Film classici stasera sulle tv gratuite: PICCOLE DONNE di Mervyn LeRoy (sabato 5 gennaio 2013)

Piccole donne, 7 Gold, ore 21,10.
Annex - Leigh, Janet (Little Women)_01La più celebre cineversione del romanzo di Louisa May Alcott matrice di ogni chicklit successiva, quella diretta dal 1949 da Mervyn Leroy con June Allyson, Elizabeth Taylor e Janet Leigh. Più Mary Astor, Peter Lawford e il nostro morbido Rossano Brazzi nel ruolo che fece la sua fortuna americana. La più celebre e la più vista, ma non la migliore, essendo la più bella secondo le più enciclopedie del cinema la versione precedente, anno 1933!, di George Cukor con nientemeno che Katharine Hepburn nella parte della mascolina Jo: mai vista, spero di poterla beccare nella restrospettiva che il festival di Locarno 2013 dedicherà a Cukor. Storia archetipica e immortale, Piccole donne, adorata da generazione e generazioni di ragazzine che di volta in volta si sono identificate in una delle quattro giovani sorelle di casa March, ognuna rapresentando (e sta qui la genialità della Alcott) un tipo di possibile femminilità. Su tutte domina Jo, la leader del gruppo sororale, che vuole fare la scrittrice e ci riuscirà, oserà perfino dire di no a un bel ragazzo che le si dichiara onde seguire la sua strada. June Allyson nel film la rende indimenticabile. Viriloide, capelli tirati e allisciati a mortificare ogni seduttività, è il prototipo ormai fissato nella memoria di tutti della donna che lotta ad armi pari con l’uomo e contraddice il modello moglie-madre-vamp. Naturalmente le sorelle March vivono simbolicamente nell’assenza della figura paterna – siamo nell’America del New England rurale del secondo Ottocento e il capofamiglia è impegnato lontano nella Guerra di Secessione – e sotto lo sguardo della madre, attraversando esperienze differenti che le renderanno grandi. Tranne la povera Beth, ovvio, così malata ma così malata che a diventare grande non ce la farà. Se Jo ruba la scena, e l’ammirazione di tutte le spettatrici bambine ansiose di seguirne le tracce e la volitività, sono notevoli anche la vezzosa, civetta, ovviamente antipatica Amy, mica per niente affidata alle cure e alle sgrinfie di una Elizabeth Taylor giovanissima ma già tigre. Meg, l’assennata Meg che diventerà ben presto moglie e mamma, è invece Janet Leigh, parecchi anni prima di soccombere sotto la doccia di Psycho. Che dire? Io lo adoro. Ci sono quel profumo e quell’incanto da vecchia Hollywood degli Studios: professionismo implacabile, eccellenza nella confezione, sagacità nel costruire impeccabili spettacoli per famiglie.

 

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