Film stasera sulle tv gratuite: HAIR (lunedì 31 dicembre 2012)

Hair, la7d, ore 23,30.
key_art_hairf55771_1Il film che passa per essere il manifesto di celluloide dell’era hippie, del frikkettonismo un po’ strafatto e un po’ protestatario anni Sessanta. Con scene mirabolanti di danza (coreografate mi pare da Twyla Tharp) e hit che non si cancelleranno mai, come Aquarius e Let the sunshine in, tra i tormentoni musicali della nostra vita. Film adorato dai nostalgici di quell’era e dai ragazzi che quell’era non hanno mai vissuto e ne hanno un’immagine mitologizzata, fors’anche idealizzata. Solo che le date non tornano. Intendo dire: Milos Forman gira Hair, tratto da un musical epocale ed omonimo di Broadway, nel 1978-1979, vale a dire in anni di molto successivi a quelli rappresentati e/o evocati nel film, assolutamente fuori tempo massimo. Difatti la commmedia musicale va in scena nel 1967, e quella è sì specchio perfetto dei tempi suoi, intercetta vibrazioni e sensazioni e utopie che vorticano nell’aria. Ma quello di Forman, dodici anni dopo (dodici!), è già un film in costume, è già ricostruzione nostalgica ex post di qualcosa che non c’è più, mentre intorno il mondo è cambiato e al posto di quella protesta ingenua ce n’è un’altra assai più politicizzata, dura, anche con frange armate, soprattutto in Europa. Ricordo che quando vidi Hair rimasi basito dalla sua assoluta inattualità, dal volerci spacciare per contemporaneo ciò che era vetusto e ormai consegnato alla storia, quasi archeologico, l’epopea hippie per l’appunto. Tanto che Hair non ebbe il travolgente successo che tutti si aspettavano. Ma oggi, moltissimi anni dopo, questa discronia non la si avverte più, nella percezione appiattita che abbiamo del passato possiamo senza problemi scambiare Hair come autentico prodotto dell’era hippie e godercelo – o far finta di godercelo – in quanto tale. Un ragazzo dell’Oklahoma che si è appena arruolato per il Vietnam sbarca a New York e in Central Park (dove altrimenti?) impatta un gruppo di hippie che incarnano un mondo opposto a quello che ha sempre conosciuto. Libertà vs disciplina, disordine e anarchia vs ordine, sfrenatezza dei sensi vs castità e repressione. Si spalancano porte su altri stili di vita e altri valori, tra molto sesso, viaggi allucinati all’Lsd e quant’altro. Milos Forman, pur lontano per formazione culturale e appartenenza generazionale, riesce miracolosamente a restituire con credibilità un simile connotatissimo manifesto giovanilista, grazie a quella sua vena di naturale anarchia e ribellismo spontaneo che l’ha sempre contraddistinto fin da Gli amori di una bionda. Da guardare oggi come il documento di un mondo galatticamente remoto.

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