Berlinale 2013 Recensione. HARMONY LESSONS: dal Kazakistan un film sulla violenza e il male (ma con troppi vezzi autoriali)

Harmony Lessons (Uroki Garmonii), regia di Emir Baigazin. Con Timur Aidarbekov, Aslan Anarbayev, Mukhtar Anadassov. In Competizione.20131573_1
Parte abbastanza scontatamente come il tipico film etnico da festival. Poi cambia ed ecco che il regista, per niente naïf anzi con parecchi vezzi alto-autoriali, ci porta dentro un racconto inquietante sul bullismo, la violenza, la vendetta, l’impossibilità dell’innocenza. Voto 6 e mezzo20131573_2
Un film kazaco che incomincia come ti immagini sia un film kazaco da festival. Molto etno-miserabilismo, molti stracci, una sperduta fattoria in mezzo al nulla (stavolta centroasiatico), vento, freddo, desolazione. Un montone (o forse è una pecora) tenta di scappare, un ragazzino lo rincorre, lo afferra, lo sgozza. Una vecchia raccoglie il sangue, poi le interiora. Ecco, ti dici, siamo alle solite. Quanti ne abbiamo visti così ai vari festival? Dai Balcani, dalla Mongolia, dal Kirghizistan, dalla Turchia. Poi però qualcosa cambia. Ti rendi conto che anziché la solita camera a mano ballonzolante a rincorrere montoni, galline, persone in costumi etnici, c’è stavolta una visione registica, una costruzione cinematografica accurata. Inquadrature ricercate e assai consapevoli, rarefazione, minimalismo, anche lentezze autoriali e antonioniane, come spesso capita nei giovani registi che puntano in alto e hanno delle ambizioni di stile. Ti rendi conto che il regista non è proprio un naïf. Man mano vien fuori la storia, ed è una storia abbastanza interessante quella del tredicenne Aslan, sempre immusonito, un solitario, lasciato dalla madre e allevato dalla nonna in quella fattoria desolata. Un diverso, si sarebbe detto un paio di decenni fa. A una visita scolastica viene umiliato davanti ai compagni di classe e da allora sarà tagliato fuori, isolato, bullizzato (come dicone le signore psicologhe da talk show e glossy magazine). Nella scuola c’è un rete criminale con un capetto assistito da guardiaspalle che impone il pizzo ai compagni, soldi che finiranno nelle tasche di boss più grandi. Intimidazione e clima omertoso. Chi non ci sta viene menato, tant’è che un ragazzino finisce col perderci una gamba per i calci. Il regista ci restituisce bene il clima di violenza, di sopraffazione in cui tutti sono immersi, e in cui si ritrova a dover sopravvivere il povero Aslan. Il quale sempre più si rifugia nel suo mondo, nella cattura e osservazione e anche tortura di insetti a vari animali. Qualcosa cambia quando dalla città arriva un ragazzo che osa sfidare il bullo-boss e si fa protettore di Aslan. Ma ci saranno sviluppi drammatici, qualcuno sarà ucciso, qualcuno pagherà e qualcuno no. Non un grande film, didascalico se vogliamo e anche sussiegoso e antipatico nel suo volersi mostrare in ogni inquadratura, in ogni snodo, altamente autoriale. Qui si fa Cinema Alto, sembra ci voglia ricordare in continuazione il regista kazaco Emir Baigazin. Le lentezze e i silenzi spesso sono esasperanti, le digressioni eccessive, le parti di sogno o incubo semplicemente tremende (certi onirismi e fellinismi dovrebbero essere proibiti e puniti nelle scuole di cinema con la massima severità). Però il film c’è e il protagonista ha sviluppi per niente scontati, e alla fine rivela un inquietante fondo demoniaco. Questo è anche, in trasparenza, un amaro film sull’impossibilità dell’innocenza, sulla non automatica innocenza delle vittime. Lezioni di armonia (non ho capito come mai questo titolo, sarà un’antifrasi) ci dice anche qualcosa sul paese da cui viene: una ragazza – bellissima – si mette il velo islamico nonostante che a scuola le facciano pressioni perché se lo tolga; la polizia, quando si trova a che fare con dei sospetti di omicidio, ricorre a metodi di interrogatorio molto duri al limite della tortura vera e propria.

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6 risposte a Berlinale 2013 Recensione. HARMONY LESSONS: dal Kazakistan un film sulla violenza e il male (ma con troppi vezzi autoriali)

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  2. heuresabbatique scrive:

    non ho visto il film per cui non mi permetto di giudicarlo ma posso dire che il titolo (stando alla tua recensione) può essere un ossimoro, il contrario di quello che si vede, un po con falsa ironia e modestia.Accade lo stesso nel film italiano Sette Opere di Misericordia dei fratelli De Serio

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