrive:

          No, non lo dico io ma il raziocinio. Chi é stato addestrato alla ragione non si rifugia nella religione. Potevo capire fossimo nel medioevo, nell’antica Grecia quando ci si chiedeva da dove arrivassero i fulmini, ma oggi no dai!! E’ come quando si pensa di vedere un fantasma e si crede che quindi esistono e c’é vita dopo la morte, invece che ragionare e capire che si tratta solo del frutto della propria mente. Siamo solo un ammasso di cellule, esattamente come un moscerino, ma così tronfi e pregni di se che non possiamo accettare che dopo la morte vi sia il nulla…ed ecco che arriva la religione, paradiso, inferno e altre amenità varie degne di un uomo di Neanderthal. Vuole credere? bene, ma allora non si fermi a Dio. C’é anche il diavolo, padre pio che sanguina, madonne che piangono sangue, vodoo, lock ness, folletti, gnomi, elfi, promesse di Berlusconi, parole di Grillo, ecc,ecc, creda creda, intanto la gente muore per la religione, bambini muoiono di fame, donne vengono stuprate e il suo Dio che fa? Sta a guardare, ma poi un giorno ci ripensa e si presenta a 3 pastorelle…e tutti a credere. Perchè perdere tempo nel credere ad una favola, ad un essere fantastico e intangibile,, quando invece dovremmo solo rimboccarci le maniche per creare un mondo migliore?

  11. Cristina scrive:

    Ma una veloce lettura del libro prima di sparare a zero??? Che superficialità nel recensire un film….

  12. Riccardo Friede scrive:

    La storia narrata in “Vita di Pi” appartiene al genere della favola. Chiamala “favola moderna” se preferisci, ma non c’è altro da aggiungere. Questa definizione spiega tutto quel che c’è da spiegare.

  13. Roberto scrive:

    La vita di Pi è la versione riveduta e corretta della Corazzata Potemkin di Fantozzi. Bravo Locatelli ad aver smascherato questa squallida operazione di marketing new age

  14. mauli72 scrive:

    salve a tutti vita di pi e stato uno dei film piu belli che abbia mai visto ….alla fine del film il finale mi ha lasciato con un tarlo in testa ma che cosa ho visto una storia vera o pi si e inventato tutto perche non sopportava la verita …belllissimo non capivo il perche dell isola tutti quei suricati e le pozze di acqua che di giorno e acqua limpida e di notte acido che uccide tutti i pesci …mi sembrava una stupidaggine ma invece dopo il finale ho capito che i suricate sono i nostri pensieri di giorno mille e mille che affollano la nostra mente e di notte il rimorso ci corrode e ci fa stare svegli ..avete notato l isola ha il profilo di un ragazzo…

  15. Barbara Colla scrive:

    Non condivido assolutamente la recensione, mentre quoto in pieno Halelehua. Hai colto benissimo la simbologia della tigre come parte di sè aggressiva, è l’istinto di sopravvivenza, che gli permette di sopravvivere ma che deve anche imparare a conoscere, perchè non si era mai meterializzata prima.. viene fuori solo per proteggere se stesso e vendicare la mamma. Non mi è chiara ancora invece la simbologia dell’isola dove lui si arena con i suricati.. un posto ambivalente, che lo salva ma a lungo andare lo avrebbe ucciso.. forse uno scoglio dove sarebbe sopravvissuto da solo senza speranze di essere ritrovato? E quindi sceglie di rimettersi per mare pur di tornare nella civiltà? Grazie per il confronto stimolante di idee!!!

    • pdepmcp scrive:

      L’isola è la parte che sicuramente mi ha colpito di più, un po’ come un tarlo ho continuato a rifletterci. Alla fine me ne sono fatto un’idea con varie sfumature interpretative a contorno, arrivando a scriverla per donarle concretezza. Se ti interessa la puoi leggere qui: http://pdepmcp.blogspot.it/2013/02/riflessioni-su-vita-di-pi.html

      • Ciao! Ho letto con interesse la tua interpretazione e mi ha convinto.. anche se la “ri-leggo” (scusa… deformazione professionale 🙂 ) come un meccanismo di difesa dissociativo, tipico delle reazioni ad esperienze traumatiche.. Pi, stremato dalle condizioni fisiche e mentali che sta sperimentando, si rifugia sulla sua “isoletta mentale” per difendersi dalla paura, dal dolore e dalla disperazione, ma una parte di lui (quella che giustamente individui nella tigre, quella parte di sopravvivenza animalesca che è dentro ognuno di noi) è consapevole che continuare a rimanere in questo stato lo porterebbe alla morte (mi sembra di ricordare una parte dove Pi è quasi incosciente ed ha le allucinazioni) perchè abbandonarsi è arrendersi, nessuno arriverà a salvarti. Così cerca la forza di reagire e continuare il viaggio. Grazie! Così per me tutto ha un senso 🙂

  16. superpapero scrive:

    Recensione a mio parere perfetta , anche se in molti non sono dello stesso parere.

  17. Vale scrive:

    Non condivido la recensione del Sig. Locatelli, ma certamente avrà le sue buone ragioni per pensarla così, o forse, semplicemente, non era in serata! Comunque, grazie per la condivisione! Avete già scritto molto sul film, voglio solo aggiungere il mio personalissimo punto di vista. Il punto per cui non riuscivo a togliermi questo film dalla testa. MI scervellavo e non capivo perchè restava sempre lì, nel limbo dei miei pensieri, pungendomi come una spina sotto il mignolo. Sono salita e ridiscesa lungo gli innumerevoli livelli di significato di questo film, ma sentivo che ancora non riuscivo a toccarne il fulcro. Poi credo di aver capito cosa il mio cervello (nei suoi più reconditi recessi) aveva colto, molto prima della me senziente. In realtà era piuttosto lampante. Le due versioni del naufragio di Pi sono l’essenza della fede e dell’esistenza di Dio. A mio parere non sapremo mai quale delle due è la versione reale. Abbiamo il 50% delle probabilità di azzeccarci ed è la stessa cosa che credere o meno nell’esistenza di un Dio. Questa è la mia personalissima opinione, magari sbaglio. MI è molto piaciuto, è una lunga metafora raffinata ed elegante. Lo consiglio a tutti. PS: preferisco, ovviamente, la versione con gli animali, anche se sono abbastanza atea!:) Grazie per aver letto.

    Mi scusi Signor Locatelli, solo un’ultima precisazione, l'”orca” era una balena (forse una megattera) e il suricate non è un roditore ma un mustelide, mi scusi la pedanteria, sono una biologa, è deformazione professionale!

    • luigilocatelli scrive:

      Grazie per le precisazioni su balene e mustelidi, in effetti le mie conoscenze in fatto di biologia e zoologia sono davvero limitate.

    • Chiara Tabone scrive:

      …davvero interessante Vale! Grazie per aver illuminato un ulteriore tema che non vaevo colto appieno. Ma quanti livelli ha questo film? Bellissimo. 🙂

    • Piscina scrive:

      “Abbiamo il 50% delle probabilità di azzeccarci ed è la stessa cosa che credere o meno nell’esistenza di un Dio.”
      E’ qua che la spiegazione del film non regge. La percentuale infatti é soggettiva, varia da spettatore a spettatore. Per me ad esempio é al 100% sicuro che non esista un essere superiore che vive “nel cielo” e che controlla costantemente cosa facciamo nella vita, senza mai intervenire peraltro…altrimenti non si spiegherebbero i bambini vittime di violenza, i morti sul lavoro, guerre, pestilenze, fame, dolore, Berlusconi, Grillo e dittatori vari. Un essere immensamente buono ma anche immensamente crudele. Tutto e niente. Per non parlare di santi, sangue di san gennaro, miracoli, e storie varie credibili solo da una mente ancorata al medioevo. Mi stupisco di come una biologa, che passa una vita a studiare i mattoni della vita, possa arrivare a pensare questo. Spero che almeno la teoria darwiniana non venga da lei messa in discussione. 😀
      Personalmente ho trovato il film parecchio…inutile. Può fare breccia solo in chi cerca costantemente significati dietro ogni cosa…un pò come avviene con le sacre scritture, o le canzoni dei Beatles 😉

      • Vale scrive:

        No, no, Darwin non si tocca!:D Comunque credo che abbia frainteso quello che cercavo di dire…se legge bene ho scritto che non sono credente, non si affanni a citare tutte le ragioni per cui non si dovrebbe credere in un Dio senziente ne sono già pienamente consapevole! Ma ciò non toglie che sia io che lei possiamo esserci sbagliati! Perchè?! Perchè siamo umani! 🙂 E’ altresì vero che miliardi di persone sono di tutt’altro parere rispetto al nostro, secondo lei sono tutti degli sciocchi con gli occhi foderati di prosciutto?! Io non credo, e provo rispetto per loro anche se non condivido il loro punto di vista! Forse il film non le è tanto piaciuto proprio perchè non riesce a calarsi nel punto di vista altrui! Non se la prenda e cerchi di non fermarsi all’epidermide (e di leggere bene i commenti altrui)!

        • Piscina scrive:

          Beh,, ma in quanto homo sapiens sapiens dovremmo lasciare queste credenze indietro e guardare solo alla realtà dei fatti quindi si, credo che miliardi di persone siano loro malgrado dei mentecatti, folli, o non riescono ad affrontare la vita. Probabilmente il piccolo indiano era solo schizofrenico, era l’unico ad essersi salvato e ha inventato ben 2 storie. Altro che stare a ragionare e ragionare 🙂

          • Vale scrive:

            Homo, va con la H maiuscola, per piacere. In quanto al resto, beh, sono felice per lei che ha la verità in tasca, in quanto a me sono abituata alla Scienza, che è tutta un dubbio dietro l’altro…ma per lo meno non smetto mai di ragionare e ragionare e ragionare…e cercare di comprendere anche ciò che mi è estraneo.

            PS:(cerchi di portare più rispetto per le persone con un punto di vista diverso dal suo, vedrà che in futuro le sarà utile!)

          • Piscina scrive:

            Cara Vale, quindi avendo scritto homo con la minuscola cosa cambia? Il mio pensiero non regge? Ci attacchiamo alle inezie quando non si sa cosa rispondere. eh! 🙂 Brava, e comunque in internet solitamente ci si da del tu, non del lei…così, giusto per dire 🙂 Dici di essere abituata alla Scienza…a ragionare…al dubbio…giustissimo, ma non credo che tu passi il tuo tempo a ragionare come sia possibile che non ci sia traccia di “anima” nelle nostre cellule…semplicemente perchè…non c’é! La Scienza, e nel suo caso specifico la biologia, si basa su cose tangibili, che possono essere riprodotte in laboratorio. Si ricorda? Galileo Galilei…a meno che tu non sia una seguace di Zichichi 😀 Poi é ovvio, esistono anche ii fisici teorici che ragionano andando oltre la realt… ma non credo di aver mai sentito che il Big Bang si sia generato per uno starnuto di un essere superiore. Saluti 🙂 P.S.
            Il rispetto va guadagnato, non va dato al primo che passa. Se qualcuno crede che la Terra sia cava, che i fantasmi esistono, che Babbo Natale non é altri che Gesù invecchiato, dovrei rispettarlo?

          • Vale scrive:

            La prego di usare un tono meno arrogante e irriverente nei miei confronti, dato che non penso di averla insultata in nessun modo. La H era solo una precisazione per la sua crescita culturale, e tra l’altro penso di averle comunque risposto. Credo di sapere bene cosa sia la Scienza, dato che è il mio pane quotidiano, sto al microscopio a osservare cellule più di 5 ore al giorno e ancora oggi mi stupisco di quanto meraviglioso sia il pulsare della loro vita. E’ vero, non c’è un organello dell’anima, ma mi è sempre piaciuto pensare, pur non essendo religiosa, che il semplice impulso vitale che le tiene in vita, fatto di scambi ionici, traduzioni di mRNA, impulsi elettrici e quant’altro, insomma tutto questo ambaradan di reazioni fisico-chimiche e l’energia che da esse è assorbita e rilasciata, beh, che in qualche modo tutto ciò possa essere definito “anima”. Insomma, non ci vedo nè un dio in tutto questo nè un disegno intelligente, propendo sicuramente per l’ateismo ma mai e poi mai mi sognerei di dire che la mia è una verità assoluta. Le ripeto, la Scienza non ha tutte le risposte (per ora) e non biasimo affatto chi se le cerca da un’altra parte. Non tollero gli estremismi, i tabù e le faide religiose, nè le ingerenze nella laicità dello stato da parte di qualsivoglia credo. Ma so altrettanto bene che l’essere umano ha l’estremo bisogno di coltivare la sua spiritualità e la religione è il modo che ha trovato per farlo…dalle pitture rupestri alla Sagrada Famiglia, l’uomo ha rincorso dio per millenni! Lei potrà vederlo come un sinonimo di primordialità, io ci leggo un qualcosa di grandioso, uno sforzo titanico nel volersi sollevare dalla realtà terrena e innalzarsi verso il divino. La religione in sè è una cosa meravigliosa, assai poco pratica per certi versi, ma dal punto di vista ideologico è superba. Purtroppo l’uomo così tante volte nella storia ne ha drammaticamente snaturato scopo e concetto. E’ contento? E’ riuscito a farmi calare in una diatriba religiosa in cui non avevo minimamente intenzione di addentrarmi! 🙂 Comunque, la religione non è così pessima come la dipinge lei, ha tanti lati positivi e sicuramente le persone che vi si affidano non sono nè deboli, nè ignoranti…hanno solo scelto di credere in qualcosa di diverso da ciò in cui crediamo lei ed io. L’uomo e la scienza. Lei potrà ribattere che non ci sono prove per l’esistenza di un dio mentre che l’uomo e la scienza esistono è un dato di fatto. Vero, ma l’essenza stessa della religione, la fede, non contempla l’esistenza di prove di fatto, semplicemente non ne ha bisogno. Dal punto di vista di un religioso torniamo al punto di partenza. E allora che si fa?! Niente! Si aspetta di vedere cosa c’è dall’altra parte cercando di fare del bene il più possibile a questo pazzo mondo e cercando di comprendersi l’un con l’altro!:) Ma lei che mestiere fa nella vita?! Non mi dica il sacrestano!! 😀 Su, su è per smorzare i toni, capisco il suo anticlericismo, ci son passata anch’io, poi se si guarda bene, con pazienza e mente aperta si trovano anche le cose da salvare e non solo vecchie superstizioni…lo dico per lei, si impara tanto soprattutto da coloro che più sono diversi da noi, nel bene e nel male….

  18. Arturo Donaggio scrive:

    Una recensione assolutamente perfetta per mostrare come NON vada scritta una recensione… i giudizi lapidari li trovo petulanti a prescindere.

  19. Sal Marciano scrive:

    completamente daccordo col recensore

  20. Lilo scrive:

    La vita di Pi è molto più di un film, è un continuo rimando ai concetti di non attaccamento, di consapevolezza, di accettazione, di non giudizio etc che chi pratica la meditazione probabilmente conosce. E’ un film meraviglioso, si potrebbe basare discussioni sulla sua trama per mesi, con interessantissimi spunti. Se non l’hai apprezzato forse è perché non sei pronto per farlo, questo è un viaggio che va al di là della critica cinematografica

  21. Anonimo scrive:

    Ti consiglio di riguardalo. Non ci hai capito granché.

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