Grandi film stasera sulle tv gratuite: BARRY LYNDON di Stanley Kubrick (domenica 6 gennaio 2013)

Barry Lyndon, Iris, ore 23,07.
immagine38Insieme a Odissea nello spazio è il film di Stanley Kubrick che amo di più (non dico il migliore). Ascesa e caduta del proletario irlandese Redmond Berry, diventato Barry Lyndon, nell’Inghilterra del Settecento. Bello e donnaiolo, Redmond attraversa l’Europa sui campi di battaglia, e su più fronti, si reinventa dopo aver fatto la guerra giocatore di carte e truffatore, conosce una contessa e alla di lei vedovanza ne diventa il marito installandosi in un maniero di imperiale grandeur. Ma dovrà vedersela con il figlio avuto dalla consorte dal precedente matrimonio, che lo guarda come un usurpatore e non vede l’ora di toglierlo di mezzo. Barry Lyndon, nato povero e arrivato in cima alla piramide sociale, pagherà caro pagherà tutto, in un duello finale che è una lezione di cinema e di morale. Tratto da un romanzo immenso di Tackeray, immenso per la storia che racconta, fitta di miserie, nobiltà, tradimenti, rovesci di fortune, formicolante di personaggi maggiori e minori, storia intrecciata alla Grande Storia del secolo dei lumi, Barry Lyndon fissa (è il 1975) il nuovo paradigma del period-movie, del cinema in costume.
Stanley Kubrick gira con la luce naturale e le scene notturne con quella delle candele per restituire non tanto un senso di verità ma per rendere il film (e lo spettatore che guarda) contemporaneo alla vicenda raccontata, in un perfezionismo al limite della perversione tipicamente kubrickiano. Andamento maestoso. Figurativamente clonato dalla pittura d’epoca dei Reynolds e dei Watteau (fondamentale l’apporto di Ken Adam alla scenografia). La Sarabanda di Haendel accompagna il duello finale, e da allora non si è potuto disgiungerla da quella scena. Ryan O’Neal è il punto di fragilità di questo film massiccio e enorme: se non fuori parte, è come intimidito dalla monumentalità del personaggio e dell’operazione. Marisa Berenson visivamente perfetta come contessa Lyndon. Sì, capolavoro. Come definirlo altrimenti?

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