Berlinale 2013 (recensione). I USED TO BE DARKER: indie, americano, minimale, anzi nullo

20130911_1I Used to be Darker, regia di Matt Porterfield. Con Deragh Campbell, Hannah Gross, Ned Oldham, Kim Taylor. Sezione Foum.
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Ritrattino di middle class americana con qualche pretesa intellettuale dove tutti sono imbronciati e pure incazzati e non si capisce perché. Tutti se ne vanno, tutti son privi di radici. Film che vorrebbe forse resituirci il vuoto, ma che nel vuoto e nel nulla ci finisce dentro. Voto 4

Uno di quei film indie molto Sundance-style che popolsno ormi tutti i festival. Prima di averlo visto di questo I Used to be Darker si diceva un gran bene. Invece, delusione massima. Ma ai festival è così, rischi e scommetti sulla base di labili tracce, di incerti indizi, di vaghissime sensazioni. Di certi film sai poco o nulla, tutt’al più hai la scheda ufficiale, invariabilmente anodina e elogiativa. Non resta che toccare con mano, qualche volta va bene qualche volta no. Con questo I Used to be Darker (bel titolo però) è andata malissimo. Di quei film dove ti aspetti sempre un qualcosa, una svolta purhessia, che non arriva mai, e ti ritrovi alla fine con il nulla. D’accordo, questo è cinema che si dichiara minimalista, la macchina da presa sfiora i personaggi senza mai invaderli troppo, il che è un segno di civiltà filmica. L’altra faccia però è il racconto arranca. Dunque, una ragazzinma di nome Taryn se ne va via dai suoi, poi delusa dal ragazzo su cui parecchio puntava mola pure lui e raggiunge gli zii a Baltimora. Arriva nel momento meno adatto, visto che la zia, aspirante folksinger in una band, molla chissà perché il marito e va a stare con i suoi musicisti, tra cui c’è forse il suo nuovo compagno. Forse. Arriva dal college la cugina. Vaga aoldiarietà tre le. Poi lo zio porta Taryn dalla ex moglie , nella comune nusicofila dove lei vive, e qui finisce quasi con l’andare a letto con l’amante di lei, un biondone chitarrista. Non sucede altro che questo zero virgola zeo. Di una noia asfissiante. Uno pensa: ecco che la ragazza scoperà con lo zio, invece niente, ecco che almeno scopa con l’amante della zia, niente anche lì. Da spararsi, vi garantisco. Il regista forse vorrebbe consegnarci il rittatto di una middle class abbastanza acculturata, non becera, ma inesorabilmente implosa e divorata da un masochistico male oscuro. Tutti scappano da qualcuno e da qualcosa, nessuno ha radici, tutto è precario. Però il signor Matt Porterfield la prossima volta cerchi di costruire una narazione, mica solo di farci sentire della musica bellina.

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