Stanotte in tv una lista pazzesca di grandi film: Cassavetes, Warhol, Lynch, Almodovar… (sabato 19 gennaio 2013)

Di solito non segnalo film trasmessi in  tv oltre la 1,00 di notte. Però stavolta faccio ecczione per la quantità di film rari e/o eccellenti, alcuni capolavori veri, in onda stanotte sulle tv gratuite del digitale terrestre. Videoregistrazioni sempre possibili.

New Rose Hotel, di Abel Ferrara. La7d, ore 1,30.
Film delirante e paranoide di un Ferrara omai approdato a un cinema di pura visione. Cinema radicale come pochi negli ultimi vent’anni (questo è del 1998). Adorato dai ferrariani puri e duri. Da William Gibson. Con Asia Argento e Willem Dafoe (chi se no?).
Le jene del quarto potere, di Jean-Pierre Melville. Rai 3, ore 1,35.
Un Melville del 1959 in trasferta a Manhattan. Un giornalista e un fotoreporter indagano sulla misteriosa morte del rappresentante francese al’Onu. C’è anche lo scandalo sessuale.
La piscina, di Jacques Deray. Rai 1, ore 2,00.
Mitico erotico-perverso d’atmosferamolto fine anni Sessanta, con la coppia di bellissimi Alain Delon-Romy Schneider che si riusnisce sul set qualche anno dopo la rottura del loro fidanzamento. Una coppia a bordo piscina alle prese con l’ex amante di lei (Maurice Ronet) e sua figlia (Jane Birkin!). Gochi di perversione e seduzione a quattro.
L’indiscreto fascino del peccato, di Pedro Almodovar. Rai Movie, ore 2,10.
Uno dei primi, selvaggi film di Almodovar (siamo nel 1983). In un convcento le suorine ne combinano di ogni, soprattutto impazza la passone per la opeggiore di tutte le droghe, l’eroina. A Venezia scandalizzò Gian Luigi Rondi. Con Carmen Maura. Ormai un classico.
Amore, ritorna!, di Delbert Mann. Iris, ore 2,15.
Chissà perché la povera Doris Day è tanto detestata dalla critica che, diciamo così, se la tira. Non l’hanno mai perdonata (ma di quale orribile peccato poi?), mai ripescata e rivalutata. Messa nel girone dei dannati e lì rimasta. Come se fosse un reato fare – e molto bene – la bionda (d’acciaio, altro che svampita) in commedie rosa di un’America, quella tra anni Cinquanta e primi Sessanta, che ancora credeva in se stessa, metteva al centro del proprio sistema di valori la famiglia, era proba e laboriosa e però non rinunciava a divertirsi con film semplici ma non così stupidi come questo. E con attrici come Doris Day che ne esprimevano l’anima profonda. Lei è americana fino all’estrema punta dei suoi platinati e gonfi capelli per l’incrollabile determinazione, per la fiducia in se stessa e nelle proprie forze. Capisco che nella sua ansia di perfezione e nel suo attivismo, nel suo incarnare un american dream possente per quanto in versione pink, DD possa anche infastidire. Però le sue commedie rosa, anzi romantic comedy, benché non arrivassero ai vertici di Sciarada o altre, erano e restano godibili, ottime macchine da spettacolo. Soprattutto quando recitava in coppia con il macho da appartamento Rock Hudson, muscoli e mascella squadrata da buon americano giocatore di baseball o football, anche se poi, molto tardi, si saprà della sua omosessualità sempre occultata per non incrinarne la compattezza dell’immagine (e Hudson sarà una delle prime vittime famose negli anni Ottanta dell’Aids). Forse, sui film della coppia, s’è abbattutto questo ulteriore interdetto, per via del fatto che costituirebbero un depistaggio dalla vera natura di Rock Hudson, una consapevole falsificazione e ipocrita messinscena. Come se il cinema dovesse attenersi a un codice etico e non fosse una macchina di intrattenimento. Invece Amore, ritorna! va visto e rivisto senza pregiudizi. Ci si accorgerà allora che questa classica commedia di opposizione tra i sessi, di uomini-contro-donne, è ad alta godibilità e professionalità di realizzazione, con dialoghi, battute e controbattute ineccepibili. La nostra bionda Doris è una signora molto in carriera in un’agenzia pubblicitaria di New York (ed era il 1961), lui lavora per un’agenzia concorrente. Naturalmente tra i due c’è una rivalità che sfiora la guerra, dovendosi assicurare il contratto per un nuovo, misterioso prodotto chiamato Vip. Ogni mezzo è lecito per far fuori l’altro, però poi provate a indovinare come andrà a finire. Come tutti i Doris Day-movies, uno specchio assai fedele della sua epoca, anche visivamente, attraverso i vestiti di lei (di solito tailleurini in colori pastello, e non mancano i cappellini), le cotonature di lei, l’interior decoration. Alla regia uno che con queste cose ci sapeva fare, Delbert Mann.
Elephant, di Gus Van Sant. Rai 4, ore 2,20.
Forse il miglior film di sempre di Gus Van Sant, quello che lo impose (Elephant è del 2003) tra i grandi e gli fece vincere la Palma d’oro a Cannes, anche se tra qualche buuh di dissenso. Van Sant racconta una delle sue amate storie di adolescenti traviati e tentati dal male, e stavolta si ispira a un fatto realmente accaduto, il massacro nell’high-school di Columbine, per mettere in scena la follia distruttiva di due studenti che aprono il fuoco. La macchina da presa li segue, li pedina (soprattutto riprendendoli di spalle, in un’ossessione stilistica che verrà poi copiata da altri registi, come il James Franco di Sal). La strage viene dissezionata, mostrata più volte e da più punti di vista. Virtuosismo autoriale al servizio di una storia perturbante. A molti, moltissimi non piace, io ne sono un estimatore.
Ombre, di Johgn Cassavetes. Rai 3, ore 2,55.
Capolavoro di Joihn Cassavetes, una svolta nel cinema indie americano. Iper realistico, camera a inseguire i personaggi, ritmo sincopato-jazz. Una storia di amori, reazioni, tensioni inter razziali.
L’australiano, di Jerzy Skolimowski. Rai Movie, ore 4,05.
Tra i fim più grandi dell’esule polacco Jerzy Skolimowski. Incubi, visioni, erotismi. E sullo sfondo l culrura aborigena australiana. Con Alan Btes e Susannah York.
Velluto blu, di David Lynch. Iris, ore 4,05.
A tutt’oggi il film che preferisco di David Lynch. La perversione si nasconde dietro alla pastellata vita dei suburbia, oscure pulsioni agitano i cuori selvaggi oltre i piccoli giardini delle ville monofamiliari. Una cantanta schiavizzata da un sadico, una ragazza che trova un orecchio reciso. C’è tutto Lynch, il passato e il futuro. Con una meravigliosa Isabella Rossellini che canta dolente e straziante Blue Velvet.
I, a Man, di Andy Warhol, Rai 3, ore 5,35.
Ghitto prodotto fine anni Sessanta della Factory, regia di Andy Warhol e Paul Morissey. L’idea è di parodizzare un film erotico svedese allora di gran moda e gran successo, Io, una donna, storie e avventure di una niunfomane (come si diceva allora e come oggi, Lars Von Trier a parte, non si dice più). Qui naturalmente al centro c’è un maschio, oggetto e soggetto di ogni desiderio. Se non fosse per l’ora, imperdibile.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.