Berlinale 2013 recensione: DON JON’S ADDICTION, furbo esordio alla regia (con sessodipendenza) di Joseph Gordon-Levitt

Don Jon’s Addiction, regia di Joseph Gordon-Levitt. Con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore. Presentato nella sezione Panorama.20137128_1
Joseph Gordon Levitt è venuto di persona a presentare il suo primo film da regista, e il pubblico lo ha parecchio applaudito. Ma non è quel film sulla sessodipendenza che ci si aspettava: niente crisi, niente alienazioni. Purtroppo Don Jon’s Addiction non è Shame, non è una roba seria, solo una commedia furba e ruffiana. Strepitosa Scarlett Johansson come fidanzata tamarra. Voto 5+

Un successone di pubblico. Ieri sera in quella meraviglia di auditorium vintage che è il Friedrichstadt-Palast nella ex Berlino Est (nel foyer trovi le foto di chi ci si è esibito, da Udo Jürgens a Gloria Gaynor) c’erano migliaia di berlinesi ad aspettare il film di esordio come regista di Joseph Gordon-Levitt, e soprattutto ad aspettare lui, ormai uno dei divi nuovi di Hollywood. Quando si è palesato sul rosso palcoscenico insieme al produttore a dire quelle tre (ovvie) parole di presentazione è apparso piccolo piccolo, uno scricciolo, un omarino si direbbe in Romagna, smilzo e sottile, assai diverso da come appare su grande schermo. Però un vocione della madonna, il Joseph Gordon L., che ha tirato fuori tutto per imbonire la folla e pilotarla verso l’ovazione. Quanto al film, le note di presentazione lasciavano immaginare un pensoso lavoro sulla sex addiction, e io mi aspettavo una roba seriosa, con tanto di giovane uomo prigioniero di malsane compulsioni e costretto al rehab: come peraltro s’era già visto in un film sullo stessa tema proiettato al Festival di Torino, Thanks for Sharing, con il trio Tim Robbins-Gwyneth Paltrow-Mark Ruffalo. Invece grazie a Dio il protagonista Don non va in terapia, non ci son drammi, tutto è virato sui toni della commedia con slittamenti verso la commediaccia goliardica.
Certo, la compulsione c’è eccome. Don è sempre lì a farsi seghe davanti al computer (anche se con preservativo e successivo kleenex onde non sporcare casa, chè lui è un precisino tutto ordinato), assatanato del suo pornohub preferito, dove le categorie son tre: tette, culi e blow job. Non bastasse, ogni sera in un qualche club gareggia con i suoi due amici per vedere chi tira su più figa, e naturalmente lui stravince. Più che un sex addicted, un sex worker. Poi di corsa a confessarsi dal prete – è cattolico difatti -, dove snocciola la contabilità dei suoi peccati della carne, virtuali e non. Chi pensava (come me) che JGL, da attore di film anche non mainstream, andasse sul quasi autoriale è rimasto sbertucciato. Questa è una commedia furbetta e furbastra, tutto un parlar grasso di fiche e tette come in una raunchy comedy di Adam Sandler o Jonah Hill, solo con qualche pretesa e qualche finezza in più. Man mano i pezzi del ritratto di Don si compongono: è di famiglia italo-americana, e qui nessun cliché ci viene risparmiato, pranzo domenicale in famiglia con entrambi i maschi, papà e Don, in canottiera a esibire il bicipite, mamma che cucina maccheroni e spaghetti, e tutti insieme a messa. Si urla e si gesticola che neanche nei peggiori Travolta e Stallone etno-italici, e questo, caro JGL, facciamo fatica a perdonartelo, con tutto il bene che ti vogliamo per i tuoi Looper, Dark Knight Rises, Lincoln, 50 e 50. Insomma, machismo uguale italiano, ancora e ancora e ancora. Poi Don si innamora della “più bella donna che abbia mai visto”, ed è una Scarlett Johansson strepitosa come oca bionda malata di kitsch sentimentale, di rom-com con Channing Tatum, del colore rosa. Una tamarra che Scarlett inerpreta davvero alla grandissima subissando, quand’è lei di scena, lo stesso Joseph Gordon Levitt. Un giorno lei, che si chiama Barbara Sugarman, scopre che lui si strafà di pornografia online e lo molla. Ma l’ancoraggio Don lo troverà in una compagna di un corso serale, che è la sempre meravigliosa Julianne Moore, la quale da vera signora non si scandalizza di nulla, e che di fronte alle passioni porno di Don non fa un plissé, anzi gli regala una videocassetta pornovintage anni Settanta da collezione, perché la classe non è acqua. Una donna che sa cosa sia la vita, e con dentro una lacerazione mica da poco. Sarà attraverso di lei che Don uscirà davvero dalla sex addiction e diventerà, forse, grande. Così questo Don Jon’s Addiction, di cui si straparlerà su stampa e online come di un film sulla dipendenza da sesso, in realtà è il percorso di formazione sentimentale e sessuale di un giovane maschio dei tempi nostri. La pornografia online ha preso il posto di quelli che erano i casini preMerlin, ma il resto è tutto straordinariamente simile. Compreso il ruolo della signora matura che fa da iniziatrice al sesso e all’amore, quelli veri se così si può dire. Un tempo maschilisticamente le chiamavano navi scuola, qui è una bellissima e al solito intelligente Julianne Moore. A conti fatti, un film assai medio, non proprio da festival, che potrebbe avere un buon esito al box office. Però come esordio alla regia niente di memorabile.

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