Berlinale 2013 Recensione: il coreano NOBODY’S DAUGHTER HAEWON, ritratto di una ragazza complicata a Seul

Nobody’s Daughter Haewon (Haewon figlia di nessuno), regia di Hong Sangsoo. Con Jung Eunchae, Lee Sunkyun e la partecipazione di Jane Birkin. Corea. In Competizione.20137266_1
Qualche giorno nella vita di una ragazza di Seul, bella ma non così felice. L’incontro con la madre venuta dopo anni dal Canada, la scuola, l’amore complicato con un suo professore. C’è qualcosa di Rohmer e Truffaut in questo film, anche se il regista Hong Sangsoo non possiede la loro grazia. Però non ha nemmeno la truculenza e la grevità di tanti cineasti suoi connazionali. Voto tra il 6 e il 720137266_3
Certo dei registi coreani è il meno truculento, anche se non si può dire che nemmeno lui, Hong Sangsoo, abbia la mano leggerissima. Ma almeno non fa scorrere sangue, non squarta, non martella, non trancia, non ambienta le sue storie nella morgue e altri luoghi ameni molto amati dal cinema di Seul. Il maggio scorso era a Cannes con In Another Country, stravagante film con tre storie tra loro correlate e tutte con Isabelle Huppert in un personaggio diverso. Curioso, popolare e cerebrale insieme, ma non mi parve un capolavoro. Invece ho visto poi che i Cahiers du Cinéma l’hanno inserito addirittura tra i dieci migliori film del 2012: esagerati. I soliti francesi. Chissà se i signori dei Cahiers stamattina saranno impazziti qui a Berlino anche per questo suo nuovo Nobody’s Daughter Haewon. Devo dire che, soprattutto nella prima parte, il film ha qualcosa di truffautiano e rohmeriano che me l’ha fatto piacere. Intendiamoci, la grazia di quei due sommi qui non c’è, però Hong Sangsoo sa raccontarci bene e con partecipazione le traiettorie esistenziali e amorose, e anche le pene, della sua protagonista Haewon. Bellissima ragazza che a Seul se la deve sfangare abbastanza da sola. La madre è da anni in Canada e solo adesso è tornata a farle visita. Sta con un coetaneo, ma anche con un suo professore, di mestiere e vocazione regista cinematografico, con tanto di moglie e un figlio. Lui è pazzo di lei ma non molla la consorte, lei non si sa se sia pazza di lui. Forse Haewon non riesce a provare passioni vere per niente e nessuno, la precoce solitudine l’ha spinta a una necessaria aridità, o cautela sentimentale. La seguiamo mentre è con i compagni di scuola (che la considerano aristocratica e altezzosa), mentre vaga per la città con la madre, durante i suoi incontri con il prof amante. Intrecci di fatti e persone disegnati dal caso o dalla necessità. Haewon scambia poche parole con un ragazzo dolce e carino, incontra in una libreria un coreano emigrato in America, va in gita a un vecchio forte militare insieme a una coppia di amici. Non succede molto, succede la vita, ecco. Passeggiate sotto l’acqua, bisticci e baruffe, improvvise sonnolenze. Per gran parte del film Hong Sangsoo riesce a mantenere una notevole freschezza di racconto, rispettando sempre la sua protagonista, raccontandocela ma senza mai entrare troppo nelle sue zone oscure. Nell’ultima parte si sfiora il melodramma, ma va bene così. Scorrono lacrime sullo schermo e un po’ anche nella cinica platea di giornalisti. Cameo di un paio di minuti di Jane Birkin come turista.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Berlinale 2013 Recensione: il coreano NOBODY’S DAUGHTER HAEWON, ritratto di una ragazza complicata a Seul

  1. Pingback: I 50 MIGLIORI FILM DEL 2013 (secondo me) | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: Il film di un maestro stasera sulla tv in chiaro: THE DAY HE ARRIVES di Hong Sangsoo (mart. 23 sett. 2014) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.