Recensione. LOVE IS ALL YOU NEED: la solitamente greve Susanne Bier prova la romantic comedy (e se la cava)

Schermata 2012-12-23 a 22.12.20Love is all you need, di Susanne Bier. Con Pierce Brosnan, Trine Dyrholm, Molly Blixt Egelind, Sebastian Jessen, Paprika Steen, Kim Bodnia, Ciro Petrone.Schermata 2012-12-23 a 22.12.01Dopo l’impegnato, pretenzioso e pessimo In un mondo migliore, la danese Susanne Bier fa il salto nella romantic comedy e se la cava. Lo fa a modo suo, tirandosi dietro qualche pesantezza, ma questa storia tra una parrucchiera cinquantenne in duplice crisi e un ricco vedovo piacerà parecchio, soprattutto al pubblico femminile. Voto 6Schermata 2012-12-23 a 22.12.37

In un’intervista riportata dalla newsletter Cineuropa Susanne Bier si è dichiarata (vado a memoria) stupita, e anche divertita, dal modo diverso, perfino strabico, con cui si guarda a lei e al suo lavoro in patria, la Danimarca, e all’estero. Se sul mercato casalingo è una moneymaker, e i suoi film attirano un pubblico largo e perfino popolare, fuori la considerano un nome elitario da circuito arthouse e film engagé. La penso come il pubblico danese. Bier è una mestierante che sa il fatto suo, ma scambiare il suo cinema per opera autoriale è un errore di prospettiva. Eppure il film precedente a questo, In un mondo migliore, chissà perché è stato preso seriosissimamente fin dalla sua prima al Festival di Roma, e poi strapremiato everywhere, compresi il Golden Globe e l’Oscar come miglior film straniero. Troppa grazia, non se li meritava simili riconoscimenti, sottratti nell’uno e nell’altro caso a titoli assai migliori. Greve fino al trucidume, In un mondo migliore miscelava una storia di infanti cattivi e naturalmente violenti tipo Il nastro bianco di Haneke a una parte africana sanguinolenta e quasi horror. Letale. L’ho detestato. Devo dire che questo Love is all you need (smontaggio e rimontaggio di un titolo beatlesiano, e il giochino non è malvagio) lascia stare per fortuna l’engagement e tenta la carta della romantic comedy, pur se anomala e con qualche elemento non proprio light, e si lascia guardare con meno fastidio di In a better world. Bier conferma di saperci fare, di essere un’abile narratrice di storie mainstream però con una sua eccentricità, una confezionatrice di prodotti ineccepibili e piuttosto furbi, però non del tutto piatti. È la prima volta che ci prova con la commedia di sentimenti e con i toni (in parte) lievi e bisogna ammettere che se la cava, anche se un che di nordica pesantezza lo si sente sempre. In Danimarca Love is all you need ha incassato l’iradiddio, il pubblico l’ha adottato subito e l’ha amato, adesso bisogna vedere se piacerà altrettanto anche nel resto del mondo (è stato venduto in 40 paesi), comunque le premesse ci sono.

Film di una donna destinato principalmente al pubblico femminile, e a un pubblico non giovanissimo, raccontando di una strana, anche complicata storia d’amore tra una quasi cinquantenne e un signore che i cinquanta li ha superati da un po’, e che poi è l’ex James Bond Pierce Brosnan, abbastanza a suo agio e in parte, anche se dà l’impressione ogni tanto di chiamarsi fuori e come svagarsi (e poi, Dio mio, quel girovita troppo largo). Ottima sceneggiatura, che fila via come una scheggia, dosando sentimenti, ironie e qualche nota acida e tosta come meglio non si potrebbe, e segue un andamento non privo di sorprese e colpi di scena. Ida è una parrucchiera danese – la interpreta la brava, irresistibile Trine Dyrholm – che precipita di colpo nel dramma, allorchè scopre – quasi contemporaneamente – di avere un tumore al seno e di essere tradita dal marito con una segretaria bbona e scema. Con indomabile forza di carattere e perfino ironia, affronterà la malattia e taglierà i ponti con il fedifrago. Una storia, la sua, che si intreccia nel frattempo con quella della figlia ventenne Astrid, una biondina assai bon ton che sta per sposarsi con il coetaneo Patrick, figlio di un ricco imprenditore ortofrutticolo (Brosnan), anche proprietario di una supenda villa delabrée con limonaia a Sorrento. Ed è lì che i due ragazzi vogliono sposarsi, nell’assolata e romantica Costiera, nel Sud italiano che da sempre esercita un richiamo irreistibile su uomini e donne del Nord. Sicchè il film da questo punto in poi si sposta a Sorrento, dove convergono i due promessi sposi, i rispettivi genitori e un bel gruppo di invitati vari, parenti e amici di lei e lui, e purtroppo Ida se la dovrà vedere non solo con il marito traditore ma pure con la sua giovane amante. Succederanno molte cose, alcune sorprendenti. La coppia che stava convolando a nozze entrerà in crisi giusto a poche ore dal gran momento e scoppierà irrimediabilmente (e non è il caso di svelare il motivo, dico solo che c’entra un ragazzo napoletano, il Ciro Petrone di Gomorra qui in un personaggio apparentemente secondario, ma che poi è quello che spariglia le carte e ridisegna senza volerlo i destini), ma un’altra coppia si formerà. Una coppia inattesa ,che delizierà spettatori e soprattutto spettatrici, e provate a indovinare di chi si tratta. Facile, no? Questo balletto di vite e di coppie che, come in un quadriglia, si scompongono, si distruggono e si ricompongono in modo imprevedibile ha l’andamento di una commedia classica, e segue geometrie variabili eppure rigorosissime che conferiscono al film una struttura ferrea e una certa eleganza formale. C’è qualcosa, solo qualcosa, come un’eco lontana e del tutto inconsapevole, di Marivaux e anche della grazia di Rohmer. Francamente, dalla piuttosto pesante Susanne Bier non me l’aspettavo. Un film certo furbo, trasudante parecchi, troppi cliché (compresi quelli sull’Italia terra dell’istinto e delle passioni), ma che raggiunge il suo bersaglio. Con, oltretutto, un’attrice protagonista, Trine Dyrholm, cui non si può non voler bene. Annotazioni non banali sulla malattia e sul dolore (il personaggio di Brosnan è vedovo), però con l’abilità di stemperarle in una trama da comedy accattivante. Occhio, la Danimarca ormai sta diventando una piccola potenza cinematografica. Non conta più solo su Lars Von Trier: quest’anno ai vari festival ha piazzato almeno quattro film con esiti ottimi, film poi distribuiti in tutto il mondo. Oltre a Love is all you need proiettato in prima mondiale fuori concorso a Venezia, Il sospetto di Thomas Vinterberg (premio a Cannes a Mads Mikkelsen come migliore attore), A Royal Affair (entrato l’altro giorno nella shortlist per l’Oscar al miglior film straniero e uscito dalla Berlinale con un premio) e il tesissimo A Hijacking, su una nave dirottata dai pirati somali presentato a Venezia Orizzonti e molto ben accolto dalla stampa americana. Un bilancio 2012 che il cinema italiano se lo sogna.

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